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La strage di Viareggio, anni senza colpevoli

“Quasi mezzanotte del 29 giugno 2009, il treno merci 50325 Trecate-Gricignano, con il suo convoglio di quattordici carri cisterna contenenti GPL, deragliò per cause probabilmente legate al cedimento del carrello del primo carro cisterna, che trascinò fuori dai binari altri quattro carri. Dal primo carro, la cui cisterna venne perforata da un elemento dell’infrastruttura, fuoruscì il GPL che saturò presto l’aria circostante incendiandosi repentinamente alla prima possibilità d’innesco. “. Questo è quanto riportato dai giornali e dalla rete per definire la famosa “strage di Viareggio”.

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Ma le persone e le loro storie non sono mai state approfondite compiutamente in molti giornali. Noi abbiamo chiesto a chi quella strage l’ha studiata, vissuta e chiesto giustizia.

Ida Brunetta, da sempre impegnata con le associazioni delle vittime del 29 giugno e che manifesta con loro ogni anno, ecco le loro storie raccontate da lei. 

      Tiziana era una donna in gamba. Era stata una ragazza in gamba.
Aveva scelto un ramo di studio particolare, l’Istituto Nautico, amava il mare, ed adorava viaggiarlo.
Aveva trovato lavoro come marinaio, il suo sogno, ma dopo tre anni chiese un periodo di aspettativa per un corso in Germania,e non si era creata alcun problema nel vivere sola, lontano dalla sua famiglia, anzi, ogni problema che si creava lo affrontava e lo risolveva.
Si era sposata, aveva avuto un figlio e, quando il matrimonio non aveva funzionato era tornata single ed aveva affrontato ed oltrepassato ogni ostacolo.
Attualmente lavorava come assistente di laboratorio in una scuola superiore
Anche oggi, 28/06, ce l’avrebbe fatta… Non a risolvere quello che le pesava dentro come un macigno, ma almeno ad affrontarlo, cercando di oltrepassare anche quella giornata che stava per arrivare.
Andò a letto presto, nella speranza di un buon sonno che le facesse passare qualche ora in maniera indolore, ma non funzionò. Nel dormiveglia il suo cervello fu libero di pensare senza sentirsi minimamente imprigionato dal ragionamento e dal tentativo di fuggire, almeno per un po’ a quel ricordo…

TIZIANA
Era il ventotto giugno del duemilanove, Tiziana aveva finito di cenare, era sola perché quella sera Lorenzo era con suo padre. Lei aveva pensato di uscire con degli amici, in fondo se anche fosse stata fuori fino a mezzanotte, sarebbe potuta essere a casa al rientro del figlio ed al mattino non sarebbe stato un problema alzarsi. Ma no, non ne aveva proprio voglia.
Sistemò la cucina e quando il padre di suo figlio le telefonò per dirle che il bambino si era addormentato e glielo avrebbe riportato al mattino successivo decise di andare a letto.
Alle undici dormiva e nel pieno sonno fu svegliata da un boato fortissimo. “Accidenti” pensò “Tuoni, piove ancora” ma la luce fortissima che filtrava dalle persiane chiuse era troppo rossa per essere dei fulmini. Certo che, di notte, i vicini potevano anche usare luci più tenui…
In qualche modo la notte passò, anche se un secondo boato l’aveva di nuovo svegliata, guardò il cellulare, già, l’aveva spento, allora guardò l’orologio… Le 23.48

HAMZA
Quella sera Hamza era fuori dalla casa in Via Ponchielli al 21, dentro c’erano i genitori Mohamed ed Aziza, e le sue due sorelline, la più piccola, Iman aveva solo tre anni. Erano le 23.48.

ROBERTA
Roberta aveva sistemato suo marito, lo aveva lavato e preparato per la notte, quella maledetta SLA gli aveva tolto la serenità. Per fortuna quella sera Emanuela, amica e collega della loro figlia Sara era venuta a trovarli e sarebbe rimasta da loro a dormire. Roberta si preparava per andare a letto e raggiunse le ragazze per augurar loro la buonanotte. Aprì la porta alle 23.48. 

MAGDALENA ED ELIZABETH
Condividevano la nascita in Ecuador, l’aver lasciato in buone mani i loro figli, a casa loro, l’appartamento in Via Ponchielli. Erano insieme alle 23.48.

MARIO ED ANA
Mario aveva un’età nella quale l’autosufficienza è un mito. Per fortuna c’era Ana, una ragazza rumena, che si occupava di lui. Vivevano in Via Ponchielli. Erano lì alle 23.48.

ANTONIO
Era uscito e si era allontanato da casa. Poi si era accorto di aver dimenticato qualcosa. Tornò indietro ed era fermo al semaforo di Via Ponchielli. Erano le 23.48.

MARCO
Aveva una bella moglie, Stefania e due bellissimi bambini Luca di quasi cinque anni e Lorenzo di poco più di due.
Alle 23.48 aveva fatto salire di corsa i suoi sulla loro auto. Era tornato in casa per … Ma…

ROSARIO
“Che lavoro pesante, il fornaio” pensava mentre, in motorino, passava sopra la passerella della stazione. Doveva iniziare a mezzanotte, ed erano le 23.48. 

Il treno 50325 partito da Trecate (Novara) e diretto a Caserta sta passando dalla stazione di Viareggio. Porta quattordici cisterne di Gpl ciascuna delle quali contiene trentacinquemila litri di gas liquido.
I macchinisti hanno capito che qualcosa non va, strani rumori e scintille, tante, troppe… Riescono a fermare il convoglio, a raggiungere un punto dal quale diramare un allarme, la prima esplosione alle 23.48, la seconda dopo poco

HAMZA
Corre dentro casa, dove c’è la sua sorellina piccola, muore sul posto. La sorellina all’ospedale di Roma, la mamma all’ospedale Versilia, il padre all’ospedale di Cesena. L’unica sopravvissuta e la sorella adolescente, della quale avrà cura il comune di Viareggio.
ROBERTA
Le ragazze sono sul letto che giocano a carte. Probabilmente è l’ultima immagine. L’esplosione le prende in pieno, Due muoiono sul posto, una in ospedale.
MAGDALENA ED ELIZABETH, MARIO ED ANA
Muoiono sul posto
ANTONIO
Muore investito dall’esplosione
MARCO
Riesce, alla prima esplosione a mettere in auto la propria famiglia, per portarla in salvo, ma la seconda esplosione la prende in pieno. Solo lui sopravvive all’esplosione ed a decine di interventi per ricostruire il viso ed il corpo. Tutti in anestesia totale, tutti dolorosissimi.

Le vittime sono state in tutto trentadue

TIZIANA ripensava a tutto questo, al rischio che lei, o suo figlio col padre si sarebbero potuti trovare lì.
Ormai era inutile cercare di dormire, non poteva farcela, tanto più che dalla sua camera cominciò a sentire che ogni treno, passando dalla stazione, lanciava un fischio lunghissimo, oppure trentadue fischi brevi. Ormai era quasi mattina, da sette anni tutti i treni, per tutto il giorno salutavano le vittime e le ricordavano così.
I processi sono ancora in corso, nessun colpevole, ne’ in Germania, ne’ in Italia.
L’A.D. delle ferrovie, tale Moretti è stato insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro, perché nessuno ha risparmiato quanto lui. A spese altrui, ovviamente.
Il ferroviere e sindacalista Antonini aveva dichiarato spesso che le norme di sicurezza non venivano rispettate e per questo e per la sua partecipazione alla richiesta di verità delle famiglie delle vittime è stato licenziato e mai reintegrato.
Tiziana pensò che aveva affrontato tante situazioni, tante paure, tanti dolori, pensò che aveva vinto su tutto, meno che su questo macigno. Pensò a questo, mentre chiudeva gli occhi aspettando il prossimo fischio e il successivo brivido.

IDA BRUNETTA

 

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