Skip to content

Italians do it Brexit

Ho sempre creduto alla teoria «dell’ammalato», che mi ha insegnato un mio professore. Quando c’è un ammalato disteso su un letto, ci possono essere due modalità per chi lo cura. O partire dai suoi familiari, per capire il suo male, ma senza mai avvicinarsi a lui, oppure andare al suo capezzale e chiedere a lui che cosa si sente. La sua era una metafora per distinguere i testimoni informati sui fatti, da chi il fatto lo ha effettivamente vissuto.

Questo post – referendum in Inghilterra, che ha sancito l’uscita dalla UE, ha avuto una eco tremenda. Ovunque. Per tutto il giorno abbiamo ascoltato persone informate, che hanno visto tg, letto giornali, o che semplicemente si sono fatti un’opinione.

Abbiamo chiesto a chi vive il Brexit da italiano in Inghilterra. Ilaria Magagnoli Frediani, è italiana, vive a Londra da molto tempo, ha la sua famiglia lì e ha vissuto questi giorni con un sentimento particolare. A lei chiediamo di farci luce sul momento che si vive oltremanica.

«Per noi italiani a Londra da tanto tempo, al momento c’è incertezza e un sentimento di tristezza, dopo tutti questi anni, è difficile non prendere questo risultato come un rifiuto personale, di quello che abbiamo contribuito (finanziariamente, culturalmente, emotivamente) a questo paese. Di certo, non mi spingeranno a prendere la doppia nazionalità. Semmai, abbiamo sentito tanti amici e conoscenti di coppie con almeno un genitore non UK che si stanno affrettando a richiedere i passaporti Europei per i loro figli, per non doversi ritrovare “Extracomunitari”. Oggi mi rincuora pensare che almeno noi immigrati abbiamo questa fortuna, di un’altra appartenenza, in un’Europa sempre più zoppicante, ma che non ci gira le spalle.
In risposta (parziale) a quelli che esaltano il popolo sovrano britannico che si é espresso contro i poteri forti dell unione europea: il voto determinante é stato degli ultra 65enni (mentre circa il 75% dei 25enni voleva rimanere in EU cosí come la maggioranza delle persone fra 25 e 50 anni) e concentrato nelle zone del nord e ovest, fuori da Londra (tranne la Scozia e il nord Irlanda – questi non sono popoli sovrani?!). Peraltro é chiaro che il voto non è stato un voto contro la finanza ed i poteri forti, che sono pivotali in UK, ma, pilotato da una certa politica, un voto principalmente contro la contribuzione netta del Regno Unito verso l’Europa e verso gli altri paesi EU e contro l’immigrazione dagli altri stati europei, principalmente dai nuovi stati membri, ma che si allarga nel principio anche a circa 1 milione di italiani che son qua per lavoro/studio. Si può considerare un voto questo, dalla maggioranza di chi ha votato Exit, che ha imposto una decisione alle generazioni piú giovani, contro il concetto stesso di unione e di solidarietà europea. Una realtà con cui mi sono scontrata molte volte nei 26 anni di vita qui a Londra (e Oxford), ma che in queste bolle dove la popolazione è più fluida e internazionale è più facile ignorare. Oggi abbiamo visto quanto il risentimento del vero “cuore” dell’Inghilterra (non Scozia, non Irlanda del Nord), sia stato ignorato e sottovalutato a rischio e pericolo del resto. Il vuoto politico e l’incertezza economica a cui andiamo incontro nei prossimi mesi temo non faranno altro che esacerbare questo divario, e solo una politica di riconciliazione potrà tenere il paese unito.».

Se ne evince timore, paura di una diversità esasperata e anche la sottile incertezza unita alla speranza che Brexit possa essere strada verso la luce, non tunnel economico e sociale sotto la Manica.

Ettore Zanca

Articoli correlati

La redazione

La redazione

La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

All posts by La redazione