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“Mio figlio è il migliore!” – Mamme che vogliono esibire i figli

C’è una differenza molto sottile tra la valorizzazione di nostro figlio, il riconoscere i suoi talenti ed incoraggiarlo ad esprimerli, e l’orgoglio cieco e smisurato di molti genitori, che vorrebbero sempre che venisse riconosciuto come “il migliore”.

“Ogni scarrafone è bello a ‘mamma sua” si dice a Napoli, ed ognuno di noi sa cosa vuol dire, per ogni genitore il proprio figlio è straordinario, bellissimo e speciale. Ma il nostro ego ci tende trappole insidiose ed è un attimo arrivare a giustificare ogni sua mancanza, esaudire ogni suo desiderio, permettergli di comportarsi in modo poco rispettoso verso gli altri; insomma, creare un piccolo mostro presuntuoso, egoista ed arrogante. La trappola più nascosta è quella che, solitamente, proprio i genitori che si comportano così sono altrettanto pronti a sminuire, denigrare e malmenare il pargolo appena non si dimostri all’altezza delle loro aspettative.

Ho ringraziato il Cielo un’infinità di volte, ultimamente, perché quando mio figlio era piccolo non esistevano i Social, e sono certa di avergli risparmiato un sacco di foto sdolcinate, di esibizioni ingiustificate; insomma sono sicura che avrei fatto dei danni, solo per mettere in luce me stessa, mostrando al mondo quanto fosse bello e bravo.

Nel corso degli anni ho verificato che il tempo ridimensiona il nostro orgoglio, ci restituisce tutte le manifestazioni di troppo sotto forma di delusioni e di aspettative mancate, ci dà dei gran bei calci nel sedere per aver dato importanza più all’apparenza che alla sostanza.Mio figlio è il migliore esibire i figli

In questo periodo ne sento davvero di tutti i colori, sembra che le mamme non abbiano altro da fare che sottoporre i propri figli ad un terzo grado, appena tornati a casa, per sapere cosa è accaduto durante il giorno, per poi correre a scrivere nel gruppo Whatsapp dei genitori: “Sapete cosa è successo oggi? Avete sentito cosa ha detto la maestra?” e dare quindi il via ad un delirio di messaggi di comari impazzite.

I primi giorni delle elementari mio figlio ha temperato tutte le matite colorate, fino a ridurle ad un centimetro, solo per avere un motivo per alzarsi ed andare al cestino, ed un suo compagno gli ha distrutto l’astuccio strappandoglielo in due. Ne ho parlato con lui e gli ho spiegato che non potevamo permetterci di acquistare un astuccio nuovo alla settimana, dicendogli che avrebbe dovuto avere maggior cura delle sue cose.

Ho una cara amica che, da trent’anni, fa la maestra e mi ha raccontato che quest’anno, avendo ricominciato il ciclo dalla prima elementare, riceve continue lamentele dai genitori, perché il figlio o la figlia tornano a casa senza matita o senza gomma, e le è stato detto chiaramente che “deve darsi da fare per controllare”. Sfido chiunque a controllare ogni singola matita di 23 alunni riuniti in una classe, a cui bisogna insegnare a leggere e scrivere nei tempi indicati dal Ministero, gestendo quelli che sono troppo timidi e piangono, quelli che sono esuberanti e parlano o si muovono in continuazione, quelli che non conoscono l’italiano, quelli che sono diversamente abili,  quelli che si appropriano delle cose degli altri e dicono “è mio”, il tutto senza preoccuparsi di finire quotidianamente nei messaggi Whatsapp delle mamme, ma cercando di insegnare ai bambini a diventare responsabili.

Lasciare che i bambini imparino dalle proprie esperienze, senza interferire continuamente, vuol dire rispettarli e dare loro la certezza che hanno la fiducia dei genitori. Le ricerche psicologiche degli ultimi anni evidenziano chiaramente che trasferire ai figli le proprie paure e tensioni irrisolte li rende eterni bambini, incapaci poi di reggersi sulle proprie gambe e di immaginarsi un avvenire in cui non siano sempre sotto l’ala protettrice di mamma e papà.

Accettare che i propri figli siano “normali” anziché straordinari campioni da esibire richiede accettazione di sé, poiché solo chi ha stima di sé eviterà di doversi “rifare” a spese dei propri figli.

L’unico desiderio che dovremmo avere sarebbe quello di avere dei figli felici (vedi gli articoli “Amare tuo figlio significa renderlo libero” 1° parte e 2° parte) e, per fare questo, dovremmo aver imparato ad ESSERE felici (“Amare se stessi per poter amare gli altri).

Solo lasciando ai nostri figli la possibilità di commettere errori potremo renderli autonomi e sicuri di sé. Si impara sbagliando!

Valeria Pisano

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