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Mamma lavoratrice: organizzazione e… sensi di colpa

Oggi affronto un argomento delicato ma meritevole d’attenzione: il ruolo di mamma lavoratrice.

Questo perché le madri conoscono bene il profondo attaccamento per i propri figli. Sono sensazioni che durano una vita, intensamente e in maniera diversa in ogni fase ma per esigenze economiche o semplicemente per volontà una madre si ritrova ad affrontare il mondo del lavoro; quando questo avviene per “obbligo” la situazione può però diventare snervante.

Il mondo del lavoro al femminile oggi è frutto di lotte e progressi (e non) che la storia ci racconta; ciò che a mio avviso non è cambiato sono il supporto morale e l’accoglimento nei confronti delle donne dal momento in cui comunicano la gravidanza sul posto di lavoro fino ad arrivare al rientro, ed oltre.

Ci sarebbero centinaia di casi di ingiustizie su cui discutere che tante madri hanno vissuto, ma riportarli in questo articolo non avrebbe uno scopo ma instaurerebbe paure e preconcetti inutili (abbiamo parlato di mobbing in questi articoli)

Vorrei dedicare il mio pensiero alla parte emotiva della donna che mi sta leggendo, pronta a sostenere il ruolo di madre capace di amare la propria famiglia gestendo con abilità casa, finanze e legami ma allo stesso tempo si sente insicura e timorosa nel vedersi lontana dal proprio nido per un confronto esterno, poiché la maternità porta radicali e totali mutamenti nello spirito di una donna.

Ci sono tanti aspetti da valutare in base ai diversi casi, quando il momento di rientrare a lavoro è prossimo:

  • se si allatta al seno ci si dovrà preoccupare di come estrarre e conservare il latte per nutrire il cucciolo in propria assenza; bisognerà comunque affidare il compito in maniera efficace: esistono fonti attendibili quali OMS per informarsi insieme a consulenti e pediatri da consultare preventivamente.
  • si dovrà affidare il bimbo a nonni, a babysitter oppure a centri appositi donando piena fiducia a queste persone, spogliandosi di paure ed ansie: consiglio di parlare sempre chiaro e domandare senza indugio tutto ciò che si crede sia importante; nessuno ha il diritto di scegliere per voi e disattendere le vostre direttive.
  • se il bimbo è già svezzato potrebbero verificarsi alcune problematiche: anche in questo caso esistono fonti e figure in grado di supportavi per affrontare al meglio comportamenti (come lo sciopero della fame) rispettando sempre i ritmi del bambino.
  • si penserà a come gestire i momenti della nanna o della malattia: non esistono regole imprescindibili, è necessario assecondare un bimbo che fatica a prender sonno poiché addormentarsi significa abbandonarsi e farlo senza la mamma è prevedibilmente più difficoltoso. Esistono piccoli gesti con cui rilassare il bambino. Non abbiate paura di utilizzare permessi o congedi vari perché sono un diritto del lavoratore e nel caso di una madre rappresentano un punto saldo su cui far conto.mamma lavoratrice organizzazione

Una volta organizzati e messi a tacere questi dubbi di natura pratica, cosa rimane nel cuore della mamma che torna a lavoro?

Rimangono la sensazione di distacco e di un vuoto incolmabile; rimane l’inadeguatezza di chi vorrebbe trovarsi altrove perché c’è chi reclama la sua presenza.

Non temete queste emozioni, non trattenetele dentro di voi pensando di sbagliare, solo perché “la donna forte è giusto che lavori”. Non pensate che sarete meno madri durante le ore di lavoro, perché con il vostro supporto state contribuendo alle vostre finanze, anch’esse fondamentali per la crescita di un figlio.

Non dimenticate che al rientro sarà fantastico riabbracciare il vostro piccolo, coccolandolo e rendendolo partecipe del mutamento dei ritmi di entrambi.

Lasciate fuori dalla vostra casa ansie e stress del lavoro perché niente può nascondere il sorriso che nutre anima e cuore vostri e di vostro figlio e che porta serenità compensando ciò che è mancato.

Non perdete tempo in faccende domestiche perché crescere un bambino sereno e sicuro del ritorno della mamma non varrà mai meno di alcune camice stirate e di una cena ben fatta.

Ho vissuto anche io i momenti critici del rientro a lavoro e alcune volte, li vivo come una rinuncia ad assistere alla crescita del mio bambino; ma sono anche consapevole che sto dando il mio supporto sia a casa che in ufficio, sia come donna che come madre perché lo faccio con amore e rispetto, soprattutto nei confronti di mio figlio.

Fabi

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