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LICENZIAMENTO: giustificato motivo soggettivo o oggettivo

Il fondamento di un Paese democratico si sa, è il lavoro. La nostra Costituzione della Repubblica ne sancisce l’importanza al 1° articolo che recita “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Esso è un diritto ma anche un dovere del cittadino e la garanzia della sua esistenza deve essere uno dei cardini di un Paese che si ponga come obiettivo fondamentale il benessere del suo popolo.

Tuttavia, possono accadere situazioni di criticità che mettano in discussione il lavoro inteso come occupazione, in tal caso, tra le situazioni principali che si verificano a minare il rapporto di lavoro c’è il licenziamento.

Esso può verificarsi per giusta causa e può essere legittimato dalla presenza di un “giustificato motivo”, quando il datore di lavoro è obbligato a darne preavviso.

Tuttavia vi sono due tipi di giustificato motivo: soggettivo e oggettivo.

Affinché il licenziamento possa essere considerato legittimo è necessaria la presenza di un giustificato motivo. In tal caso, a differenza del licenziamento per giusta causa, il datore di lavoro è obbligato a dare il preavviso al lavoratore.

Giustificato motivo soggettivo

Il “giustificato motivo soggettivo” è costituito dal “notevole inadempimento degli obblighi contrattuali” da parte del lavoratore, ma non in m odo così grave da non consentire la prosecuzione del lavoro per il periodo del preavviso, come avverrebbe in caso di licenziamento per “giusta causa”. Possono costituire ipotesi di giustificato motivo soggettivo l’abbandono ingiustificato del posto di lavoro, minacce, percosse, assenza per malattia oltre il periodo consentito.

I licenziamenti intimati per giustificato motivo soggettivo ricadono nella stessa disciplina del licenziamento disciplinare. Nel caso in cui il giudice accerti che non c’è stato il comportamento punibile dal lavoratore, o quando tale comportamento ricada nelle condotte punibili con una sanzione di tipo diverso (“conservativa” del posto di lavoro), ordina il reintegro del lavoratore nel posto di lavoro ed il pagamento di un’indennità risarcitoria. Nel caso in cui il giudice accerti che non vi è un giustificato motivo soggettivo, ma per ragioni diverse da quelle che consentono il reintegro, ordina il pagamento di una indennità compresa tra 12 e 24 mensilità.

Giustificato motivo oggettivo

Il giustificato motivo oggettivo si verifica invece per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa. Non attiene dunque al comportamento del lavoratore.

La giurisprudenza individua tra i casi più frequenti, di giustificato motivo oggettivo, la cessazione dell’attività, fallimento, riorganizzazione aziendale; ma anche la sopravvenuta inidoneità fisica del lavoratore a svolgere le mansioni assegnategli, o la sua carcerazione.
 
licenziamento
 
In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo – definito come “economico” dalla Riforma del lavoro del 2012 – il giudice può obbligare il datore di lavoro al pagamento di un’indennità, tra un minimo di 12 mensilità ed un massimo di 24. Il reintegro nel posto di lavoro, che prima della Riforma era automatico, in caso di licenziamento giudicato illegittimo, può essere ordinato dal giudice solamente nel caso in cui si provi che esso è stato determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari.

Differenze tra licenziamento per giusta causa e giustificato motivo

Il giudice del lavoro, nel valutare l’applicabilità di una condotta all’una o all’altra nozione, dispone di ampia discrezionalità.

Tuttavia, da un punto di vista pratico, la differenza tra le due nozioni si basa sulla maggiore o minore gravità del comportamento: in caso di licenziamento per giustificato motivo, il datore è tenuto a dare un periodo di preavviso, stabilito dai contratti collettivi, oppure, se vuole estromettere subito il lavoratore dall’azienda, è tenuto a corrispondere al lavoratore una indennità di mancato preavviso, pari alla retribuzione complessiva che gli sarebbe spettata se avesse lavorato durante tale periodo.

In caso di licenziamento per giusta causa, invece, il rapporto di lavoro cessa immediatamente e il datore non deve corrispondere alcuna indennità di mancato preavviso.

Alessandra

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Photo Credits: www.licenziamento.org

Categorized: Legge
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