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La nanna: bambini nel lettone o nella propria stanza?

La nanna: bambini nel lettone o nella propria stanza? I vostri bimbi dove fanno la nanna?

Prima che Dario nascesse, io e mio marito eravamo dell’idea che avremmo tenuto Dario nella propria culletta accanto al lettone, e poi nel lettino a sbarre per almeno un paio d’anni. Insomma, avremmo fatto co-sleeping, ovvero condivisione della camera da letto con il bambino. Ma ho capito sin da subito…che con i bambini non puoi davvero programmare niente, ti rivoluzionano i programmi come nulla, ti fanno adeguare a loro, anche se non tutti i genitori scelgono di condividere questa linea di pensiero, e fanno sì che il bambino si adegui ai bisogni e alle abitudini del resto della famiglia.

La mia è stata una gravidanza a rischio, ho passato gli ultimi tre mesi in ospedale, immobile a letto e con la paura che il bambino nascesse gravemente prematuro. Invece è nato ad otto mesi di gravidanza, in buono stato di salute, se non per l’ittero, che ha fatto sì che io tornassi a casa da sola dopo tre mesi di ospedale perché lui doveva rimanere ricoverato in TIN per fare fototerapia. Non vi sto qui a spiegare in che stato sono tornata a casa, ero disperata di non avere il mio bambino. Dopo 60 ore di TIN, la sera del 30° compleanno di mio marito, lo hanno dimesso, e finalmente la nostra vita a tre, dopo mille peripezie, poteva iniziare! Secondo voi, dove ha dormito Dario quella notte? Esatto. A letto, con noi, stretto a noi, stretto a me.

Ha dormito sul mio petto per tutto il primo mese della sua vita, come se entrambi volessimo sentirci ancora uniti in quel pancione che avrebbe dovuto ospitarlo per un altro mese, e io sentivo forte il bisogno di quel contatto, di soddisfare il mio lato di femmina mammifera che era stata lontana dal suo bambino nei primi giorni di vita. E poi era più semplice allattarlo. In fondo mi dicevo che non ho mai visto alcun mammifero, a parte l’essere umano, dormire lontano dal proprio cucciolo, quindi tanto sbagliato non poteva essere.
Io e mio marito siamo stati da subito consapevoli che quella era la soluzione ottimale per noi, perché ci piaceva e ci appagava, ed il bambino ha quasi da subito dormito tutta la notte, tranquillo e al sicuro, cosa che non è accaduta quando abbiamo provato per curiosità a lasciarlo nella culletta. Ci dicevamo che magari dopo l’estate lo avremmo spostato, intorno ai sei mesi. Beh, oggi Dario ha quasi 10 mesi, ma dorme ancora con noi, proprio non ci riusciamo a privarci di lui! Abbiamo messo il suo lettino attaccato al lettone senza la sponda, ma mio marito giustamente si lamenta del fatto che così non ce l’ha anche lui vicino, e quindi rimane nel lettone! E a noi piace tanto fare bed-sharing, ovvero condivisione del letto, non solo della camera. Ovviamente non è una soluzione adatta a tutte le famiglie, né a tutti i bambini. Ci sono genitori che hanno il sonno pesante e proprio non riescono a stare tranquilli ad avere un bimbo piccolo nel lettone, e allora scelgono la culletta.

E poi ci sono i genitori che spostano sin da subito i bambini nella propria cameretta. Qualche bambino che si adatta sin da subito c’è, ma la stragrande maggioranza ha bisogno di essere “educato” a stare da solo, e allora via di pianti finché il bambino non si abitua, ma permettetemi di dire che per me questo è “formattare” un neonato, cancellare il suo bisogno innato di stare con la mamma. Lo so che con quello che sto per dire urterò chi pratica certi metodi, ma magari chi lo ha fatto senza pensarci tanto su rifletterà, e al prossimo bambino attuerà altre soluzioni.
Prendiamo ad esempio Estiville, che nel suo libro “Fate la Nanna” descrive un metodo secondo il quale, per indurre un bambino a dormire da solo e tutta la notte, lo si dovrebbe lasciare piangere senza mai prenderlo in braccio né toccarlo finché questi non avrà capito che il suo piangere non lo porterà ad attirare l’attenzione dei suoi genitori, e che volente o nolente, dovrà dormire da solo nel proprio letto. Quindi, in parole spicciole, si deve insegnare al bambino a rassagnarsi. Nessuno ascolterà né accoglierà il suo chiedere aiuto attraverso il pianto, il solo modo che ha per comunicare. Oh, ma certo, bellissimo! Basterà una notte ed il vostro bimbo avrà imparato tutto, avrà imparato a fare a meno della mamma durante un momento tanto importante come la nanna, e basta capricci! Peccato che quello di aver bisogno del calore, dell’odore, del suono del battito del cuore della mamma, non è un capriccio, ma il modo di sentirsi ancora nell’unico mondo che ha conosciuto fino a prima di nascere, l’utero materno. E poi, permettetemi di dire che un bambino, soprattutto un neonato, non dovrebbe mai conoscere la rassegnazione, non dovrebbe mai sentire che un suo bisogno viene ignorato dai genitori.

bambini nel lettone bed sharing cosleeping
Insomma, io penso che bisogna trovare il giusto compremesso che faccia stare bene tutto il nucleo familiare, cercando sempre di privileggiare i bisogni del bambino, e questo non vuol dire che far dormire i bambini nella propria stanza sia un errore, ma se per abituarli gli si debba far patire certi metodi hitleriani, no, grazie!

Piuttosto lasciamoci guidare dall’istinto primordiale del bambino e della mamma, della sinergia caratteristica che si innesca già durante i primi mesi. Se ci mettiamo in contatto con il nostro lato animale, saranno i nostri figli stessi a guidarci, nella nanna, nell’alimentazione, nelle mosse per un corretto sviluppo fisico e psicologico.

Ascoltiamoci ed ascoltiamoli, e non credete a chi vuole rompere questo perfetto equilibrio tra voi ed il vostro bambino dicendovi che li viziate: un bambino accudito come la natura vuole non sarà mai viziato!

Loredana Amodeo

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