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FreeJourn: la piattaforma di crowdfounding per freelancer

Essere un freelancer non è semplice e soprattutto è un lavoro che spesso costa molto a chi lavora per la generazione di informazione libera e impegnata.

Il 15 giugno 2017 è un giorno segnato da una vera e propria rivoluzione nel mondo dei contenuti e nel rapporto tra giornalisti, lettori ed editori: nasce FreeJourn, la prima piattaforma di crowdfounding che permette ai freelancer di finanziare e valorizzare il proprio lavoro di approfondimento dalle inchieste ai reportage.

Freejourn è il frutto di un’idea nata all’interno del dipartimento d’innovazione del gruppo editoriale News 3.0, che è valsa il premio di Google per l’innovazione nell’editoria. L’obiettivo dei suoi creatori è quello della generazione di un sistema dinamico che possa garantire ai giornalisti freelance di trovare finanziamenti ai propri progetti, offrendo al contempo agli editori temi nuovi e interessanti e ai lettori un giornalismo libero e sincero.

I freelancer, spesso emarginati in Italia a causa di una riduzione degli uffici di corrispondenza, troveranno prima di tutto una vetrina social con una propria pagina personale sulla quale evidenziare le proprie competenze e la propria collocazione, ma soprattutto la possibilità di collaborare con altri colleghi a progetti di più ampio respiro e non per ultimo la pubblicazione dei propri lavori sul FJ magazine. Il sistema remunerativo è gestito tramite donazioni a scaglie, che possono essere effettuate da privati, ma anche da media partner come Repubblica. Infine, al termine del lavoro, i giornalisti hanno la possibilità di confrontarsi direttamente con il pubblico attraverso video chat e di vendere a terzi i contenuti purché segnati con il logo di FreeJourn.

Free Journ cos'è

La piattaforma, che si mantiene tramite una ritenzione del 10% o 20% dai progetti realizzati, è libera e aperta a tutti i lettori, i media e i freelancer, che vogliano iscriversi inseguito ad un vaglio della qualità. Elemento essenziale è la possibilità di pubblicare anonimamente, importante soprattutto per chi lavora in alcuni paesi dove la libertà di pensiero e di parola non è ancora riconosciuta.

Dal momento della sua nascita FreeJourn contiene già due inchieste che dibattendo su temi delicati, meritano l’attenzione dei lettori. La prima “S.P.(R).A.R Siamo padroni a Riace” è dedicata alle falle burocratiche del modello d’integrazione dei migranti nella nota cittadina calabrese; la seconda #CARTEFALSE è frutto di un leak, ricevuto per whistleblowing anonimo sulla sicurezza del lavoro in alcune delle più note aziende italiane, e del lavoro congiunto di numerosi professionisti.

Fare il freelancer richiede spesso sacrifici, ma grazie a FreeJourn sarà ora possibile trovare finanziamenti per un’informazione libera, coraggiosa e veritiera.

Claudia Di Meo

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