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L’Amore si fa in quattro per Te

Ogni donna sogna il vero amore e questo lo abbiamo detto, ripetuto e ce ne siamo ormai convinte.

Vogliamo al nostro fianco l’uomo ideale, un Patrick Dempsey come quello di Bridget Jones, ma anche uno Hugh Grant o un Colin Firth andrebbero bene. La domanda che ci poniamo è perché lei si, e noi no, giusto?
Vorremmo una storia d’amore tutta nostra, con un bel lieto fine da film ma anche qualcuno da sbandierare come un trofeo conquistato, come se stessimo combattendo nella battaglia di Salamina del 480 a.C.
Ecco, tra le mie varie conquiste, di quelle da battaglia, irripetibili e che accadono una sola volta nella vita, c’è un modello, sì, quelli che fanno le sfilate e le foto, esatto, proprio uno di quelli. Io sono una donna normale, sicuramente con un bel vestito e un tacco a spillo non passo inosservata, come chiunque altra, ma quando uscivo con lui era una vera tragedia.
Il suo nome era Paride, anche nel nome aveva la sua altisonanza, e neanche quando si presentava avevo la speranza che passasse inosservato con un nome come “Francesco” o “Giuseppe”.

Era quello che comunemente definiamo un figo, o, per dirla alla Bonolis, un BONUS.

Aveva un paio d’anni più di me, laureato in Giurisprudenza, lavorava presso uno studio di Avvocati, era sempre ben vestito: giacca, camicia, occhiale da sole, capello perfetto, barba rasa al punto giusto, cintura abbinata alle scarpe. Era poi anche gentile, composto, educato. Mi veniva a prendere con la sua Smart con tetto apribile per guardare le stelle e mi portava sempre a bere qualcosa, a cena fuori in locali super chic della città.
Da quello che vi sto raccontando, ora mi starete chiedendo come mai non l’abbia sposato. Vi racconto come è andata. Man mano che ci frequentavamo, notavo sempre più quanto fosse preso da se stesso e non facesse che guardarsi allo specchio e farsi selfie, per non escludere il fatto che le donne non gli toglievano gli occhi di dosso. Qualsiasi età avessero non facevano altro che guardarlo. E lui se ne accorgeva e vantava. Beh, avrei sorvolato su queste cose, se non fosse per il fatto che una sera ha superato il limite e, oltre ad eclissarmi come sempre, è successo qualcosa di ben peggiore.
Mentre gustavo una meravigliosa pizza, godendo di tutti i vantaggi del mangiare bene, passò una donna e lasciò un biglietto al «mio» Paride, dicendogli: «Quando ti stancherai delle ragazzine che mangiano troppo e vorrai una vera donna chiamami…» e uscì dal locale.
Io restai impietrita. Non mi rendevo conto se quello che era appena accaduto fosse successo per davvero. Finché non posai lo sguardo su Paride. Lui rise. R I S E. Quasi come se quella donna avesse fatto una battuta divertente.

«Paride, mi spieghi per cosa stai ridendo esattamente?»
«Ti ha chiamato ragazzina cicciona.»
«E cosa ci sarebbe di divertente in questa affermazione?»
«Nulla…» balbettò.

A quel punto, indignata, presi la pizza ancora nel piatto e chiesi, cortesemente, al cameriere di metterla in un cartone e, senza battere ciglio, me ne andai. Lasciando dietro di me la sua risata, il «ragazzina cicciona» e tutto il resto. Pensando che, se mi avesse voluta davvero, non avrebbe mai riso di me, mi avrebbe difesa e avrebbe messo a posto quella donna insensibile e vuota che mi aveva offeso senza conoscermi. Insomma, mi avrebbe rispettata.

L’amore vero è quello per sé stessi e solo se si possiede quello si può pretendere amore anche da qualcun altro.

Lui non era in grado di darmene ma la mia ricerca non ha perso le speranze; sapevo che avrei trovato un uomo che mi avrebbe amata e rispettata.
Decisi che mi sarei bastata io, con almeno una pizza a settimana da mangiare sola o in compagnia perché pensavo che, in fondo, l’unica che si fa in quattro per renderti felice non può che essere LEI: LA PIZZA.

Flavia Todisco

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