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L’aspettativa e l’attesa

L’aspettativa: quanto siamo disposti ad attendere?

Soprattutto cosa e chi?

Tutto il nostro tempo è attesa, dalla più apparentemente insignificante situazione della routine quotidiana a quella più fondamentale della nostra vita: attendiamo mezzi di trasporto, turni, risposte, occasioni, momenti propizi, stagioni, eventi, persone.

Il nostro tempo in questa vita è fatto di attese e aspettative, due cose apparentemente simili eppure ben diverse.

 L’attesa è il tempo che sottraiamo a noi stessi in favore di altro o altri. Basti pensare a quello di un candidato seduto da ore in una saletta in attesa del proprio turno per il colloquio di lavoro in cui ha sperato tanto che si sente dire che dovrà attendere più del previsto, o a chi sta sulla banchina del binario in attesa del treno per fare finalmente ritorno a casa o quello di un carcerato che conta ogni minuto che manca al giorno in cui tornerà alla libertà, o a chi attende con il cuore aperto la persona della vita.

Casi molto diversi eppure tutti in attesa di qualcuno, di qualcosa.

L’attesa è il tempo che siamo costretti o disposti a spendere, o che scegliamo di investire, a volte anche senza esserne totalmente consapevoli, è uno stato di snervante immobilità: siamo sospesi con lo sguardo teso e concentrato verso l’evento che prima o poi accadrà, verso qualcuno che prima o poi giungerà.

E più questo qualcuno ritarda, più allungheremo la testa per guardare più lontano, come se facendo uno sforzo muscolare con il collo agevolassimo il verificarsi dell’evento.

Senza contare il carico di speranza amalgamato ai dubbi e alla paura.

E se non fosse ancora il nostro momento?

E se il treno non arrivasse?

E se lui non si presentasse?

Ecco allora la frustrazione: se attendiamo qualcosa o qualcuno, abbiamo già percorso tutta la strada, fatto già la nostra parte. Non c’è altro da fare, non c’è da agire, le cose succederanno perché abbiamo atteso fino a questo punto e per questa nostra pazienza saremo premiati. Considerare il contrario, pur sapendo che potrebbe succedere, resta un pensiero che abbiamo ghettizzato nella nostra mente.

Sarà il nostro momento. Prenderemo quel treno, finalmente. Alla fine lui verrà.

Non è così. Le cose non succedono solo perché noi speriamo, solo perché siamo stati pazientemente ad aspettare. Le cose succedono indipendentemente da noi, perché il disegno probabilmente è un po’ più grande ma stare fermi ad aspettare è follia.

L’attesa da sola non basta.

Alle cose bisogna andare incontro, bisogna fare di più, bisogna avere delle aspettative, che sono molto di più di immobili speranze perché ogni aspettativa è fatta di sogni, è la proiezione di noi stessi e dei nostri desideri verso il futuro, una condizione di energia e tensione verso qualcosa o qualcuno che prima o poi si rivelerà a noi, una condizione attiva, che ci tiene vivi e vigili.

L’attesa può essere una scelta o uno stato di costrizione: il tempo che trascorriamo ad attendere qualcosa, un momento o qualcuno è il tempo della nostra vita. Siamo in un certo senso vittime dell’attesa, come sospesi, in stand by. Per quanto tempo possiamo permetterci di stare così? Mentre aspettiamo, il mondo continua a girare, il nostro tempo procede.

Invecchiamo.

L’aspettativa invece implica uno stato attivo fatto di azioni precise e ben definite volte al raggiungimento dell’obiettivo. Anche in questo caso investiamo tempo ed energie ma siamo coinvolti in modo attivo nel processo affinché conduciamo noi stessi verso il luogo dove vogliamo arrivare, sia esso un punto geografico, un momento della nostra vita, il cuore di una persona o la persona che noi vogliamo essere. E oltre. L’energia che ci muove è la nostra ambizione, sono i nostri desideri, i nostri sogni: questo cocktail di ciò che siamo ci spinge in una direzione ben precisa richiede un grande lavoro per essere raggiunta e non consente di stare fermi immagine.

Quante volte ci siamo sentiti dire frasi come “hai aspettative troppo alte”: lasciamoli dire. Stanno parlando di loro, non di voi. Sanno quanta fatica e con quanto impegno vi state battendo mentre loro non riescono a muovere nemmeno una falange, preferendo il loro grigio immobile.

Quante volte ci siamo sentiti dire “devi sapere aspettare, ogni cosa a suo tempo”: impariamo a girare i tacchi e andarcene il più lontano possibile.

Questo momento in cui viviamo, questo istante che mentre lo citiamo sta già passando, si chiama “adesso”.

Ad un certo punto della vita, dopo aver incassato esperienze e lezioni di vario tipo, questa è una tappa importante ed è nostra.

Ad un certo punto viene il momento di agire e di vivere questo adesso.

Di vivere luoghi, persone e sogni, i nostri.

Senza più attese, adesso.

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