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Come integrare i componenti di una famiglia allargata

Amo i film americani anni ’50 e ’60 perché hanno sempre un Happy End.

Hanno scenografie bellissime e vestiti bellissimi e cene bellissime e è tutto bellissimo, in pratica quando li guardo mi regalo un due ore che neanche un bicchiere di ottimo vino mi dà.

Per questo motivo poche sere fa, facendo zapping, sono incappata nel film “Appuntamento sotto il letto”. Film americano che racconta della storia di due persone ormai non più giovanissime che hanno rispettivamente otto e dieci figli. Si conoscono, si frequentano e chiaramente si innamorano per finire poi sposati. Ah, sul finire lei rimane incinta e nasce un nuovo bambino a coronare la famiglia.

famiglie-allargate

Al di là della storia, che poi ho scoperto tratta da un fatto vero, o degli attori, dei super famosi dell’epoca,  il film mi ha colpito per alcune scene e frasi che sono state dette, che mi hanno fatto riflettere che in parte riflettono la mia vita vera e scene tratte dalla mia famiglia.

E’ chiaro che la sceneggiatura riflette il periodo in cui il film è stato girato e quindi la famiglia è tale solo se i due adulti sono sposati e la moglie eredita quindi il cognome del marito.

Scena topica di questo è quando uno dei piccoli a scuola pretende che la maestra, che è anche una suora, lo chiami con il cognome del marito della madre ma lui, non essendo stato adottato dall’uomo, per legge ha il cognome della madre. Ma a lui non va giù e la sua caparbietà verrà punita dalla maestra.

La madre capisce che invece quello è uno dei primi forti segnali di integrazione fra le due famiglie e ne è contenta chiaramente. Alla fine Happy End: i due dal giudice per adottare i  rispettivi figli. E vissero tutti felici e contenti.

Io non ho certo vissuto di questi problemi nella mia famiglia allargata, anche perché i nostri figli sono rimasti con i loro cognomi di nascita, ma l’integrazione fra di loro è sempre stato uno degli aspetti di maggiore sollecitazione e interesse da parte mia e di mio marito.

Abbiamo iniziato dalle vacanze, prima dai week-end più corti, poi con le vacanze al mare con amici. Poi siamo passati con il celebrare i compleanni creando una specie di routine: scelta del ristorante da parte del festeggiato, a cui tutti devono partecipare anche se il tipo di cucina non piace, e poi a casa per regali e torta con candeline da soffiare, anche a vent’anni e passa.

Mentre il pranzo è “libero” nel senso che c’è chi è in ufficio o chi è a scuola, mentre la cena è sempre rigorosamente tutti insieme, a parte eventuali impegni, e senza televisione. Si  chiacchiera, in genere di fatti abbastanza tranquilli e leggeri, ma  è stato un modo per creare gruppo, sintonia e famiglia.

Ora che i figli sono più grandi, e esiste whatsapp, verso le 19 in genere la più piccola delle figlie scrive un “Chi c’è a cena?” e da lì io so per quante persone devo preparare così che si mangia tutti insieme, generalmente verso le 20/20.30.

Poi frigo ricoperto da magneti: è ormai consuetudine che chi va via, che sia una vacanza o un week-end corto, porti in ricordo un magnete più o meno divertente che poi attacca all’anta del frigo. Fra poco non avremo più spazio ma ogni tanto qualcuno chiede: “E questo dove lo avete preso? Chi lo ha portato?” Fa parte anche lui della nostra famiglia.

Poi i nostri gatti: sono stati un grande collante perché hanno dato il senso della stabilità, del prendersi cura di qualcuno e ormai vivono con noi da otto anni e fanno parte della famiglia. Io dico sempre che sono i miei bambini, ora poi che quelli veri sono grandi.

I documenti: li tengo io in un cassetto quelli di tutti. Passaporti, documenti per votare, carte della macchina. Chi ne ha bisogno me li chiede perché sa che sono cose importanti e vanno tenute da conto.

Insomma: vanno coltivate tante piccole sfumature, dalle più piccole alle più importanti, per fare in modo che un gruppo di persone diventi un vero insieme, anche come nel mio caso in cui non siamo una famiglia nel senso tradizionale del termine.

Daniela Pellegrini

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