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La memoria e l’oblio

Dove vogliono accompagnare questa nazione? In effetti siamo così distratti da non accorgerci che chiunque si trovi a parlare di cosa pubblica abbia bandito parole pericolose, o abbia comunque omesso concetti che possono essere scomodi.

Ad esempio raramente ho sentito in questi giorni, campagne elettorali fondate sull’ordine e sul contrasto al malaffare. Non ho letto di candidati che abbiano detto che in caso di elezione, il loro primo pensiero sarà quello di dare un freno all’illegalità imperante nella loro città.

E non parliamo di posti dove si vive alla grande senza criminalità. Ho sentito slogan luogocomunisti e un governo preoccupato se debba dimettersi o no, dopo il referendum costituzionale. Quante volte sono state usate le parole Mafia, Ndragheta, Camorra? A parte su una serie tv famosa ovviamente.
Forse è anche questo che allontana le persone dalla politica. Che fa venire atroci dubbi sul proprio dovere elettorale. Che viene vissuto non come una speranza, ma come l’ennesima disillusione con cui turarsi il naso. Come diceva Montanelli.

Mi chiedo perchè non venga alla luce una proclamata onestà. Per trovare quelli che non possono essere eletti bisogna fare ricerche certosine, per sperare che non esploda l’ennesimo scandalo per tangenti, ormai, credo ci si sia rassegnati. Una settimana elenchiamo l’ennesima vittima donna uccisa da un uomo geloso, l’altra annoveriamo l’ennesimo scandalo del malaffare. Ultimo in ordine di tempo, quello delle tangenti a Como. Per lavori alle paratie sul lago.

Da palermitano mi chiedo ad esempio che cosa può aver insegnato Giovanni Falcone, o Paolo Borsellino. Ma più prosaicamente, che cosa ha lasciato oltre ad una indignazione da tastiera, la recente fiction di Boris Giuliano. Sui social ho letto commenti entusiasti su Adriano Giannini, protagonista, ma ho letto ben poco sulla lezione da trarre per quello che si è visto.

Per chi quegli anni a Palermo li ha vissuti, è stato un ripasso. Ma per chi si chiede dove finisce questo paese? Giulio Cavalli fa uno spettacolo ben più pregnante sull’Italia di questo secolo, ma pochi lo sanno, pochi serbano memoria di chi definiva eroe un mafioso e se la serbano, forse, dovrebbero tenere gli occhi aperti.

Il tentativo di svegliare è fatto da pochi e volenterosi. Che continuano a tenere sveglia una memoria nella speranza di non ricadere negli stessi errori. Mi ricordo anche un libro uscito recentemente di Antonio Calabrò. I mille morti di Palermo. Lo consiglio come Bignami per chi ha voglia di orientarsi in uno Stato indifferente che fa finta che certi problemi non esistano.

Tempo fa parlavo con un poliziotto, uno esperto. Gli ho domandato se questo silenzio sull’illegalità significhi che anche le forze dell’ordine si muovano poco.
La sua risposta è stata desolante: “le forze dell’ordine fanno il possibile e con le leggi a loro disposizione, è la risposta governativa per garantire la legalità che lascia perplessi, sembra che siano concentrati su altro”. Non saprei dirlo meglio. Buona campagna elettorale.

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