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Natale Solidale. Buone azioni che arrivano dal cuore

 

Natale buone azioniSe pensiamo ad un colore da abbinare al Natale viene spontaneo pensare al rosso. Rosso Coca Cola, se lo vediamo dal punto di vista del genio creativo e commerciale di chi ha avuto la capacità di trovare un colore perfino per questo momento. 

Ma Natale per i cattolici è qualcosa di più, qualcosa che con l’Avvento prepara ad un momento importante, spirituale, per chi crede in quel Dio che in alcune parti della terra è conosciuto con il nome di Gesù. Purtroppo il momento storico è complicato dal punto di vista della religione e il Dio in cui ognuno crede, spesso è strumentalizzato per raggiungere altri scopi.

Ma non è questo l’argomento che voglio affrontare e Dio per quanto mi riguarda, è tutto ciò in cui ognuno dovrebbe essere libero di credere, per condividerne i valori assoluti, nel bene di tutti e che una religione dovrebbe essere in grado di offrire ai propri credenti a garanzia di una vita sana e saggia. Cosa che spesso non vedo o meglio, non come dovrebbe. Credere in un’entità “astratta” è sempre stato qualcosa a cui, fin dalla notte dei tempi, ogni essere umano ha affidato le proprie sorti quando le speranze sono venute meno e in certi casi, questo, è uno degli aspetti positivi della questione.

Io ho fatto il collegio dai Salesiani. Un percorso lungo e complicato da affrontare quando da adolescente vedi le regole come qualcosa di noioso da rispettare. Ma è stato formativo e istruttivo, grazie anche agli insegnamenti dei miei genitori, che con i loro limiti mi hanno fatto capire quanto sia importante nella vita avere una propria idea.

Credere è qualcosa che mi ha dato infatti un motivo per vedere al di là di ciò che le mie capacità erano in grado di capire. Non parlo di Chiesa, perché ci sarebbe molto da dire anche su questo argomento, parlo di credere. 

Credere in se stessi, per essere parte di una società che è fatta di individui, in carne ed ossa, capaci di sentirsi utili per il bene comune. Consapevolmente.

Conoscete i Rapa Nui? Gli antichi abitanti dell’isola di Pasqua, quelli che hanno costruito i Moai, le statue strane di pietra che oggi sono famosissime in tutto il mondo?

Bene, perché vi cito questi? Perché per la loro presunzione, per volere ad ogni costo erigere i monoliti più grandi di tutti, hanno distrutto l’habitat naturale che avevano a disposizione, arrivando addirittura ad estinguersi. Ecco, questo è il senso del bene comune. Non pensare solo a se stessi ma rendersi conto che con le proprie azioni, cambiamo le sorti del bene comune.

Comune. Oggi quando usiamo questa parola pensiamo ad un edificio, ad una fascia tricolore indossata durante le cerimonie ufficiali, a un termine ormai perso tra le logiche politiche a discapito di quelle etimologiche, lungo una scia di secoli nei quali lentamente si è abbandonato il vero significato da cui deriva. Il bene comune appunto, partecipazione, riunirsi per un fine utile a tutti.

Ma è Natale e quindi siamo tutti più buoni. Perché pensare alle cose brutte?

Facciamo gli auguri, magari a persone che non si sente da mesi o addirittura anni. Si pensa ai regali, angoscia di chi non ha tempo e testa per capire di cosa avrebbero bisogno le persone che ci stanno vicine. Cose, appunto. Cose che si comprano con i soldi e che per averli è necessario del tempo, quello che si passa lavorando, cercando ad ogni costo di farne di più per potersi permettere altre cose, sempre e solo cose.

Intanto il tempo passa e le cose pure, con le mode, le abitudini e si perdono invece i momenti, i ricordi, il tempo, quello di valore, passato invece ad ascoltare, a vivere, a conoscere, per imparare qualcosa di nuovo, per sapere cosa avrebbe più senso, cosa avrebbe bisogno davvero chi ci sta accanto, imparando a riconoscere ciò di cui non si ha realmente bisogno. Alle cose diamo più valore che al sentimento o peggio, più le cose sono tante e di valore, più assume importanza il sentimento. Paradossale se ci pensate.

La festa è una data sul calendario. Il momento invece è nel nostro cuore, sempre, ogni giorno. Ma davvero abbiamo bisogno di una ricorrenza per ricordarci chi siamo e delle persone a cui vogliamo bene? Ma quanto bello sarebbe arrivare a casa un giorno qualsiasi con una cosa, banale, semplice, un gesto, anche una frase, un fiore, un’esperienza, per dimostrare quanto è più vero un sentimento rispetto ad una cosa?

Ma quanto bello sarebbe insegnare ai bambini che il giocattolo a cui loro tenevano tanto e che ormai è dimenticato nell’armadio, potrebbe rendere felice un altro bambino che non ha avuto la stessa fortuna? Fateglielo donare se desidera avere una cosa nuova. Insegnate loro il vero senso ed il valore del dono e delle cose. Fatelo scegliere, perché non si può avere tutto.

Io non ne ho avuto molta di fortuna nella vita ma ho avuto nonostante tutto quello che mi serviva, anche se in quel momento mi sembrava una ingiustizia. Ma quando da adulto mi sono trovato a perdere tutto per errori commessi o subiti, non importa come ma con il culo a terra, per non aver costruito la mia forza su un bene prezioso come può essere il credere in se stessi, riconoscendo i propri limiti beh, a quel punto ho capito il senso di ciò che ho imparato dalle presunte ingiustizie. E mi sono rialzato, per ricostruire, ripartendo dal valore che dovevo dare alle cose ma soprattutto dal valore di ciò che mi faceva star bene.

Il valore del regalo non ha lo stesso significato del gesto, dell’attenzione che si deve avere nel dare un senso a tutto questo, quello umano e vero. Un valore che ha un senso comune appunto, quello che si assume con l’atteggiamneto, quello che bisogna ricordare di dare a ciò che facciamo, per non perdersi solo nel proprio compiacimento.

Se il Natale per voi non è solo un momento religioso (per chi crede in Dio), un buon proposito a mio avviso, parlo per esperienza personale e diretta, è dare comunque un senso e un valore al gesto. Io non so cosa siate abituati a fare in questo periodo e sono certo che molti di voi saranno molto più preparati di me da questo punto di vista ma permettetemi di condividere lo stesso il mio pensiero.

A Natale proviamo ad insegnare ai più piccoli che per avere, bisogna dare. Insegniamo loro il valore della rinuncia, della scelta. Facciamo vedere cosa vuol dire non avere e cosa vuol dire lottare per raggiungere un obiettivo. Ve lo dice un figlio, anche se non sono padre. E se avessi capito questo in tempo, avrei potuto forse evitare certe sofferenze. Ma nella vita se non si cade, non si potrà mai capire realmente cosa fare per restare in piedi.

L’ho capito tardi ed ho pagato personalmente. Il vero obiettivo non è avere dunque, arricchirsi, pretendere. Il vero obiettivo è sapere, capire, con consapevolezza.

Sono stato pesante lo so ma abbiate pazienza, il Natale quando arriva arriva ed io ho deciso più volte di rinunciare ad alcuni “momenti di festa”, per donarli a chi nella festa vede solo un opportunità in più per mangiare o stare al caldo con qualcuno che si accorga di lui. Momenti in cui pensi di donare mentre invece è esattamente il contrario.

Quest’anno ho deciso però di andare a trovare mio nipote. Abita molto lontano da me e anche lui ha bisogno dello zio marinaio, anche se ho una sorella attenta e buona educatrice, che gli ricorda… di non fare quello che fa lo zio, a meno che non siano secondo lui le cose giuste. Accidenti, avrò pur imparato qualcosa anche io da insegnare, o no? Mi faccio bacchettare anche da mia sorella. Vabbè, nessuno è perfetto. E’ il mio karma.

Se conosci il tuo mare, saidisale.

Buone feste 😀

Aldo.

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