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Giovanni Lodetti: una vita da mediano

una vita da mediano Giovanni LodettiCi sono amici che sono di andata e amici di ritorno. Gli amici di andata sono quelli che hai quando stai per dare l’addio a qualcosa. Magari davi per scontato che venissero a salutarti le facce viste da sempre, invece nulla.

Il piazzale è vuoto. Si presenta solo quello a cui non avresti dato un baiocco, per abbracciarti ed augurarti buon viaggio. E poi ci sono gli amici di ritorno. Quando pensi di essere solo e veramente ormai lo sei da sempre, la gloria è finita. Ma un vecchio amico non si è scordato di te. È lì e non ti molla. Fino a che non hai chiuso gli occhi.
Giovanni Lodetti ha avuto amici di andata, ma è anche stato un amico di ritorno.
Detto “basleta”, per il mento pronunciato, Lodetti è un bravo mediano, uno di quelli che nel Milan anni ‘70 fanno da scudieri alla rockstar di quella squadra. Gianni Rivera.
Fa buonissimi tempi in allenamento, in velocità e resistenza. E nel 1970, uno così dovrebbe far comodo per riportare in alto la Nazionale, già vincente nel 1968, del primo europeo, ma perdente contro la Corea nel 1966. Una figuraccia piena anche di inesattezze, come quella che a farci gol era un dentista. Non lo era.
Lodetti viene convocato. La sua avventura per i mondiali del 1970 è cominciata bene. Ma c’è un ma. Il giorno della partenza Pietro Anastasi, l’attaccante designato, ha un problema. Nato da una stupidaggine. Per scherzo ha preso un colpo di asciugamano nelle parti basse. Ma quello che sembrava risibile ha gonfiato un testicolo in maniera abnorme, per cui si rende necessario lasciarlo a terra e farlo operare. Solo che il ct Valcareggi non convoca un sostituto.
Ne convoca due. Pierino Prati e Roberto Boninsegna. Milan e Inter. Adesso in rosa sono 23, uno deve stare fuori prima dell’inizio dei mondiali. Ma tutti danno per scontato, che l’escluso sarà tra uno dei due ultimi convocati. Per una questione di equilibri.
Solo Lodetti non è tranquillo, perché si è fatto due conti, teme che l’escluso sarà lui, perché più debole nelle gerarchie. Nonostante tutti lo confortino che uno come lui serve eccome, visto che si fa il mazzo quadrato.
Invece una sera a cena viene chiamato dalla dirigenza, sono già in Messico. Tutti si chiedono perchè. Solo lui è calmo. Dice solo “tranquilli, hanno scelto me”. È così. Va fuori lui, ma i dirigenti sono così imbarazzati che gli chiedono di restare come ospite, dicendogli anche di invitare la moglie per una vacanza ad Acapulco. Beccandosi da lui una frase lapidaria: “con che coraggio fate queste richieste? Siete delle facce di m…!”.

Il Giovannino, dopo l’esclusione si ritira in stanza. E qui ecco l’amico di andata. Mentre sta sul letto a smaltire la delusione, nessuno dei suoi compagni va a bussare alla sua porta. Uno bussa alla sua porta. È un lungagnone di poche parole e molti fatti, un signore. Un uomo. Gli dice solo: “Giovanni, mi spiace tanto per quanto è successo, se serve telefonami, il mio numero lo conosci”. Quel signore è Giacinto Facchetti, capirai, un interista che consola un milanista. L’esclusione non sarà l’unica delusione. Appena tornato scoprirà che a non farlo convocare era stato il Milan. Siccome i giocatori convocati ai mondiali non erano trasferibili, il Milan lo voleva cedere alla Sampdoria, così non voleva che lo convocassero. E così fu, una carognata dietro l’altra.
Quando arrivò alla Samp, però fu un giocatore fenomenale, il migliore di tutti per tre anni, gli venne subito data la fascia di capitano, nemmeno arrivato.
Manca la storia dell’amico di ritorno. Eccola. In quella nazionale venne convocato un difensore che dovreste andare a guardare nella leggendaria partita. Italia – Germania 4-3. Durante i tempi regolamentari, quel difensore toglierà almeno trenta palle pulite dal pericolo di un gol tedesco. Una barriera, un muro.
Si chiamava Roberto Rosato. Gran difensore. Gran brava persona. Grande amico di Giovanni Lodetti.
Dopo tanto tempo Rosato si ammalerà di un terribile cancro. Sembra destinato a giocare la partita più tremenda della sua vita da solo.
Non è così, un amico non lo lascerà fino alla fine dei suoi giorni, l’unico amico che Rosato avrà vicino, incredibile, ma è così.
Quell’uomo è Giovanni Lodetti. Professione mediano, Uomo di vocazione e di cuore. Amico di ritorno.

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A presto, Ettore

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