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Siamo fragili e frangibili. Ma la gioia ci verrà a trovare lo stesso

Ci sono giorni in cui non si è così in forma, non intesa come forma fisica.

Parlo della forma interiore, la testa macina pensieri poco gradevoli, la sensazione di non farcela più incombe e da lì si concatenano altri piccoli fastidi legati alle relazioni con gli altri che rilevano una poca propensione all’ascolto e la tendenza alla chiusura.

Uno “statemi alla larga” a caratteri cubitali che scorre come un led perennemente acceso rivolto a tutti, corollato da un “non accendete fuochi” e “qualsiasi cosa superflua che mi chiederete sarà a vostro discapito”.
Allora ci si ritrova a scorrere con distacco e con fare annoiato il proprio social network d’adozione, sapendo bene che alle volte è un cappio, alle volte una manna, altre, il luogo dello spunto di riflessione.
Girovagando tra aforismi dottissimi, invettive, ricette di cucina e le foto dell’amato gatto in tutte le pose mi sono imbattuta in una frase assolutamente semplice. Semplice non è banale.

Guarda ciò che hai e sorridi

Allora per qualche secondo ho guardato il mio “qui e ora” ed ha funzionato.
Io ho tutto, non mi manca nulla e ringrazio. Non so chi o cosa ma ringrazio, ringrazio anche me che ho saputo darmi tutto quel che di necessario avevo bisogno, non senza aver combattuto tanto. Ringrazio chi mi ama e mi vuole accanto perché so di non essere cosa facile, lo so.
E forse hanno poca importanza le arrabbiature quotidiane con mia figlia, se lei sta bene.
E magari il carico da mille che grava sulle spalle come Sisifo, diventa un carico da cento se penso a ciò che finora ho costruito spingendo macigni. So fare quando serve, agisco sempre meno d’impulso, forse alcune cose non le so affrontare, come tutti. In qualcosa mi sono arresa, in qualche altra sto combattendo una battaglia che pare persa. Vedremo, non è come perdere la guerra.

Solo chi fa sbaglia, chi guarda da seduto deve solo tacere.

Non ho mai guardato da seduta, nemmeno a scuola quando la maestra chiamava mia madre disperata dicendole che per me la sedia ed il banco non erano minimamente considerati e che non sapeva mai quale fosse il mio posto.
Ecco, nemmeno ora ho un posto fisso e non lo voglio.
L’unica cosa che voglio è avere un posto fisso nel cuore di chi amo, e parlo non solo del mio compagno o della mia famiglia ma anche delle poche, sentite e certe amicizie di una vita.
Mi sono guardata come in un film ed ho visto questi fotogrammi.

Siamo fragili ed è per questo che anche la gioia ci verrà a trovare.
Si infilerà nelle sottili crepe, attraverso cui il mondo esterno con i suoi accadimenti filtrerà all’interno del nostro mondo e lo contaminerà.
Agirà come un balsamo ammorbidendo un volto. I sorrisi finalmente aperti. Gli occhi lucidi e vivi.

Siamo frangibili. La fatica ci rompe le ossa, qualche amore ci ha spezzato il cuore.
Ma la frangibilità è un dono. Segno che una volta rotti avverrà una trasformazione, e nulla sarà più come prima.
Le nostre fragilità in realtà sono ispessimenti, qualcosa che si frappone tra ciò che saremmo stati e ciò che ci fanno diventare gli eventi della nostra vita. Il nostro lavoro è un continuo equilibrio tra il non fidarci e il lasciarci andare, togliendo come gli scultori, solo dove serve, apportando modifiche continue all’opera d’arte che siamo.

Linda Smeraldi

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