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Per non essere la prossima

Lo ammetto, anche io mi ero fermato in superficie. Avevo letto del divorzio tra Amber Heard e Johnny Depp avendo il classico moto di reazione che ho di fronte al gossip.

Un disinteresse astrale. Ma poi ho approfondito. E c’è poco da ridere. Siamo ancora al campo delle accuse presunte. Ma l’attrice dopo quindici mesi di matrimonio ha detto basta, presentandosi davanti ai poliziotti con una forte prova a carico del pirata dei Caraibi. Un livido sullo zigomo. A far traboccare il vaso è stato un telefonino lanciato in piena faccia, meglio di un professionista di baseball.

Una linea impercettibile, eterea c’è. Per tutti, magari anche in questo momento. Quella che arriva dopo mesi di discussioni sterili, di pregiudizi che iniziano ad essere cacciati fuori dal frigo la mattina insieme al latte per la colazione. E finchè ti interessa ti ci arrovelli, litighi, urli. Ovviamente se sei una persona per bene non alzi un dito, magari mandi in frantumi il vaso regalo di nozze di zia che tanto odiavi e non vedevi l’ora.

Poi basta. Poi arriva una linea coerente di silenzio, oltre la sopportazione, oltre le parole che definiscono i difetti. Si agisce, spesso mettendo un passo dietro l’altro e una valigia sull’altra.

Nella normalità grottesca del rapporto che finisce è quasi tutto da copione. Poi si elabora un lutto. Ma in un rapporto in cui una volta entra la violenza, è come se entrasse un’amante perfida e particolarmente cattiva. Non se ne va fino a quando non ha ottenuto qualcosa. Solo che la violenza è quasi più ingorda dell’amore, che a volte nelle giornate di stanca si accontenta di piccoli gesti quotidiani e del bacio della buonanotte “che stasera non ho voglia”.

La violenza affama e pretende. Amber ha avuto un coraggio che altre donne hanno nell’anonimato. Sono quelle che pensano di trovare il principe azzurro e invece trovano l’uomo nero. All’inizio l’incrinatura per una spinta di troppo, per un livido di chi ha stretto troppo vengono messi nel catino dell’illusione di cambiare. Ma chi usa le mani non cambia, a meno che immediatamente, dalla prima volta non chieda veramente aiuto. Il complesso da crocerossine in alcune donne arriva all’estremo sacrificio, lo si fa per figli e per un amore che spesso è più immaginario, visto che dal sogno ci si risveglia a suon di schiaffi.

A quel punto si dice basta, Amber ha solo avuto il privilegio dei riflettori, ma servono magari a noi, per capire come va un addio per troppe mani alzate. Un pomeriggio con un ubriaco, che straparla, che biascica, un telefonino scagliato. E si può capire quanta decisione serva per non essere una vittima.

Perchè oggi è stato un cellulare tirato come un sasso, ma domani? Tanta decisione serve. Per non essere la prossima di un elenco, Amber ha scelto di finire sotto i riflettori, persino di beccarsi delle critiche per averlo lasciato. Ma lei, forse inconsapevolmente, è il simbolo di chi dice basta, perchè forse dopo un addio si elabora un lutto, ma non deve essere quello per la propria morte.

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