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I mostri che abbiamo dentro

È di pochi giorni fa la notizia pubblicata dal Messaggero e finita su molti giornali. In un sito di pedofilia in Italia, ci sono stati 23.100 accessi per vedere nello specifico foto di neonati violentati. Si riceveva un codice di accesso e si entrava tramite la propria mail.

Al di là delle cifre, colpisce che l’origine, in prevalenza assoluta sia stata italiana. E stiamo parlando di un sito segnalato alla polizia postale, mentre molti altri continuano nell’ombra.
Detta così sembra nulla. Ma per entrare a guardare il sito si pagavano circa 500 euro. Non proprio poche. Il che significa che chi entrava aveva abbastanza disponibilità economica.

Tanto da potersi permettere di accedere almeno più di una volta. Ed effettuare più transazioni. Quello che se ne evince è che forse non dovremmo solo guardare il degrado delle periferie, dove ultimamente ci fanno volgere la cronaca e lo sdegno per i bambini violentati. Oltre alla realtà dei sobborghi, evidentemente ne viaggia una più informatizzata, più sofisticata e abbastanza pratica di codici di accesso e transazione online.

Forse dietro il perbenismo, la convenzione, la facciata, si nasconde qualcosa di più infognato.

Nei grandi palazzi da redditi alti, a qualcuno piace qualcosa di inenarrabile, che tocca vette di bestialità che però invece di essere evidenziata, porta un bel gessato firmato.

E a casa non può dirlo che ha “questo piccolo vizio” che magari tiene criptato nel suo bel pc. Questa immagine dà letteralmente la nausea. Perchè è vero, ognuno di noi ha delle fantasie sessuali, magari anche piccole, solamente sognate.

Magari la normalità è avere nel proprio armadio lo scheletro di perversioni semplici e quasi innocenti. Innocenti perchè o mai messe in pratica, o semplicemente condivise con chi le accetta. Ma soprattutto, la chiave di volta, non servono a determinare la nostra vita sessuale. Il gioco, la fantasia erotica, devono arricchire, non veicolare, altrimenti è ossessione. E comunque ogni piccolo scheletro scompare di fronte a questo. Di fronte a 23.100 accessi per vedere neonati violentati. Per 500 euro.
Sì ogni normale scheletro, ogni sfumatura di grigio letta e provata a mettere in pratica è forse una costola di peccato.

Ma tutto deve fermarsi e farci fermare a riflettere, per quel sottobosco che accede a questo inferno virtuale, di fronte a questo orrore vivo e urlante, di fronte a chi fa del proprio essere una violenza ad altri, a deboli, a bambini, non sono scheletri, sono cimiteri interi. Di traffici sepolti. E non si parla solo di periferia degradata, ma di ambienti ben più abbienti. 

Ettore Zanca

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