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La diffamazione su Facebook Limiti e verità

Stando a delle ricerche condotte sulle modalità di uso di Facebook la maggior parte delle persone che ne fruiscono, si comporta come un bambino di sette anni che reclama attenzione e desidera mettersi in mostra. Proprio così, è finito anche in un corto animato.

La percezione che noi abbiamo dei “mi piace” e dei commenti a un post, sarebbe una risposta inconscia di amore corrisposto. Come se attraverso i nostri “amici”, noi ci sentissimo dire che siamo importanti, che siamo amati. E invece scivoliamo nella solitudine. Il tutto sarebbe grottesco, ma ci sono anche conseguenze giuridiche di questo comportamento infantile. Specie quando non si pensa a cosa si scrive.

La Corte di Cassazione, ha cominciato a definire in maniera seria il fenomeno. Specie sulla diffamazione.
La leggerezza con cui parliamo male di qualcuno su FB costa tantissimo, se scatta la querela per diffamazione, il valore del risarcimento aumenta esponenzialmente. Questo perchè, contrariamente al parlar male a mezzo stampa o giornali web, offendendo sul social network, non è la notizia che cerchi, ma è lei a cercare te, attraverso le notifiche. È come se ti bussassero alla porta e ti facessero una lista dei disgraziati del vicinato, senza che tu chieda nulla.

Ma non è finita, molti hanno il costume nobilissimo di parlar male in maniera cifrata, dando elementi vaghi e non facendo nomi. Questo non mette al sicuro chi crede di essere scaltro. Se dagli elementi emerge comunque chiaramente, che si sta parlando di qualcuno che è individuabile, il reato di diffamazione è dietro l’angolo.
Non serve nemmeno ripararsi dietro la scusa che lo si è detto nella propria bacheca, e che magari la persona offesa non poteva accedervi. La diffamazione, appunto, è una offesa che ci arriva “conto terzi”, per riferimenti o elementi che qualcun altro ci può riferire, ergo: se un amico in comune fa copiaincolla delle nostre boutade, la frittata è fatta.

L’avvocato Ennio Tinaglia, esperto penalista di Palermo, così descrive il fenomeno dal punto di vista forense:

“Ho affrontato molti casi di diffamazione su FB Si tratta di diffamazione aggravata, perchè FB è, giustamente, considerato un mezzo di pubblicità (art.595 comma 3 del codice penale). Io lo raccomando sempre, ai miei amici, di stare molto attenti. Su FB, molte volte scappa la frizione, e le conseguenze possono essere molto serie. Più di una volta, di fronte a post di miei amici scritti con troppa “passione”, ho sentito la necessità di contattarli in privato, per far rimuovere i post stessi. Chiaramente gli ho offerto un parere spassionato da professionista. Attenzione: rischiano pure i like, e le condivisioni. In conclusione: occhio alla frizione su FB.”.

Per farsi una idea ancora più precisa, abbiamo chiesto anche a chi si muove operativamente. Sabrina Sarabelli è Ispettore Capo della Polizia Postale Con una anzianità di servizio di 26 anni. Ci ha spiegato cosa succede praticamente quando si attiva una denuncia per diffamazione:

“Premetto che ci sono uffici di polizia che non prendono denunce per diffamazione su fb dicendo agli utenti che siccome negli Usa vige un’altra legislazione nonché una certa libertà di stampa e quindi ciò che è reato in Italia negli Usa non lo è, da noi funziona diversamente. Noi la denuncia la prendiamo e, dopo avere valutato la gravità del fatto, decidiamo se chiedere alla procura il decreto per acquisire i log dei profili da notificare a Facebook. Bisogna anche dire che non sempre fb ci dà i log. A volte risponde picche e chiede altri mezzi tra cui la rogatoria. I tempi di lavorazione sono abbastanza lunghi. Prima si fanno gli accertamenti preliminari per acquisire username e ID dopodiché si fa la CNR con cui contestualmente si chiede il decreto di acquisizione dati da notificare a fb. Facebook risponde con molta calma a volte anche due mesi e poi quando mi da i log li analizzo , rilevo gli IP che a naso mi sembrano Buoni, individuo il provider e chiedo un altro decreto da notificare al provider per acquisire le utenze associate agli IP. Per farti un esempio, proprio da poco ho concluso un indagine per un caso di diffamazione aggravata la cui denuncia è stata presa a gennaio. Ricevo molte denunce di diffamazione su fb; il livello di permalosita’ e litigiosita’ di molti utenti è elevato e a volte si fa fatica a spiegare loro che non si può sporgere denuncia ogni volta che qualcuno ti dice scemo. Poi ci sono quelli che hanno una certa’ popolarità che fanno preparare delle querele da 350 pagine dai loro avvocati dove chiedono che si proceda non solo verso chi ha pubblicato il commento ma anche verso tutti quelli che hanno messo il like. Considera che non abbiamo potere sulla cancellazione delle frasi diffamatorie. A volte mi è capitato che dopo avere individuato il colpevole lo stesso si rifiuti di rimuoverla. I profili fb tecnicamente non possono essere sequestrati od oscurati. Per quello che è la mia esperienza posso dire che i casi veramente gravi di diffamazione sono circa il un terzo di quelli che tratto e che tutti sono stati risolti. In questo ultimo anno Facebook mi sta dando tutto quello che chiedo ma nel 2014, per un lungo periodo durato quasi un anno, non mi ha dato nulla. Da noi si rivolgono insegnanti diffamati dagli alunni che spesso poi si pentono e dopo che hai lavorato ed individuato i rei , ovviamente minorenni, ritirano la querela. Tanto lavoro insomma per questo reato tante risorse impiegate, tanto tempo speso per questioni che potrebbero essere risolte con un po di buon senso.

Ecco come stanno le cose.
Ma noi continuiamo beati, a vivere connessi e poi scrivere di getto. Come bimbi, appunto, che non controllano più se è il caso o meno di dire qualche verità frignante e istintiva. E per noi intendo proprio tutti. Nessuno escluso.

Ettore Zanca

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