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Io ti porto con me: l’arte ed i benefici del portare i bambini

Ti porto con mePortare i bambini è un modo antico per stare insieme ai nostri piccoli, una modalità diffusa in tutte le culture del mondo tranne in Europa centrale ed America centrale. In queste culture già negli anni ’60 sono state introdotte delle teorie che, secondo me, hanno portato a snaturare la maternità stessa e a tagliare anzitempo quel legame tra mamma e bimbo. L’introduzione del latte artificiale già dai primi giorni di vita senza che ve ne fosse una necessità “fisiologica”, le teorie del pianto interrotto, ecc. vanno secondo me nella direzione opposta a quello che è il mio senso di maternità.

Come in tutte le cose non sono e non voglio essere estremista, non sono per l’allattamento al seno fino ai 2 anni del bimbo e non sono per esempio per il co sleeping ma credo che il momento della nascita sia un momento molto critico per il neonato che si ritrova in un mondo a lui sconosciuto quando tutto ciò che ha appreso e conosciuto è stato il grembo materno.

Allora credo che il compito della mamma sia anche quello di saper costruire un momento di transizione, il più possibile rassicurante per il neonato, tra la sua crescita all’interno del grembo materno ed il primo impatto con il mondo esterno durante il periodo dell’esogestazione.

Avevo già raccontato nei post precedenti “Un bambino felice è fasciato e portato”  e “Fasciare i bambini: i benefici della fasciatura” dell’importanza dei primi 3 mesi di vita del neonato, mesi in cui il periodo gestazionale prosegue al di fuori dell’utero materno.

In questo periodo è importante che il bimbo stia a contatto con la mamma il più possibile, che il mondo che lo circonda sappia di “mamma” per donargli quella tranquillità che lo farà crescere sereno e sicuro. Da qui il fatto di tenere a contatto con la mamma quegli oggetti quali copertine, DouDou, ecc. che messi a contatto con il bimbo possano ricordargli quell’ambiente che lo ha tenuto protetto ed al caldo per 9 mesi.

Ho voluto conoscere l’esperienza di mamme che come me credevano nell’importanza del “Portare” il bambino, mamme normali che si sono avvicinate a questa filosofia per curiosità o per necessità senza diventarne estremiste convinte.

Ho conosciuto così Erika, mamma di Pietro che oggi ha 2 anni, che si è avvicinata all’arte del portare in primis per comodità e che ha riscontrato anche un beneficio legato ad un problema pre esistente alle spalle che si sarebbe aggravato con l’utilizzo del passeggino.

Con il tempo Erika ha scoperto e vissuto in prima persona su di se e sul proprio bimbo i benefici dell’avere un bambino “addosso”, uniti ad una comodità di utilizzo sia in casa perché lascia le mani e braccia libere che fuori casa ad esempio in caso di pioggia.

Dall’esperienza di Erika nasce la pagina facebook Ecoquà in cui dispensa consigli pratici ai genitori che si approcciano a quest’arte. Tali consigli vanno dalla scelta della tipologia di prodotto alle tecniche da adottare per portare il proprio bambino.

 

I prodotti a disposizione sul mercato sono infatti di differenti tipologie: dalle fasce lunghe alle fasce elastiche, a quelle con gli anelli ed ancora a quelle laterali ed al Mei Tai e molte altre.  Alle fasce si aggiungono anche i marsupi, quelli consigliati devono avere un asse sul lato in cui il bimbo poggia i genitali lungo almeno 40cm. In questo modo si evita la displasia dell’anca e si evita che i bimbi poggino il proprio peso sui soli genitali cosa assolutamente da evitare.

Tra i vari prodotti in commercio al momento ho optato per la fascia lunga preincrociata perché riesce a placare il mio terrore di fare cadere il piccolo Andrea grazie a degli anelli che rappresentano emotivamente una sicurezza in più per una mamma maldestra come me.

Una cosa molto interessante che ho scoperto grazie ad Erika è il fatto che portare i bambini rivolti in avanti è dannoso per bimbi e genitori.

Ho così approfondito il tema su alcuni libri specifici sull’argomento ed ho scoperto i 5 motivi principali per i quali è assolutamente sconsigliato portare i bimbi rivolti in avanti:

  • la schiena del bambino, appoggiata al tronco del genitore, assume una posizione non fisiologica e si inarca. La colonna vertebrale del neonato dovrebbe poter sempre mantenere la naturale curvatura a C (così come nel ventre materno e nelle classiche posizioni nella fascia porta bebè o marsupio ergonomico). Soprattutto con i neonati ancora molto piccoli il rischio di sovraccarico precoce della colonna è reale.
  • il bambino non ha appoggi: la testa deve rimanere sempre eretta, le mani e i piedi non trovano punti in cui ancorarsi. E il piccolo non ha modo di rilassarsi e di godersi il babywearing come momento di riposo, se ne ha bisogno.
  • le sue gambine, senza appoggio, rimangono penzoloni: inevitabilmente, anca e femore assumono una posizione fisiologicamente e ormai diffusamente riconosciuta comescorretta.
  • tutto il suo peso viene scaricato direttamente nella zona genitale.
  • il bambino è completamente esposto agli stimoli che riceve e il genitore, che non ha modo di vederlo in viso, non può accorgersi di ciò che succede, venendo meno al suo ruolo di filtro e contenimento: il piccolo non può in alcun modo proteggersi da ciò che vede, sente, lo investe (anche solo dalla luce del sole!). Il suo plesso solare (la zona delle emozioni) al posto di essere protetta è esposta e sovrastimolata.

Ma portare i bambini in avanti è sconsigliato anche per mamme e papà!
Le gambe e le braccia del bimbo sono libere di muoversi verso l’esterno. In tal modo si sposta il baricentro della coppia portatore-bambino: chi porta il bambino rivolto in avanti, quindi, tenderà ad inarcare la schiena per compensare il carico maggiore percepito, sovraccaricandola e facendo molta più fatica…

Se volete approfondire il tema o avete curiosità ecc. vi consiglio di seguire la fanpage Ecoquà cliccando qui.

Un abbraccio

Chizzo

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La Chizzo

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Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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