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Don’t call me MAMMO!

L’identità è la consapevolezza del proprio essere che ci distingue gli uni dagli altri.

La figura paterna, in particolare durante gli ultimi anni, ha subito sostanziali tentativi di modifica alla propria figura sociale, alcuni andati a buon fine, altri meno. Il padre di una volta, quello per intenderci degli anni ’50, è ormai una razza in via di estinzione, probabilmente a motivo di questioni sociali che hanno portato la donna ad un livello differente, più prominente, finalmente riconoscendole la giusta e propria identità; alcune prerogative maschili sono divenute capacità femminili e certune doti femminili sono divenute pregi maschili: la gestione della vita domestica, della famiglia, dei figli, il lavoro, i rapporti nella società sono alcuni degli aspetti che sono stati ridefiniti per riuscire a far funzionare meglio quei meccanismi di vita familiare che oggi viviamo.

Ecco l’identità. Io sono padre, papà, babbo (non in quel senso…) e la mia identità mi differenzia da quella di mia moglie, la mamma, per l’impronta che lascio nella mia famiglia, in mia figlia. Non voglio passare per sessista, ma ci sono cose che per indole non sono scambiabili e che fanno di noi e del nostro modo di essere, persone uniche e distinte che riescono a mantenere l’equilibrio. Oh alla fine è come quando t’innamori di una persona: è anche quella differenza dei due caratteri che rende frizzante il rapporto e che lo mantiene vivo! Sai la noia dell’essere identici?! Se fosse così staremmo bene pure da soli…

mammo

Essere papà è stupendo comunque. Ancor prima, in verità, è essere compagno di vita che è fenomenale! Condividere ed essere complementari è una meraviglia e il riuscire ad essere un aiuto convenevole è una enorme gratifica.

Solo una piccola digressione personale, concedetemela: mia moglie è abbastanza autonoma in tutto e di solito non mi chiede mai di essere presente in qualche sua occasione particolare. L’altra mattina mi ha semplicemente mandato un sms con scritto “Vuoi venire con me, oggi? No vabbè ma se assolutamente non ti crea problemi…”. Alzo il telefono di servizio e dopo un paio d’ore sono con lei per starle vicino in ogni modo possibile.

Ad ogni modo… quando arrivano dei figli il masculo deve inevitabilemente ritarare le proprie prerogative riuscendo a levarsi i panni del padre fifties rimboccandosi le maniche per essere ancora più d’aiuto (cosa che non è del tutto naturale, ammettiamolo). Ecco che appena però il babbo inizia ad essere un po’ più materno gli si appioppa l’etichetta: il mammo.

Mammo: quel maschio beta (l’alfa s’era esaurito al supermercato) che usa il grembiule come mantello e la scopa alla Potter per dare man forte alla donna in carriera riuscendo ad essere al contempo nemico della polvere e pedagogo per i figli.

Qualcuno se la prende a male sta storia, forse perché non piacciono le etichette? O perché si sente in qualche modo preso per i fondelli? Boh. Per carità, non è simpaticissimo, ma chissene e per la cronaca forse gli rode pure alla mamma sentirsi “ma chi l’ha fatta la torta? Tuo marito???!!! Ma dai!” ‘na commedia.

Il bello è che alla fine non è che l’uomo certe cose non le sa fare e se le fa è un mito, semplicemente alle volte ci prende il piglio e facciamo qualcosa di speciale.

Sennò mica saremmo speciali, eh. Te lo prendi tu un Mastrolindo d’uomo che poi ti lascia senza far nulla a casa? Noi uomini vi vogliamo talmente bene che non vogliamo farvi annoiare mai e vi diamo tutto l’occorrente per riuscirci: calzini in giro per casa (adesso pure mia figlia ha iniziato a lanciarli dal letto, valli a riaccoppiare dopo), un po’ di sano disordine in cui ritrovare roba che pensavi t’avessero rubato in lavanderia… Però dovete ammettere che siamo bravi a sbalordirvi ogni tanto e che uno come noi non lo trovate tanto spesso in giro, perciò dai, andate un po’ a rilassarvi che ai figli per oggi ci pensa il mammo. Ups sorry, il babbo!

Ma alla fine i papà sono davvero speciali? Ve ne parlo qui.

Silvano Campanale

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