Aspetto Natale più adesso, che sono adulta, rispetto a quando ero una bambina e facevo il presepio con mia madre, sperando di ricevere tutti i regali che avevo chiesto nella mia letterina.

Aspetto Natale mentre osservo le luci che addobbano la città e come ogni anno mi chiedo se nella mia ci sarà più luce così sembrerà più grande, mentre metto piede in una chiesa per curiosare e vedere se hanno già allestito il presepio. Canticchio ogni melodia natalizia che gingla in ogni negozio: un tempo era una musica di sottofondo, oggi ormai è una colonna sonora dello shopping a tutto volume. E mentre si fa tardi e mi rendo conto che devo precipitarmi come una pazza al binario per non perdere nuovamente il mio treno, tutto attorno cresce di intensità e volume e diviene eccesso di ogni cosa: luci intermittenti che suonano canzoni natalizie versione discodance, edifici addobbati come fossero regali, interminabili code più lente di qualsiasi altro periodo dell’anno, il personale dei negozi in assetto pronti a tutto inclusi turni con orari assurdi, voluminosi immagini di cibo mentre vetrine con decorazioni fino al soffitto sono pronte a inghiottire ogni singolo passante e quella stressante sindrome della corsa contro il tempo per l’acquisto dei regali che alla fine colpirà più o meno tutti, anche quelli più restii, anche quelli che ce l’hanno col Natale.

In questo nauseabondo turbinio di buonismo e tradizione che sembra prendere il controllo su tutto, ho imparato inconsapevolmente a rallentare: è come stare dentro il film e dettarne il ritmo di ogni fotogramma.

Sono avvolta dall’effetto rallentatore e lascio che il Natale mi inglobi dentro di sé.

Così con più di un mese di anticipo, ogni anno tiro fuori il mio albero, le luci e tutte le mie palline di vetro: ognuna di esse ha un colore chiaro che va dal bianco al dorato, passando per il giallo e il rosa, ognuna mi sembra carica di sogni, forse per questo sono così fragili.

Ogni anno ne compro qualcuna di nuova, perché credo che in questo modo il mio albero si senta più nuovo e sia più contento.

Poi viene il momento dei regali. In famiglia abbiamo l’usanza di condividere i desideri, per cui ognuno esprime apertamente ciò che vorrebbe. In questo modo nessuno vaga come uno zombie alla ricerca del nuovo non-si-sa-che-cosa ed evitiamo sprechi, che a Natale sarebbero ancor più fuoriluogo e di abominevole gusto. E’ solo un altro modo per fare attenzione e per educare anche i più piccoli che a volte un solo regalo scelto bene è molto meglio che una montagna di cose che dopo due giorni verranno dimenticate in un angolo. Siamo così pieni di tutto!

In fondo, se da bambini ci veniva chiesto di scrivere una letterina, c’era un motivo: eravamo invitati a fare una richiesta, a mettere per iscritto ciò che desideravamo.

E avevamo più le idee chiare allora, da bambini, che ora da adulti.

albero-natale-significato-e-ricordi

E poi, quando i regali sono pronti e posti sotto l’albero, aspetto la Vigilia di Natale e il 25.

Ogni sera tornando a casa – spesso tardi – dal lavoro, entrando in casa la prima cosa che faccio è accendere l’albero: non mi sono nemmeno tolta il cappotto che già premo l’interruttore e lui prende vita. Ogni piccola luce al led inizia a giocare a intermittenza tra i rami, le palline si illuminano, quelle piccole sembrano più grandi, quelle grandi sembrano gonfiarsi perché più grandi di così non possono diventare. E tutto pulsa, la mia casa che è rimasta sola per tutto il giorno si accende e io mi sento meno provata dalla mia lunga giornata.

Sono contenta di essere a casa.

Squilla il telefono, è mia madre: “Ciao, Dany. Guarda che a Natale facciamo da noi”.

Rispondo che per me è ok e ringrazio.

So che preferisce stare a casa sua, cucinare per tutti noi, preparare una grande tavola con la tradizionale tovaglia bianca e l’orlo lavorato a uncinetto, usare il servizio di piatti più elegante.

Ci scambieremo i regali prima di pranzo, ascolteremo Happy Xmas la canzone di John Lennon che piace tanto a mio padre mentre lui sarà intento a stappare la sua migliore bottiglia e la sera non mancheremo di metterci tutti seduti a guardare uno dei nostri classici film natalizi.

Vorrà dire lasciare il mio albero a casa da solo, spento.

Forse quest’anno va bene così.

Aspetto il Natale perché ne ho voglia e ne ho bisogno.

Di crederci e di dire grazie.

Ho bisogno di lasciare che tutta questa magia prenda il sopravvento, perché sono convinta che se lo lascio fare, il Natale sia capace di sciogliere nodi e tristezze, raccogliere cuori e sogni, avvicinare coloro che sono lontani e togliere spazio a pregiudizi, ostilità, fratture e dolorosi silenzi.

Come in ogni film.

Aspetto Natale perché rende ogni cosa possibile. E io non ho ancora smesso di crederci.

Buon Natale di cuore a tutti

Daniela Granata

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