Skip to content

L’invisibile nella visibilità: come vuoi apparire sui social network?

Ultimamente mi è successa una cosa strana: mi sono sentita, metaforicamente, soffocare.

Mi sentivo satura, troppo carica di stimoli non necessari. Sono passata dall’essere una malata di Social Network a sentire la necessità di cancellarli tutti, almeno temporaneamente. (Tranquilli, ad ogni modo la pagina “Nobody’s Wife” permane!)

Tutto questo è stato molto strano per me, principalmente per una ragione: prima di avere questa “crisi”, se così si può chiamare senza cadere nel ridicolo, avevo sempre sentito quasi la necessità di aggiornare quotidianamente i miei profili Social.

Può sembrare banale, ma era una sorta di rituale: la foto del tramonto su Instagram, lo stato simpatico su Facebook, il mi piace al post del ragazzo carino, il commento alla foto dell’amica, l’occhiata veloce e non concessa al profilo dell’ex, e via dicendo. E, a parte lo spreco di tempo, mi sono fatta una domanda: cosa mostriamo davvero nei nostri profili?

Ho preso me come esempio e mi sono resa conto di avere un profilo Facebook terribilmente selettivo ed atto ad attirare buoni giudizi.

Voglio dire, chi non mette “mi piace” ad una canzone dei Guns ‘n Roses? Chi non apprezza uno stato autoironico, di quelli che piacciono a me? A chi può non piacere la foto di un cucciolo di Labrador a pancia all’aria?! Su Facebook ero la ragazza simpatica, autoironica, divertente, che ascolta buona musica, che posta belle foto e qualche volta anche qualche notizia interessante.

Così, mi ero creata il mio alter ego perfetto: una ragazza simpatica, sempre allegra, ma che sa anche essere intelligente.

Sì, ma che fatica.

Sì, ma quanti sanno che ho anche e soprattutto le mie brutte giornate?

Sì, ma lo vogliamo dire una volta per tutte che sono anche altro, oltre al profilo della ragazza simpatica? Che se dovessi postare davvero tutto quello che mi passa per la testa, se davvero dovessi mostrarmi a 360° allora il mio profilo (così come TUTTI i vostri!) sarebbe molto diverso?

E diciamocelo, un po’ era anche per essere la ragazza desiderata, perché i Social Network, spesso e volentieri, sono anche luogo di rimorchio ed approccio.

Ho deciso che voglio un approccio diverso, un approccio frontale.

Che se qualcuno deve innamorarsi di me non lo faccia per le mie foto selezionate ma per le mie espressioni stupide; non per i miei post divertenti ma perché l’ho fatto ridere con una battuta; non per le canzoni che posto ma perché mi ha vista cantare una canzone dei Beatles mentre veniva suonata in un pub.

I Social Network sono giudizi, consensi.

Semplici click che significano “brava, stai andando bene” e “sì, sei simpatica”.

Perché diciamocelo, fondamentalmente i Social Network si basano proprio su questo: consensi altrui. Non venitemi a dire “no, a me non importa dei consensi degli altri”, perché altrimenti terreste un diario personale e non perdereste tempo a condividere ogni avvenimento con il prossimo.

Ricordo quando, nel pieno di quel terribile periodo chiamato “adolescenza”, intasavo Facebook con “Stati-frecciatina”, al fine di far capire a tizio che ero arrabbiata o a caio che, forse a causa sua, avevo pianto tutta la sera. Ok, lì la questione era imbarazzante ma adesso lo è meno? Non postiamo “cose” solo per farci vedere? Per cercare consensi e visibilità?

Proprio da questa parola è nata la seconda riflessione: siamo davvero così visibili, in mezzo a tutti gli altri profili?

No perché, voglio dire, così come mi diletto io a fare l’esperta di musica, condividendo solo grandi classici ed omettendo con nonchalance che ascolto anche alcune nuove uscite che ai miei amici più esigenti non piacerebbero, lo fanno altre 100, 200 persone. Come posto le mie foto in cui mi sento bellissima e ho voglia che lo pensino anche gli altri, lo fanno altre 1000 ragazze, magari anche più belle di me. E allora dov’è la mia visibilità? Chi l’ha presa? Siamo tutti convinti di essere visibili ma la verità è che rimaniamo invisibili.dipendenza social network

E vi dirò di più: si nota di più un ‘assenza.

Ne ho avuto la conferma disattivando il profilo: nel giro di due giorni 3/4 dei miei amici mi aveva chiesto dove fossi sparita.

E poi vogliamo parlare del lato malato? Di quel lato che, soprattutto noi donne, sfruttiamo per sapere ancora cosa combina il nostro ex o se si è sistemato?

Personalmente mi sono imposta di non stalkerare i profili dei miei ex, ma mi sono resa conto che, anche solo l’idea di poterlo fare, di poter sapere alcune cose di loro, mi dava un certo senso di sicurezza. Sicurezza che, letta in un altro modo, altro non è che incapacità di distacco.

Sì, perché magari lui mi ha cancellata dalla sua vita, ma in qualche modo, se esiste ancora virtualmente, esiste ancora anche per me. Il cordone non si stacca, perché so che sabato sera è uscito con i suoi amici, so che è felice, che sta bene. Ma quanto è malato, come concetto?

E allora, alla luce di questi fatti, ho capito che per me era giunto il momento di staccare il cordone, non solo dal mio ex, ma dal mio caro amico Facebook. Di annientare gli stimoli. Di lasciare andare chi non riuscivo a lasciare andare.

Non so se sarà una scelta definitiva o se fra un paio di mesi, magari anche meno, sentirò la voglia di avere di nuovo indietro il mio alter ego. So solo che per il momento sono satura e ho voglia di vivere la mia vita in modo diverso, senza pressioni sociali. Ho voglia di vivere qualche momento di felicità da sola, senza doverlo per forza immortalare e pubblicare sui Social.

Perché sì, ragazzi, la felicità condivisa è splendida, ma a volte bisogna anche sapere di potersela tenere per sé.

Alla prossima settimana!
Deborah

Articoli correlati

Categorized: Yourself
Tagged: , ,
La redazione

La redazione

La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

All posts by La redazione