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Mamme e mobbing, l’accoppiata perdente

Mamme e mobbing, ne avevo sentito parlare ma pensavo che nel 2015 fosse un argomento ormai demodè, con tutto quello che in Italia si è fatto per le donne, dalle raccolte fondi contro il cancro al seno alle quote rosa, molte sono le iniziative tutte al femminile.

Ed invece mi ritrovo a scrivere questo post dopo aver letto l’ultima confidenza di una cara amica che con sofferenza mi racconta della sua esperienza. Molte donne, una volta avuto il primo figlio, si ritrovano in situazioni di difficoltà, a tutte, o quasi, viene fatto notare come il lieto evento le abbia cambiate, quasi come se in quella sala parto avessimo subito una lobotomia anziché aver generato una vita. È ormai diventata una consuetudine, quella del mobbing rosa, che  porta molte donne al primo figlio ad abbandonare il posto di lavoro prima del compimento dell’anno del bimbo (27% nel 2012).

Con gli anni il mobbing si è evoluto, è diventato più subdolo, tanto che molte donne nemmeno si rendono conto di essere vittime di mobbing perché capi pronti alla critica facile, discriminazione, abusi psicologici, angherie, vessazioni, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc. sono spesso diffuse nelle aziende.

Per ribellarsi è necessario chiedere aiuto, oggi ne parliamo con Alessandra Inchingolo, avvocato che si occupa principalmente di diritto penale e del lavoro e madre di una splendida bimba di 28 mesi. 
 
Mobbing
 

1)  Cos’è il Mobbing?

Il Mobbing si concretizza attraverso qualsiasi condotta vessatoria, reiterata e duratura, individuale o collettiva, messa in atto sul posto di lavoro nei confronti della vittima (spesso una donna appena diventata madre) ad opera di superiori gerarchici e/o colleghi oppure nei confronti di un superiore da parte di sottoposti, che sfocia in violenza fisica o psicologica, diretta ad annientarla e svilirla, come persona e come lavoratore.

In alcuni casi si parla di Bossing poiché viene attuata una precisa strategia aziendale finalizzata all’estromissione del lavoratore dall’azienda. Sovente accade che chi subisca mobbing si ammali di patologie ansiogene e disordini da stress post- traumatico.

2) Il mobbing rosa esiste e dove si concentra?

Spesso il mobbing si tinge di rosa. Infatti le donne animate da uno spirito di rivalsa, dalla frustrazione sessuale e sociale, incapaci di solidarizzare tra loro, innescano una conflittualità con le proprie colleghe o dipendenti. Aggrediscono con il pettegolezzo, le ingiurie, le diffamazioni arrivando a strumentalizzare fatti della vita privata per screditare.

Nel mobbing rosa la maternità è vista come un problema, soprattutto quando il capo è donna. La logica è quella di prendersela con i più deboli.

Essere donne lavoratrici e mamme richiede un grosso sforzo organizzativo, è vero, tuttavia le donne oggi riescono a stare al passo e dimostrano una grande resistenza ai carichi di lavoro, di qualunque natura essi siano. Questo, purtroppo, viene percepito in maniera negativa, sia perchè diviene fonte di invidia, sia perché stimato alla stregua di una malattia invalidante
Recenti studi hanno altresì rivelato che i luoghi in cui sarebbe più diffuso il mobbing al femminile sarebbero soprattutto le banche, gli ospedali, le aziende in genere, le agenzie pubblicitarie e di comunicazione e le università.
Luoghi in cui, per ricoprire posizioni professionali di prestigio, di direzione e di responsabilità, spesso la donna si vede costretta a fare delle rinunce soprattutto sul piano della sua realizzazione personale, privata come donna madre e moglie. Pertanto vive un quotidiano conflitto che giorno dopo giorno influisce negativamente non solo a livello professionale aumentando i livelli di aggressività, ma col tempo può far scaturire un vero e proprio disagio personale psicologico.

3)  Perché avviene il Mobbing?

In genere il comune denominatore nei casi di mobbing è la sussistenza di una situazione organizzativa e aziendale compromessa. Ciò genera un disordine insieme alla assenza di trasparenza, scarsa attenzione per la meritocrazia che inducono a favorire la genesi di squilibri organizzativi, conflitti e comportamenti discriminatori. A loro volta gli squilibri, i conflitti e le discriminazioni preludono alla designazione di un capro espiatorio o di una vittima.

4)  Cosa si può fare per contrastare il Mobbing?

Innanzitutto per contrastare il mobbing è essenziale denunciare.Ma questo deve diventare un interesse di tutti. A partire da una maggiore sensibilizzazione e responsabilizzazione sul problema del mobbing, fino all’adozione di protocolli da parte dei datori di lavoro che prevedano misure di contrasto al mobbing che, per di più, rappresenta un costo sociale e influisce negativamente sulla produttività del lavoro. Da un punto di vista legale, appare essenziale la sollecita e quanto più completa raccolta di prove utili a dimostrare, all’occorrenza, sia l’intento persecutorio nella condotta del datore di lavoro sia i danni da ciò derivati.

Dunque, a partire dall’opportunità di redigere un diario personale su cui annotare fatti, date e persone fino alla raccolta preventiva di prove documentali (lettere, e-mail, comunicazioni interne, certificati medici e prescrizioni, ecc). Importanti anche le prove fotografiche, le registrazioni meccanografiche e fondamentale l’individuazione di testimoni (congiunti e parenti). A ciò si aggiungano gli accertamenti clinici di carattere sociologico e psicologico in assenza dei quali è impossibile dire con certezza se ricorra o meno un caso di mobbing.

Mamme e mobbing è ancor più un’accoppiata perdente se a generare queste situazioni sono le donne, quando questo accade noi donne perdiamo doppiamente la nostra entità femminile. Non mollare, non andarsene è un insegnamento per i nostri figli, è un’eredità che lasciamo loro di un mondo un po meno ingiusto

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Categorized: Legge
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La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

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