Conosciamo tutte Tinder, quell’App meravigliosa in cui si sfoglia il cellulare neanche fosse l’ultimo numero di Glamour e si sceglie chi ci piace tra gli uomini sulla piazza, selezionati secondo età, zona in cui si trovano e simili.

Quando poi, anche lui sceglie te, si può iniziare una conversazione più o meno interessante che può portare buoni risultati.
Qualche tempo fa, ho deciso di iscrivermi. Le mie amiche mi avevano confidato che le loro esperienze erano state positive: una si era fidanzata, un’altra aveva trovato un amico di letto niente male, io in entrambi i casi non avrei avuto niente da perdere.
Dopo circa tre giorni, finalmente, iniziò una conversazione intelligente con un uomo che sembrava essere davvero interessante al punto che decidemmo di scambiarci i numeri per sentirci su whatsapp. Tra messaggini dolci e quelli piccanti mi svelò che faceva il cuoco nella vita e la cosa mi affascinava da morire. Già mi immaginavo quel figo di Carlo Cracco al mio fianco.
Così, al suo invito a cena non mi trattenni dall’accettare la proposta.
Arrivai con la mia auto nel posto in cui ci eravamo dati l’appuntamento, proprio in quel momento mi arrivò un suo SMS in cui mi diceva che avrebbe fatto qualche minuto di ritardo, e già partiva male. Non si fa! Al primo appuntamento arrivare dopo la donna, è un insulto. Sorvolai sull’accaduto e decisi di aspettare.
Dopo circa mezz’ora lo vidi comparire all’orizzonte con un trench da ispettore Gadget o da maniaco sessuale e una borsa tra le mani, tipo le ventiquattrore. Insomma già dal primo momento mi sembrò un po’ strano. Ci salutammo. Mantenni un sorriso tirato per tutto il tempo. Lui non faceva che parlare, straparlare con un fare da uomo macho che la sa lunga, pensando che la cosa mi potesse affascinare, cosa che non faceva affatto.
Dava giudizi sui piatti, diceva che non andava bene niente. Insomma la cena fu un disastro completo. Fino a che, ad un certo punto, disse qualcosa di davvero interessante, cominciò a parlare delle donne di potere, ed in particolare di questa donna che l’aveva sempre ispirato, che era diventata capo di un’azienda in breve tempo perché aveva dimostrato tenacia e polso. Era una donna potente che non si vergognava di esserlo. Ci aveva preso, parlare di donne con una femminista come me, mi aveva concesso di essere trascinata nei suoi discorsi, nel suo fiume di parole. Lo guardavo entusiasta finalmente.
“Sai, questa credo sia una donna vera” disse “infatti era MIA MADRE!”.
Bene, in quel momento fui colta da un desiderio di fuggire.
“Era tua madre?” chiesi attonita.
“Si, la mia dolce, meravigliosa e comprensiva mamma! Tu un po’ me la ricordi!”

Ecco che il complesso di Edipo comparve in tutto il suo splendore.

Il sorriso tirato tornò prepotente sulla mia faccia ancora una volta. Credo che per certi appuntamenti imbarazzanti debbano darci un premio. Capisco che la mamma sia sempre la mamma, però questo era davvero troppo.
Inutile dirvi che, usciti dal locale provò malamente a invitarmi ad andare a bere qualcosa a casa sua, inutile dirvi che non ci sono andata. La mia auto fu la mia salvezza. Tornai a casa, mi tolsi i tacchi e tutto il mio abbigliamento da primo appuntamento e mi sentì soddisfatta di non trovare nessuno ad attendermi, non fui mai più contenta della mia meravigliosa solitudine.

Un pensiero volò a mia madre e compresi che, forse, anche lei non era male: donna in carriera che aveva cresciuto due figli, ma al contempo si era fatta strada nel lavoro.

E’ vero. Le mamme sono uniche per i figli, ma per i maschi sono un modello inimitabile l’unico consiglio che posso darvi è, però, di non dirlo al primo appuntamento!
Evviva le Mamme!

Flavia Todisco