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#IoStoConErri, elementi per un J’accuse

#iostoconerriLettera ad un paese alla deriva ed alla sua manciata di politici (e cittadini)

Lunedì prossimo, 21 settembre, entra l’autunno e io rientro nell’aula del processo. Ascolterò le richieste penali dei miei accusatori pubblici e di quello privato, della ditta. Saprò quanta prigione per me desiderano ottenere dalla sentenza. Sarà la parte più interessante, per i toni di voce e gli argomenti. (…) Grazie assai a chi mi ha dimostrato e mi dimostra sostegno. erri

Così scriveva un settimana fa lo scrittore Erri De Luca. Oggi, dopo un’ora e mezza di requisitoria, il pm Antonio Rinuado ha chiesto 8 mesi di reclusione. Accusa: istigazione a delinquere. I tweet sono arrivati prima della notizia, ma era già nell’aria. Era nell’aria da quando, nel 2013, De Luca aveva rilasciato quelle affermazioni poco “politically correct”, legate alle manifestazioni NO TAV.

Oggi quel PM ha ribadito un concetto al quale molti di noi si sono ormai assuefatti: siamo tutti liberi di esprimere le nostre opinioni, l’importante è non dare fastidio a nessuno. Soprattutto se, questo qualcuno, ha più potere di te.

Avrei voluto iniziare questo post in modo diverso. Ma ripercorriamo i fatti.

Nel 2013 Erri De Luca, durante la presentazione del suo libro a Torino, afferma:

“La battaglia contro la Tav in ValSusa è la più bella lotta civile e democratica del nostro Paese da una decina di anni a questa parte. Ringrazio il movimento per avermene fatto partecipe – Torno in valle con grande piacere, per incontrare un movimento fantastico. E che non ha nulla a che fare con le bombe e bombette, danneggiamenti e azioni notturne che certo non rappresentano quel sabotaggio politico di cui ho parlato nei giorni scorsi. Quelli sono atti di piccola criminalità e di nessun significato politico.”

L’opinione pubblica, a partire da alcuni esponenti di spicco del Pd, si scaglia conto queste affermazioni, cercando di diffamare l’autore, rinfacciandogli anche dalla sua passata militanza in Lotta Continua.

In risposta a De Luca, il procuratore di Torino Gian Carlo Caselli afferma che gli intellettuali di sinistra “sottovalutano pericolosamente l’allarme terrorismo in Val di Susa.” Al telefono con la redazione dell’Huffington Post, nel settembre 2013, Erri De Luca ribatte molto brevemente che:

“La Tav va sabotata” e che le cesoie sono indispensabili perché “sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo. Quella della TAV Non è una decisione politica, bensì una decisione presa dalle banche e da coloro che devono lucrare a danno della vita e della salute di una intera valle. La politica ha semplicemente e servilmente dato il via libera. (…) Ora l’intera valle è militarizzata, l’esercito presidia i cantieri mentre i residenti devono esibire i documenti se vogliono andare a lavorare la vigna. Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa.” (leggi tutta l’intervista)

Parole ancora più dure che, questa volta, non passano inosservate alla Procura della Repubblica che decide di chiamare in appello Erri De Luca e di aprire un processo in suo nome, con l’accusa di istigazione a delinquere. Perché nel frattempo, la lotta in Val Susa continua. Gli abitanti della Valle si ribellano come possono, anche violentemente, e vengono arrestati come terroristi.

“De Luca è stato responsabile di incitamento alla violenza e quindi la sede naturale per valutare se è colpevole o no è il dibattimento. Non ha intrapreso la via del dialogo con le parti sociali ma ha incitato al sabotaggio”. Queste le parole del PM Rinuado, che chiama il processo a De Luca non per reati d’opinione, me perché le sue parole hanno istigato alla ribellione.

Di appello in appello, di dichiarazione in dichiarazione, si arriva finalmente a questo fatidico 21 settembre 2015 ed alla richiesta di condanna per Erri De Luca ad un minimo ed un massimo di 8 mesi di reclusione. Perché le sue parole avrebbero istigato una rivolta che già era in atto da tempo. Perché un cittadino – non proprio comune – un intellettuale, aveva espresso la propria opinione liberamente e in pubblico.

Ora, il vero contendere non è su quanto sia giusto od ingiusto il Cantiere NO TAV. Non è neppure su quante parole inutili abbiano speso in merito il nostro solito manipolo di politici. Non è neanche il tempo perso (e il denaro speso) per questo processo che ha più il sapore di condanna mediatica che altro.

Il vero contendere è che mentre Erri De Luca cammina verso una condanna ad otto mesi di carcere, ci sono personaggi ancora più pubblici di lui, che perseverano nelle proprie convinzioni, istigando non alla lotta, ma al razzismo ed alla discriminazione, alla violenza ed alla ignoranza.

Ci sono personaggi, molto più in voga di uno scrittore classe ’50, a cui viene permesso di infangare in un contesto internazionale la nostra intelligenza e la nostra etica, con la propria filosofia spiccia da bar di periferia.

Ci sono personaggi, molto più conosciuti di un uomo d’ideali (non ha importanza quali, l’importante è che ne abbia!), che si permettono di dimenticare le proprie parole nell’arco di pochi mesi, di promettere cose che non possono promettere, di fingere e mentire consapevoli di farlo e con il piacere di farlo.

E c’è un popolo, il nostro povero popolo, che sta facendo acqua da tutte le parti perché permette a tutti questi individui di infangare la nostra reputazione, di uccidere il nostro amor proprio, di condannare uno scultore ed un pensatore, di farci chinare la testa e farci dimenticare come si fa ad alzarla e dire un semplice, difficile NO.

Volevo scrivere un post che raccontasse il mondo poetico narrato da De Luca nei suoi libri. Volevo scrivere un post di “fatti”.

E invece ho scritto il mio J’Accuse verso un’ingiustizia che non ha un solo carnefice o una sola vittima.

Il mio J’Accuse è verso questa nostra connivenza omertosa, che abbiamo scelto come vita.

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