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Quando è l’ora di dire basta

max biaggi eleonora pedronSe la pensione è più o meno il traguardo di ogni lavoratore, per uno sportivo la parola pensione coincide spesso con  il momento più brutto e sofferto della propria carriera.

Ma molti atleti non accettano il ritiro e tornano alle competizioni, a volte con grandi risultati, vedi Max Biaggi, altre con prestazioni imbarazzanti. Storia di grandi rientri e grandi figuracce.

In gergo calcistico si dice “appendere le scarpe al chiodo”, ed è facile comprenderne il significato. Elio e le Storie tese, per i Mondiali di USA ’94, scrissero con il solito sarcasmo “Sunset Boulevard” (Il viale del tramonto) dedicata a Maradona. Finita la squalifica per doping a causa del famoso vizietto della cocaina, Diego si apprestava a giocare con l’Argentina nella massima competizione per nazionali, poi conclusa però dall’eccentrico campione con una nuova squalifica per cocaina, ma questa è un’altra storia. La canzone era un chiaro invito a smettere di giocare, suggerendo apertamente al Pibe de Oro “Appendile (le scarpe)! Campione! E lasciaci una buona immagine di te…” dove per immagine ovviamente si intendeva solo quella tecnico-sportiva.

Il senso è appunto quello: c’è un momento nel quale ogni sportivo deve dire basta, lasciare l’attività professionistica, salutare tutti e cominciare un nuovo capitolo della propria vita.
Può essere l’età, gli infortuni, la mancanza di ulteriori stimoli, il raggiungimento di tutti gli obiettivi, la stanchezza fisica e mentale o anche solamente la voglia di dedicarsi ad altro. I motivi del ritiro possono essere moltissimi ma è ovvio che prima o poi tutti gli sportivi devo affrontare quel fatidico giorno.

Succede però che dopo aver passato anni, se non decenni, a riempire casa di trofei di ogni sorta e aver finalmente iniziato a dedicare più tempo a moglie/marito e figli piuttosto che ad allenamenti e gare, alcuni grandi campioni si svegliano una mattina e decidono di tornare alle competizioni.

Noia ? Mancanza di adrenalina ? Assenza di interessi extra sportivi ? Il senso fosse di incompiutezza ? Soldi in meno che entrano ogni anno ? Come per il ritiro, anche il grande ritorno può avere tante motivazioni, certo è che non tutti hanno fatto bene i conti con se stessi e la propria disciplina.

Epic win o epic fail solo la storia potrà dirlo, ma ciciamola tutta, chi tra noi appassionati sportivi o meno non si è emozionato almeno una volta all’annuncio di un ritorno alle competizioni di un grande campione ? Rivedere il proprio idolo, o comunque un simbolo di una disciplina, che torna a calcare il terreno che lo ha reso celebre, amato piuttosto che odiato, temuto e rispettato, capace forse di aggiungere altra gloria a quella già conquistata, accende gli animi non poco. E porta solitamente allo sportivo e a chi gli ruota attorno un fiume di denari. Che poi son quelli che spesso fan muovere questi celebri ritorni, ma preferisco pensare che il più delle volte sia per sana voglia e mancanza di competizione dell’atelta.
Tant’è, la storia dello sport è piena di esempi di questo genere ma ovviamente solo alcuni tra loro hanno scaldato le folle più di altri. Parlo ad esempio di Muhammad AlÏ, Michael Jordan, Bjorn Borg, Michael Schumacher, fino appunto al più recente Max Biaggi.

Muhammad Alì, “il più grande”, simbolo eterno della noble art, tornò sul ring per cercare di riconquistare la cintura dei superwelter più di 2 anni dopo il suo dichiarato ritiro. Nato come Cassius Clay, venne incarcerato per aver rifiutato di servire l’America in Vietnam e una volta uscito di prigione cambiò fede e nome, dando vita ad alcune delle più belle ed entusiasmanti pagine della storia dello sport.
Epiche sfide contro alcuni dei più grandi boxeur della storia lo hanno visto spesso vincitore, ma quando nel 1980 e dopo quasi 2 anni inaspettatamente decise di riprovarci, venne sconfitto senza però minimamente macchiare la sua incredibile carriera.

In tempi più recenti (2010), Michael Schumacher non sopportò più di guardare i GP in televisione e dopo aver corso un po’ in moto e aver rischiar letteralmente l’osso del collo, non riuscendo a resistere alla sete di velocità decise di tornare alle corse dopo 4 anni di inattività. Non più sull’amata Ferrari (che non voleva rischiare che il fascino mediatico della cosa non portasse però a concrete vittorie) bensì sulla connazionale Mercedes. Due anni ancora per Michael a guidare bolidi tra lo scetticismo generale, ed infatti delle vecchie prestazioni nemmeno l’ombra, a partire dalle costanti paghe che prendeva dal giovane compagno Nico Rosberg. Cambiate le auto, cambiati gli avversari (più giovani, spericolati e strafottenti) ma soprattutto cambiato lui, invecchiato e quindi più “lento” di prima. Considerate le attuali condizioni di Schumacher (in stato vegetativo dopo un incidente sugli scii) meglio sorvolare sul flop del suo ritorno e ricordare solo i tantissimi bei momenti della vita di questo grandissimo.
La Formula 1 vide però un altro campione tornare alle corse dopo il ritiro, questa volta però con risultati ben differenti. Alain Prost infatti, dopo 2 anni lontano dai circuiti, tornò ad indossare casco e tutta e vinse un altro titolo mondiale, il quarto e ultimo della sua formidabile carriera.

Cambiando sport ma restando in tema motori, il romano Massimiliano “Max” Biaggi, dopo il secondo titolo mondiale nelle Superbike conquistato a 41 anni, che già resta una bella impresa, aveva finalmente deciso di smettere di correre e aveva iniziato a commentare i suoi ex rivali per la televisione. Ma dopo tre anni e qualche giretto in pista dopo e tanto sole monegasco con Eleonora Pedron e figli, Max torna per due gare. La prima in Italia, dove arriva due volte sesto (ogni gara è composta da due manche). La seconda gara in Malesia, e lì Max conquista uno strepitoso terzo posto, prima di essere sbattuto a terra nella seconda manche.  Chapeau. Un ritorno non a tempo pieno, ma a 44 anni ha dimostrato di essere ancora competitivo. Ma Biaggi sapeva di poter fare bene, si era allenato e aveva confrontato le sue prestazioni in prova contro gli avversari, un “rischio calcolato”, ma l’impresa resta considerata l’età sua e dei suoi avversari, ovvero circa 20 anni di differenza. Il perché del ritorno, anche se magari solo per due gare, Max lo ha spiegato così: “Per me è un gioco, ho voluto correre queste due gare per mettermi alla prova e capire quanto ancora vado forte. Alla mia età devi fare bene i conti, io ho provato a dimostrare a me, a tutti, che l’asticella può essere alzata di continuo. Ogni giorno si possono trovare delle nuove sfide che danno un senso alla propria vita.

Bjorn Borg e Martina Navratilova sono invece due miti del tennis, negli anni ’80 hanno vinto tutti principali tornei del mondo e hanno scaldato le folle come pochi. Anche per loro il ritiro ufficiale non coincise con quello definitivo, ma mentre la Navratilova furbescamente scelse il meno faticoso ed impegnativo doppio, lo svedese scelse di rientrare in singolo dopo 8 anni di inattività. Risultati ovviamente contrapposti: Martina detiene il record di più anziana giocatrice ad aver vinto un torneo dello Slam in coppia, Borg le ha prese da chiunque e oltre alle sconfitte s’è beccato pure una buona dose di fischi. Penso sia per questo che sono nati i tornei per gli ex professionisti: è giusto volerli rivedere ancora giocare ma please, fatelo tra voi ex.

Michael Jeffrey Jordan, il più grande cestista della storia, si ritirò persino 3 volte. La prima avvenne dopo la morte del padre e dopo aver già scritto il proprio nome nella storia del basket. MJ però non lasciò del tutto le competizioni e si dedicò al baseball, lo sport preferito di papà (…). Dopo 17 mesi e anche buoni risultati, Michael tornò all’amato basket e vinse altri 3 titoli NBA e conquistò altri record, giusto per dire che insomma, mica si era dimenticato come si giocava. Smise una seconda volta, poi tornò ma non nella “famiglia” dei Chicago Bulls, bensì a Washington nei Wizards. A 40 anni, e dopo aver ottenuto il record di giocatore più vecchio ad aver segnato più di 40 punti in una partita (!!!), “Air” disse stop per sempre.

C’è stato un momento nel quale l’epicità di questo sublime campione è emersa in tutta la sua grandezza, ovvero durante la premiazione come Migliore di Tutti i Tempi alla Hall of Fame. A 50 anni compiuti, alla fine del suo discorso di ringraziamento, davanti a tutto il gotha del basket americano e mondiale, con centinaia di giornalisti presenti e con milioni di appassionati davanti alla tv, il Re conclude dicendo dice che chi lo sa, un giorno potremmo vederlo ancora in partite ufficiali. Il pubblico comincia a ridere ma lui prosegue, serio nelle sue parole e splendido: “Non ridete, non ridete… mai dire mai, perchè i limiti, come le paure, sono solo un’illusione.

Bellissime parole e grande suggerimento per affrontare la vita con maggiore convinzione e determinatezza, una frase che porta speranza e spinge l’uomo a non arrendersi mai. E’ però vero, caro Michael Jordan, che ci sono dei limiti che non devono essere superati e sono ad esempio quelli legati al rispetto per i tifosi, all’amore dello sport e al senso della decenza, ovvero quando in piena coscienza si sa di non poter più essere all’altezza e il proprio egoismo, o la propria insoddisfazione, o il denaro ci spingono a rimetterci in gioco pur sapendo di non poterlo fare più. Perchè lo sappiamo, ai giorni nostri passare da acclamato campione a zimbello è un attimo, bisogna perciò valutare bene le conseguenze di un ritorno perchè spesso le scarpe è davvero meglio lasciarle attaccate al chiodo per sempre.

Vittorio Pessina

Categorized: Sport
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