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Gradi di parentela: famiglie allargate e figli di serie A e serie B

Gradi di parentelaPensare alla famiglia allargata e ai figli ereditati fa venire in mente “figli di diversa natura”. Ma non è questione di gradi di parentela. Dal punto di vista genitoriale oggettivamente è vero, infatti ci sono i figli nati realmente da un genitore e ci sono quelli che sono stati “adottati” dallo stesso. 

Pensando alla mia situazione io mi ritrovo ad avere una figlia naturale e tre “ereditati”. La figlia più grande, ereditata, non ha mai realmente vissuto con me salvo i week-end alterni e la serata canonica dettata dalle classiche regole del tribunale dei casi di separazione.

In seguito nella mia situazione attuale, dal momento che il mio secondo marito è vedovo, i suoi figli sono chiaramente venuti a vivere con noi, e quindi con loro ho vissuto, e vivo tutt’ora, il quotidiano, insieme a quella che è mia figlia naturale.

Non mi sono mai chiesta razionalmente a che categoria appartenessero questi figli: in modo spontaneo li ho trattati e gestiti fin da subito come se fossero i miei figli stessi. Cerco di spiegarmi meglio in che senso.

Non so cosa spinga una persona ad avere un trasporto amorevole verso un figlio, sentimento che fa si che siamo portati a cercare di fare il meglio per lui, a difenderlo dalle aggressioni esterne, a dare il supporto economico ed affettivo che meglio riusciamo a dare. E tutto questo senza un perché o senza chiederci come fare. Lo facciamo e basta. Cerchiamo il meglio per lui, e basta.

Verso i figli che non sono nostri c’è forse un filtro più razionale che ce li fa guardare con maggiore obiettività. Riusciamo a cogliere maggiormente i loro difetti, a trattarli più come persone che come figli senza macchia né peccato.

E qui sta il pericolo. Nel senso che se da una parte la nostra parte emotiva ci potrebbe portare a maggiore rigore e severità, la nostra parte razionale dovrebbe aiutarci a cancellare questo filtro.

Sono e restano comunque figli, anche se non nati da noi, arrivati nella nostra vita perché gli eventi del destino hanno voluto così. E se è vero che quello che ci riserva il destino non arriva mai per caso, allora va bene così e lo dobbiamo accettare, senza un forse e senza un ma, senza distinzioni, come invece in questo caso si potrebbe essere portati a fare.

Non esistono categorie diverse di figli. Esistono i figli e basta. Noi genitori dobbiamo avere la consapevolezza di ciò e se a volte può essere faticoso accettarlo dobbiamo avere la capacità di guardarci dentro e capire come affrontare la situazione. Quello che infatti non riesco a capire sono le donne che ci tengono a sottolineare che questi figli non sono figli loro, che loro sono le mogli di… e non le madri di…  Come se, quando hanno iniziato la relazione con il loro padre, non sapessero che lui aveva dei figli che avrebbero sicuramente partecipato alla loro vita, come se fosse la sorpresa dell’ultimo minuto davanti all’altare… Anche io lo dico di non essere la loro madre ma se lo faccio è per rispetto loro e del loro passato.

Nel mio percorso ho sempre, sicuramente a volte con degli errori, cercato di non fare distinzioni. A partire dalle varie situazioni della vita, che nel loro caso si sono trattate di scelte di scuola, di gestione delle loro amicizie, di guida nel quotidiano, fino alla gestione anche delle piccole cose.

Per esempio a chi non è successo che si veda in vetrina un capo o un accessorio e venga in mente “ah lo compro per xx”. Ora con i negozi di abbigliamento per i ragazzi che hanno piccoli prezzi le possibilità sono infinite. Tutte le volte però che ho comprato un vestito per mia figlia mi sono sempre chiesta: “E per l’altra cosa posso comprare?” E poi: “E per il maschio a cui chiaramente la maglietta colorata non va bene, cosa posso fare?”. Un altro esempio è quando io e mio marito facciamo un viaggio per cui abbiamo preso l’abitudine di portare un souvenir in ricordo ai figli. Ma guai a regalare un oggetto che vistosamente è più caro ad uno e agli altri due uno più economico. Abbiamo sempre cercato di non fare delle distinzioni.

Lo stesso vale a Natale o i compleanni. Per tutti i figli vale la stessa regola. Se regalo una cosa a uno, allora regalo qualcosa di pari natura agli altri. Se do dei soldi a uno, allora li do anche agli altri.

Non so quanto i nostri figli abbiano percepito questo nostro approccio che ha cercato di guidare le scelte mio e di mio marito, ma so che raramente ci siamo sentiti dire “a ma a lei/lui avete dato/fatto di più…” E se è capitato, come è capitato, abbiamo capito che quella reazione è stata più un impulso adolescenziale che una reale e oggettiva costatazione, e quindi di facile e veloce gestione e soluzione.

Quindi, in sostanza: non esistono figli di serie A o di serie B, esiste solo la categoria  figli – .

Daniela Pellegrini – Leggi altri articoli di “Una mamma in eredità

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