Skip to content

Macchinetta per latte espresso per neonati: la cialda dell’orrore

Ieri mi è capitato di vedere sui social un aggeggio che ha destato la mia curiosità, dall’aspetto futuristico.

Ho creduto si trattasse di uno sterilizzatore, di uno scaldabiberon, ma poi ho visto timida timida, a fianco, una piccola cialda, e ho iniziato a capire. Ho letto i commenti, ed ecco spiegato cos’era: la Nestlé lancia sul mercato BabyNes, una vera e propria macchinetta per latte artificiale espresso, in cialde, esattamente come quella del caffè.

Ora, premetto che davvero io mi sento di dire che alcuna mamma va giudicata, che lei allatti fino a 3 anni o che smetta dopo una settimana. Dietro un biberon può anche non esserci una scelta: ho conosciuto una dolcissima mamma che al suo secondo bambino si era preparata per allattare stavolta, durante la gravidanza aveva letto libri, informazioni su informazioni, si era ben documentata ed era pronta. Credeva. Poi, con il suo bel bambino tra le braccia, non ce l’ha fatta. Eppure le premesse c’erano, la volontà c’era, ed io ne sono testimone. Ma le difficoltà riscontrate con l’attacco, con il bambino che cresceva poco, con il tempo che toglieva all’altro bimbo, l’hanno fatta desistere, e non di certo a cuor leggero.

Questa potrebbe essere la storia di tante mamme, ed io so quanto la mia amica ami i suoi figli, e so che non sarà un biberon a renderla meno mamma, meno amorevole. Allattare è un processo naturale, ma diciamo le cose per come stanno: la nostra generazione non è educata a farlo, le nostre mamme non ci hanno allattate, non ci sanno supportare, non ci hanno insegnato l’arte dell’allattare, perché di arte si tratta. In ospedale non sempre si ha il giusto supporto, e ve lo dice una che con il bimbo in TIN nato prematuro è stata presa in giro con un “Signora, non si scoraggi, MA dove vuole andare con questo?” perché tirava 5 miseri ml di latte. Il bambino perdeva peso, ed intanto la notte gli somministravano il latte artificiale. E grazie a Dio che c’era. Sono uscita dall’ospedale con un bambino “alimentato con allattamento misto”, ma da quel momento ho messo il bambino sopra al petto e non l’ho più tolto per un mese. Dura è stata dura, perché mi lanciavo nel buio e non sapevo se stavo facendo bene a non dargli più aggiunte. La mia storia si è conclusa con successo, vuoi perché avevo l’appoggio pieno di mio marito, vuoi perché sono stata tenace, vuoi perché piano piano la bilancia ha iniziato a darmi coraggio, ed oggi che Didì ha 22 mesi prende ancora il seno. Scelta da molti opinabile, ma tant’è. Lui è sereno, ed io anche. Al diavolo il resto!

Tornando alla macchinetta “per latte espresso”. Come dicevo, non giudico una mamma che allatta al biberon (purché non sia una scelta dettata dall’egoismo, allora in quel caso ammetto che due pensieri brutti li faccio!), però è davvero il caso di adoperare un aggeggio del genere? Ma davvero vogliamo che l’azione più naturale e bella del mondo, che è quella di nutrire un bambino, si riduca al pigiare un tastino?

Qualche mamma ha scritto che se è uno strumento che fa risparmiare del tempo, allora perché no… Beh, lancio una provocazione forte: anche una flebo endovena fa risparmiare tempo. E poi dal momento in cui facciamo un figlio, si sa che la concezione del tempo cambia drasticamente, lo si sa a monte.

Ma che qualità può esserci dentro un latte preparato con una capsula, poi? Per non parlare dei costi: si stima che, a parte il costo della macchinetta che si aggira intorno a 200 €, un biberon preparato con una cialda costi 3 volte di più di uno preparato con latte in polvere.

Io vorrei concludere inducendovi a fare una riflessione: facciamo un passo indietro. Non permettiamo a questa società che ci vuole sempre più smart e fast di privarci anche del tempo che decidiamo di dedicare ai nostri figli, ai nostri neonati, tra sdraiette che si dondolano da sole e macchinette per latte espresso. Ottimizziamo altre cose, ma il tempo per loro non facciamocelo toccare, non perdiamo la nostra natura di animale mammifero che segue il suo cucciolo durante la crescita e che ne fa la sua priorità. (L’ho scritto anche qui: MAMME COME ANIMALI: L’ISTINTO MATERNO VINCE SULLE DIFFERENZE DI SPECIE).

Allattare è il modo più naturale di nutrire un bambino, il più pratico, il meno dispendioso: all’inizio potrebbe risultare difficile, ma dopo i primi mesi si va avanti senza se e senza ma, spedite e sicure. Ve lo assicuro. Cercate il giusto supporto, circondatevi di persone che vi appoggino e sostengano, e a chi vi rema contro non date retta. Potete risolvere i vostri dubbi e le vostre difficoltà rivolgendovi ad una consulente allattamento ibclc, nella speranza che prima o poi questi supporti siano fruibili facilmente a tutte le mamme, a partire proprio dagli ospedali.

Leggi anche: ALLATTAMENTO: LA DANZA CHE CI PORTERÀ LONTANO NELLA VITA

Buona mammità a tutte!

Loredana Amodeo

Articoli correlati

La redazione

La redazione

La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

All posts by La redazione

Comments are closed.