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Il mentore: maestro o compagno di viaggio?

C’è una persona a cui fate riferimento nella vostra vita? Una persona modello, qualcuno da prendere come esempio o da cui farci ispirare, qualcuno da considerare come un punto di riferimento, un mentore.

Alcuni di noi ce l’hanno, altri forse ne avrebbero bisogno e altri invece lo sono a loro volta per qualcun altro.

Senza arrivare a citare situazioni di emulazione o identificazione – situazioni che ovviamente si verificano molto più di quanto immaginiamo – mi sono chiesta quanto possa contare o pesare l’opinione, il giudizio o anche solo il consiglio di un’altra persona nella nostra vita.

Avere una persona a cui facciamo riferimento può voler dire molte cose ma principalmente significa che esiste qualcuno – che conosciamo direttamente o meno – la cui opinione per noi è indiscutibilmente importante, ne ammiriamo il carattere, il modo di esprimersi, il fascino, le scelte e a volte addirittura lo stile, e non necessariamente solo quello legato al modo di vestire.

Ovviamente l’età conta moltissimo.

Da bambini i primi riferimenti sono i genitori o comunque i membri della famiglia, se parliamo di un ambito strettamente vicino, ma poi subentrano educatori e insegnanti che possono essere presi a modello o come punti di riferimento. Molto dipende dall’influenza che queste persone hanno sui nostri piccoli, dal rapporto che piano piano va instaurandosi durante quella che è una fase di crescita importante e di formazione del carattere. E poi, come tutti sappiamo bene, ci sono i personaggi della fantasia: un amichetto invisibile, il protagonista di qualche cartone animato o film d’animazione, veri supereroi per i quali tutto è possibile. Figure meravigliose che oltre a far leva su ammirazione e fascino, amplificano le potenzialità dei sogni.

Quando l’età dell’innocenza finisce, alcune persone che sentiamo a noi vicine continuano a restare punti di riferimento ma una volta superata la porta del mondo del lavoro, le carte si mescolano e ci si può imbattere nella figura del mentore: una persona ritenuta saggia e fidata i cui consigli e la cui esperienza sono pilastri solidissimi, al limite dell’impossibilità della messa in discussione.

Nella mitologia greca Mentore è un personaggio dell’Odissea a cui Ulisse affida il figlio Telemaco prima di lasciare Itaca per andare in guerra. Ulisse non ha idea di quanto tempo starà via da casa e dalla sua famiglia, non ha idea di cosa lo aspetti e di quanto gli sarà difficile tornare. Eppure prende una decisione come quella di mettere la vita di suo figlio nelle mani di un uomo di cui si fida totalmente: in questo modo Telemaco non resterà da solo ma avrà una persona fidata su cui contare, che gli starà accanto e lo aiuterà a crescere.

Durante un percorso di crescita professionale, la figura del mentore può essere molto preziosa perché da un lato rassicura e dall’altro è fonte di motivazione.

Alcuni di noi sanno individuare da soli la persona a cui affidare il ruolo di mentore: un collega o un superiore o addirittura il proprio capo. Per altri invece alcuni incontri del tutto casuali possono generare un tipo di rapporto che per entrambe le parti si svilupperà passo dopo passo: uno sarà mentore e l’altro sarà allievo.

Ho sempre pensato che il mentore sia più di un maestro: si tratta di una figura guida, la cui conoscenza è confermata e attendibile. Non è solo una persona che insegna, è molto di più: è qualcuno che ci cammina al nostro fianco, che ci trasmette un senso di fiducia e affidabilità, è colui o colei che ci aiuta a crescere e a diventare persone consapevoli, qualcuno che ci sprona a metterci in gioco e a trovare da noi la strada perché possiamo percorrerla fino in fondo.

Il lavoro di un mentore è carico di enormi responsabilità: essere guida di un altro essere umano, caricarsi della sua crescita, del suo percorso è – come si dice – tanta roba.

E nella sfera privata chi sono i nostri punti di riferimento?

A volte è un genitore, un fratello o una sorella più grande.

A volte sono gli amici, persone con cui ci si ritrova sullo stesso percorso a condividere la vita, persone che diventano quasi un’estensione della nostra famiglia di origine, persone che ci conoscono molto bene in profondità, persone che sentiamo e che sentono noi.

Anche per questo, diversamente dalla sfera lavorativa, può succedere che il rapporto sia a ruoli interscambiabili: l’uno e l’altro sono mentore e allievo allo stesso tempo. Entrambi hanno consigli da dare all’altro, entrambi possono contribuire alla crescita dell’altro crescendo a loro volta.

E’ un grande scambio di ricchezza.

Ogni rapporto personale, affinché sia autentico e funzioni per entrambe le parti, deve prevedere una grande condivisione: ognuno deve sentirsi libero di poter contribuire, è un rapporto a due sensi, un mettersi a nudo e in gioco assieme, un donarsi a vicenda dettato da quell’immensa forza che ci viene dal cuore che non sarà mai né misurabile né quantificabile.

Oggi mi guidi tu, domani ti guido io ma nel frattempo camminiamo assieme.

Ed è questa la chiave: il confronto con l’altro ci mostra punti di vista che non avevamo considerato, ci aiuta a guardare le cose da un’altra prospettiva affinché impariamo a pensare con la nostra testa, a fare le nostre scelte, a prendere noi la decisione che riguarda la nostra vita (o non a delegarla ad altri!) e ad assumercene ogni possibile conseguenza.

Se falliremo, sarà colpa nostra, incasseremo il colpo e avremo imparato una nuova lezione.

Ma se vinceremo, ci prederemo il merito e potremo festeggiare con orgoglio.

E con qualcuno accanto che ci ha creduto e che ha creduto in noi per tutto il tempo.

Qui è dove vi parlo della vera amicizia, di cosa significa crescere insieme, capirsi ed accettarsi.

Daniela Granata

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