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Come invididuare mobili ecologici nella giungla delle pubblicità?

Se avete deciso di arredare la vostra casa con mobili ecologici, armatevi di forza e coraggio: vi troverete a vagare nei labirinti delle pubblicità di mobilifici e aziende che usano e abusano di slogan e “comunicazione green”.

Se avviate una ricerca in rete sull’arredamento ecologico, verrete sommersi da una varietà di prodotti e offerte in cui non è facile districarsi, con il rischio di acquistare un prodotto, attratti dalle parole e dalle immagini accattivanti che lo accompagnano.

Eccovi alcune riflessioni, per invogliare a un maggiore spirito critico.

Partiamo dal presupposto, che qualunque attività umana ha un impatto sull’ambiente e che un oggetto, per sposare la filosofia della sostenibilità, va analizzato in tutti i suoi aspetti: materiali, finiture, componenti e accessori, processo produttivo, trasporto, commercializzazione e smaltimento a fine uso. (In termini tecnici è necessario valutare la sua impronta ecologica, intesa come indicatore del consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle).

Quindi la  domanda da porsi è “chi certifica” e “cosa” viene dichiarato nelle pubblicità?

Per esempio, alcune aziende affermano di usare legname europeo o nord-americano certificato.

Che tipo di legno? Certificato FSC (Forest Stewardship Council) o PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) e/o altri? Non basta la certificazione della foresta di provenienza, ma necessitano informazioni sicure su tutte le lavorazioni intermedie, dalla segheria al produttore di semilavorati, fornitore dell’azienda.

Cosa vogliono dire alcuni produttori definendo i loro prodotti “frutto di un pensiero bioecologico”  “mobili sani”?  Sulla base di quali requisiti oggettivi l’azienda sostiene di produrre mobili nel rispetto del benessere dell’uomo e dell’ambiente?

Il lavoro di marketing spesso non è finalizzato a valorizzare aspetti tecnici ed oggettivi dei prodotti proposti, ma si concentra più su parole vuote e generiche del tipo: “mobili Bio: natura e felicità”, “le nostre camerette Bio rendono i vostri bambini sereni”, “nessun taglio illegale, siamo rispettosi della natura e dell’ambiente”, “stile di vita a misura d’uomo”…

Chi garantisce sull’emissione di sostanze nocive, sostanze ureiche o fenoliche e la totale assenza di formaldeide? Quali basi scientifiche vengono prese in considerazione?

Leggi anche Come dare un’impronta ecologica al nostro quotidiano con i piccoli gesti

Tante volte si sente affermare: “Optate per prodotti a km zero, regionali, nazionali o almeno Made in Europe: l’impatto ambientale dei trasporti si alleggerisce e gli standard di qualità sono più alti rispetto all’arredamento di dubbie provenienze”. Made in Europe? Già facciamo fatica a definire il “Made in Italy”, figurarsi  Made in Europe.  Comunque sia, la questione del trasporto è seria, e viene preso in considerazione da protocolli riconosciuti tra i quali LCA e LEED.

Un altro problema frequente è la presenza di certificazione sulle singole materie prime utilizzate, ma la mancanza di quelle legate  al prodotto finito in azienda, non considerando così  la fase di assemblaggio.

Concludendo, non è il caso di scoraggiarsi e rinunciare,  ma dobbiamo essere più informati e consapevoli.

Perché il termine “arredo ecologico” non sia una parola  priva di significato, necessita una marcatura completa e accreditata a livello internazionale e informazioni verificate sul ciclo di vita.

 

Diffidiamo quindi di prodotti senza Certificazioni Ambientali di Prodotto di Terza Parte rilasciate da Organismi di Controllo accreditati sulla base di requisiti internazionalmente riconosciuti, quali  GreenGuard, EPD, Ecolabel, Angelo Blu, ecc. o di Certificazioni di Processo quali ad esempio SA 8000 (Certificazione di Processo che garantisce “il rispetto del benessere del lavoratore”) o ISO 14001 e/o EMAS (Certificazioni di Processo che garantiscono “il rispetto dell’ambiente” circostante al sito produttivo in cui avvengono determinate lavorazioni).  Altro riferimento importante sono i protocolli per l’edilizia sostenibile che si stanno sempre più diffondendo sul mercato quali ad esempio: LEED, Casaclima, GBG Home, Breem, Itaca, ecc.

Amici dell’ambiente non ci si improvvisa!

Valeria Masera

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