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Lettera al papà di Tripadvisor disturbato dalla presenza di diversamente abili

Sono in vacanza, in un posto per me speciale. In un posto capace di farmi sentire accolta come se fossi a casa mia.

È il luogo del mio cuore, quello dove torno ogni anno da tanti anni e di cui sento forte la nostalgia nei mesi invernali. È il mio posto speciale, dove sentirmi in pace e ritrovare la tranquillità. Eppure, quest’anno, anche qui è arrivata una notizia che in un attimo mi ha catapultata nelle mie quotidiane battaglie per l’integrazione dei miei bambini speciali.

Sicuramente a quasi tutti non sarà sfuggita, ma riporto per sommi capi la notizia:

un turista in vacanza in un villaggio minaccia azioni legali contro la struttura in cui era ospite la cui direzione, a suo dire, si è resa colpevole di non averlo avvisato della presenza, nello stesso periodo, di ragazzi diversamente abili. Sempre secondo il suddetto signore, gli stessi ragazzi in evidente combutta con la direzione poco leale (parole testuali del signore), avrebbero, con la loro sofferenza, reso un non bello spettacolo agli innocenti occhi dei suoi bambini.. badate bene, a rovinare la vacanza ai figli -non a lui, eh, ci macherebbe.. per carità- sarebbe bastata la sola presenza. Già, la PRESENZA, ovvero il solo fatto di essere fisicamente nello stesso luogo.. di aver portato nel suo idillio vacanziero la loro PRESENZA carica di sofferenza, che, per carità, non è per discriminare, ma fa impressione… tanta impressione…commento tripadvisor

Ecco, mio caro signore, mi rivolgo direttamente a lei (la minuscola è assolutamente voluta, non è un refuso) e a lei soltanto perchè mi voglio augurare che di persone col suo stampo, sia solo l’ultimo superstite… dicevo, mi rivolgo a lei, mio caro signore, per dirle che lei, proprio lei avrebbe dovuto.. no, DOVEVA ringraziare d’avere avuto l’onore di poter condividere il luogo di vacanza (non oso dire il tempo, visto il personaggio) con queste persone speciali.

Sa cosa avrebbe dovuto fare? Avrebbe dovuto  sedersi con loro, parlare con loro e le loro famiglie.

IMPARARE da loro e dalle loro famiglie. E invece ha scelto la via più facile. Ha scelto di essere vile -salvo poi fare il leone anonimo da tastiera- e di girarsi dall’altra parte, di distogliere infastidito lo sguardo e di far fare altrettanto ai suoi figli. Da essere umano, non da educatrice, le dico che invece di guardare da un’altra parte e di ghettizzare questi meravigliosi ragazzi, avrebbe dovuto cogliere l’occasione per portare un esempio positivo agli occhi dei suoi bambini, per mostrare loro che nonostante la sofferenza non vada in vacanza, ma anzi, in vacanza ci viene, la forza di affrontare la vita da qualche parte si trova sempre. Certo, magari anche grazie a persone come lei, una vita non facile, ma pur sempre VITA ed in quanto tale, degna d’essere vissuta appieno. Anche grazie a quelle quattro ruote che per lei sono solo un ostacolo, ma per questi ragazzi sono il punto di partenza e di arrivo  per ogni avventura speciale.

Sa qual è la cosa che più mi ha colpito del suo comportamento, mio caro signore?

Il fatto che lei , invece, ha scelto i insegnare ai suoi figli, ora bambini, la più gretta delle lezioni. Ha scelto di insegnare loro che l’uomo, e non un uomo qualsiasi, un padre, quello che dovrebbe essere l’esempio per l’adulto di domani, può raggiungere, nel 2016, dei punti così bassi che, nemmeno scavando, si dovrebbero raggiungere, punti così bassi che pensavo fossero ormai rinchiusi solo nei libri di storia, nei capitoli dedicati alla seconda Guerra Mondiale, quando questi ragazzi speciali prima venivano studiati e poi eliminati perché rappresentavano una macchia nella perfezione della razza.

Sa cosa mi auguro, mio caro signore? Mi auguro che questi suoi impressionabili figli, crescano fisicamente e moralmente il più sano e forte possibile, tanto sani e forti da guardarla un giorno, quando ormai sarà anziano e con gli acciacchi della vecchiaia, e memori di questo suo insegnamento le dicano: “Vedi papà? Abbiamo imparato tanto da te, da quell’episodio del giugno 2016, dovresti essere orgoglioso di noi. Vedi papà? Non lo giriamo più il viso dall’altra parte, noi avremo cura di te”.

Ah, un’ultima cosa, mio caro signore, e questa gliela dico in virtù del polverone che il suo post ha sollevato:

io e tutti gli altri, ci abbiamo messo la faccia, il nome e il cognome e sa perché? Perché soltanto chi può guardarsi allo specchio senza avere la voglia di sputarsi in faccia può evitare di trincerarsi nell’anonimato di un nickname.. ci rifletta.

P.S. Il mio posto magico, quello di cui parlavo all’inizio di questo post, è proprio quel Roseto degli Abruzzi di cui parla lei. Preferirei non averla come vicino d’ombrellone il prossimo anno.

Arianna Ghirimoldi

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