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Jobs Act: cosa cambia per le mamme?

Ultimamente si sente spesso parlare di Jobs Act, ma cos’è e cosa prevede soprattutto in  tema di maternità e paternità?

Infatti, sono soprattutto  le donne a dover conciliare il ritorno al lavoro con il nuovo arrivo del bebè, dunque le norme contenute nel Jobs Act avranno un impatto immediato nella vita delle mamme e dei papà.

Dunque sono quattro le linee guida della delega sulla conciliazione:

1) rafforzare la tutela dei diritti; 2) potenziare l’offerta dei servizi; 3) flessibilità, 4) misure fiscali per favorire la partecipazione del secondo percettore di reddito.

Sul fronte del rafforzamento delle tutele, la delega prevede in primo luogo l’estensione del diritto al congedo di maternità a tutte le categorie di donne lavoratrici. Viene stabilito l’allargamento del principio dell’automaticità, per cui all’Inps è imposto di pagare la prestazione alle lavoratrici parasubordinate, anche nel caso in cui il datore di lavoro non abbia versato i contributi.

L’attribuzione di un congruo e universale sostegno alle lavoratrici madri è certamente un passo importante in considerazione del fatto che la maternità spesso incide negativamente sulla conservazione del posto di lavoro.

In secondo luogo, il Jobs Act introduce il tax credit, ovvero un credito d’imposta per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori o disabili non autosufficienti e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo. Questo può rappresentare un impulso significativo all’offerta di lavoro, soprattutto se armonizzato con la revisione delle detrazioni per coniuge a carico, come indicato nella delega.
Attualmente, la bassa occupazione femminile, è determinata anche dalla carenza di domanda di lavoro da parte delle imprese, per tale motivo è opportuno che gli incentivi fiscali operino su entrambi i fronti del mercato del lavoro.

Da alcuni anni ci sono agevolazioni sull’Irap per le imprese che assumono donne e giovani, ma manca una valutazione compiuta dell’efficacia di queste misure in termini di incremento dell’occupazione generata, che invece potrebbe guidare gli ulteriori interventi. A queste agevolazioni si sono poi aggiunte quelle più recenti introdotte dalla Legge di stabilità per le assunzioni a tempo indeterminato, che garantiscono una decontribuzione per l’impresa nei primi tre anni di impiego del nuovo lavoratore.
 
Jobs Act mamme
 
E’importante valutare queste misure sia in termini di efficacia, sia in termini di corretto utilizzo da parte delle imprese, che potrebbero avere incentivi a cambiare lavoratore per potere sfruttare al massimo i vantaggi dell’agevolazione, con risvolti negativi sulla stabilità del rapporto di lavoro e sugli investimenti in formazione.

L’obiettivo che il governo si pone è la realizzazione di una piena parificazione tra lavoro dipendente e autonomo ai fini del congedo parentale, attraverso questi strumenti:

  • piena estensione delle tutele in caso di adozione o affidamento dei minori;
  • estensione fino al dodicesimo anno dei permessi che fino ad oggi erano riconosciuti solo fino all’ottavo anno di vita del minore;
  • l’estensione al padre libero professionista dell’indennità di maternità in caso di impossibilità della madre di goderne;
  • facoltà di scelta del part time in luogo del congedo parentale;
  • estensione delle tutele ai genitori con figli in condizione invalidante.

Perciò, in caso di parto prematuro i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto vengono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto, anche quando la somma dei due periodi superi il limite complessivo i 5 mesi, ossia un Congedo obbligatorio di maternità

In caso di ricovero del neonato c’è la possibilità di sospendere il congedo di maternità, a fronte di idonea certificazione medica che attesta la buona salute della madre.

Fino agli 8 anni di vita del bambino, sarà possibile usufruire per un periodo pari a 6 mesi del congedo parentale (anche maternità facoltativa) che però implica una retribuzione pari al 30% dello stipendio, prima di adesso era possibile usufruirne solo fino ai 3 anni del bimbo.

Estensione congedo parentale: è possibile usufruire del congedo parentale non pagato dai sei fino ai 12 anni di vita del bambino (ad oggi si poteva fino a otto anni) nel caso non fosse stato possibile usufruire in precedenza dei sei mesi di congedo parzialmente retribuito. In totale, insieme al congedo parzialmente retribuito, non si possono superare i sei mesi di assenza.

In caso di adozione o affidamento. C’è la possibilità di fruire del congedo parentale da quando il minore entra in famiglia.

In tutti e tre i casi resta invariata la durata complessiva del congedo.

Inoltre, il congedo  di paternità, nel caso in cui la madre non possa usufruirne, sarà esteso a tutte le categorie di lavoratori, compresi gli autonomi.

Proprio le esigenze di assistenza parentale, causate dal fatto che non c’è più quella rete familiare che permette alle donne di avere una mano con i figli senza doversi rivolgere a costosi nidi o baby sitters, scarsamente qualificate e altamente dispendiose, il Jobs Act ha previsto dei benefici a favore di quei datori di lavoro che ricorreranno al Part time e al telelavoro, il cui uso in Italia andrebbe incentivato, per tanti motivi tra cui riduzione dei costi e dei tempi di spostamento, ottimizzazione delle risorse interne di un’azienda perché si ridurrebbero i costi fissi , ma anche permettere al lavoratore di stare meno tempo lontano dai propri famigliari favorendo una riduzione dello stress psico fisico del lavoratore.

A favore delle vittime di violenza, si prevede la possibilità per le donne  di assentarsi per un periodo pari a 3 mesi,  durante i quali viene garantita la retribuzione così come le ferie e gli altri emolumenti previsti dal contratto,  affinchè possano seguire un percorso di protezione certificato.

E’ doveroso ricordare che la crescita demografica del Paese auspicata da più parti passa anche attraverso queste vie, ossia l’occupazione femminile e la flessibilità del lavoro che permetta alle donne e anche agli uomini di conciliare e armonizzare lavoro e famiglia senza dover sacrificare o l’uno o l’altro a totale scapito della propria realizzazione individuale e personale.

Alessandra Inchingolo

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Categorized: Legge
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