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Non mollare e ricominciare da zero: come fare

Come fare a non mollare

Questo articolo è per tutti coloro che stanno per rinunciare, per mollare, per arrendersi.

Qualunque sia la vostra situazione – privata, lavorativa, sentimentale o di salute – in questo momento della vostra vita, sicuramente vi trovate nel bel mezzo di una battaglia che vi sta logorando e se state pensando di mollare tutto, significa che la battaglia non è iniziata un minuto fa e che forse ne avete davvero abbastanza.

Vi trovate in un momento che sta durando da troppo tempo, in cui ogni sforzo vi sembra inutile o inconcludente, più vi battete più vi sentite mancare energie, più ci provate meno risultati ottenete e le cose non si smuovono nella direzione giusta.

Giusta per voi.

Sicuramente siete stanchi e provati, anche mentalmente, e non perché “afflitti” sia meno importante ma perché se siete stanchi significa che afflitti lo eravate già prima di stancarvi.

E molto probabilmente siete anche un po’ arrabbiati e la voglia di andare avanti vi è scesa già sotto le caviglie, manca pochissimo perché finisca sotto le scarpe e mandiate tutto a quel paese.

Così magari è la volta buona che tutto ciò che in questo momento vi pesa addosso come un macigno giunge a una definitiva fine.

Sono mesi, magari per qualcuno di voi anche anni, che vi battete e lottate con tutte le vostre forze per cambiare le cose: vi trovate in una o più situazioni sempre più al limite, le persone con cui vi tocca avere a che fare vi soffocano, vi sentite incompresi e soli, stanchi e nervosi, appesantiti lungo quei passi sui cui vi trascinate ormai giorno dopo giorno. Ci avete provato e non è servito, avete tentato di nuovo e non ha funzionato, poi vi siete domandati se foste nel giusto e fossero gli altri o il mondo attorno a voi ad avere ragione e la corretta visione.

Allora vi siete fermati un momento a pensarci, a riflettere, a riconsiderare il vostro punto di vista ma nel frattempo le cose prendevano una direzione sempre più storta o lontana o comunque non adatta a voi.

E avete ripreso a lottare, a fare nuovi tentativi, cercando di aggiustare il tiro, rivedendo la strategia, il vostro metodo di valutazione delle persone e il vostro approccio, nonostante il buio, il vento contro, il fiato logoro e il cuore a pezzi.

Ma le cose non sono cambiate, anzi: nella maggior parte dei casi sono andate peggiorando, soprattutto perché, mentre voi rallentavate, il tempo della battaglia aumentava e si dilatava sempre di più: da un lato non riuscivate a tenere il ritmo, dall’altro ciò che pensavate potesse durare una frazione di secondo, ha assunto una durata che vi pare ormai infinita e insostenibile. Così, mentre stavate a pensare e a riflettere, a prendervi una sorta di pseudo-pausa che non vi è servita a nulla, la situazione è andata attorcigliandosi sempre di più, alcune persone vi hanno persino abbandonato, senza contare quelle che invece vi stanno sempre più addosso come famelici parassiti che si nutrono di ciò che rimane di voi e della vostra vita.

Siete nel vicolo cieco.

E allora si, dai, l’idea di mollare tutto quanto vi ha sfiorato e ha generato nuove domande: ma tutta questa fatica, questo lottare disperatamente, questo essere giunti a un livello di sfinimento che vi deprime, che vi rende deboli e stanchi, che vi consuma di più proprio quando fate l’ennesimo sforzo, come se fosse un dispetto o una ripicca chiaramente nei vostri confronti, tutto questo serve? Ha un senso?

Non avete la risposta, perché forse nessuno ce l’ha.

E fondamentalmente siete sempre convinti che finché non arriverete al risultato in cui sperate, continuerete a pensare che, pur nella più devastante stanchezza, anche con le lacrime esaurite, se ci fosse anche solo una minima possibilità di riuscita, voi la cogliereste e sareste pronti.

Quindi un senso c’è.

Ma quando l’immagine nebulosa di questa possibilità evapora perché la realtà vi riporta coi piedi per terra, siete ancora voi con i vostri muscoli logori, la mente stanca, il cuore che chiede tregua.

Ed è questo che siete, è questo che avete, è qui che vi trovate, a questo punto della vostra vita.

Ed è il punto in cui l’idea di mollare non è più un pensiero passeggero: è qualcosa che incessantemente ritorna a voi come un riflusso, come una mareggiata lenta e incessante fatta di onde che arrivano e si schiantano contro la battigia una dopo l’altra. Voi siete la battigia, le pietre e la sabbia che ogni onda strappa e trascina avanti e indietro piallandone la forma, risucchiandovi verso il fondo, privandovi della vostra energia vitale.

Avete raggiunto il punto della resa, non ce la fate più.

Dite grazie.

Non riuscirete mai a saldare tutti i debiti che avete accumulato, non avrete quella promozione per cui avete sudato tanto, non riuscirete a fare anche un secondo lavoro perché il primo non vi basta, non vi sarà possibile da soli ricucire un rapporto distrutto, non sarete in grado di far tornare da voi coloro che hanno scelto di abbandonarvi, non potrete rivivere una situazione ormai passata per evitare gli errori che avete commesso, il figlio a cui avete rinunciato non tornerà da voi solo per azzerare i vostri rimorsi.

La linea del tempo scorre solo in avanti, indietro non si torna.

Il filo sottile di questa vita procede solo in un senso, non ce ne sono altri per fare deviazioni verso rotte e mondi alternativi.

Siete voi nella vostra vita, non ci può stare un altro al vostro posto.

La vita non ha supplenze.

Perciò, dopo svariate notti insonni, avete deciso che è ora di mollare, di togliere il piede dal pedale, tirare il freno a mano, spegnere tutto e scendere.

Basta.

A tutto c’è un limite.

In fondo dovete vivere, no?

O volete sopravvivere soltanto?

State finalmente per mollare la presa, pensateci bene: come vi sentirete?

Semplice: starete già meglio appena messo il piede giù dalla giostra, potrete tirare prima un sospiro di sollievo e poi il fiato, esattamente in questo ordine.

E cosa vi sentirete dire?

Semplice: che avete preso la peggiore delle decisioni, che non siete stati in grado, che non avete fatto del vostro meglio, che non avete dato il massimo, che non siete niente e nessuno, che valete zero.

E che siete stati abbattuti, mandati al tappeto, che avete fallito, su tutti i fronti. E sarà come scendere dall’auto della vostra vita e venire investiti in un nanosecondo da un transatlantico.

Si sbagliano, dite loro grazie.

C’è un momento in cui mollare la presa non vuol dire fallire.

Si chiama lasciare andare: cose, situazioni, luoghi, persone. Vuol dire cambiare direzione, cercare un nuovo punto di vista, smetterla di fare cose che ci fanno sentire come non vogliamo sentirci, chiudere certe porte lasciate aperte che ormai cigolano e non fanno più nemmeno corrente. Vuol dire rivedere obiettivi e mettere a fuoco ciò di cui abbiamo davvero bisogno, di più e meglio. Vuol dire allinearci con noi stessi, non con gli altri, seguire il nostro ritmo, non quello degli altri, farcela con le nostre forze e smettere di sottostare al prepotente volere altrui.

Vuol dire fare innovazione nella propria vita.

Significa scegliere di scegliere, smettere di essere soggetti a situazioni e persone che ci rendono barcollanti fantasmi di noi stessi e ci vogliono dipendenti da loro.

Dite loro grazie.

Significa ridimensionare situazioni, rivedere il nostro modo di investire il tempo a disposizione e l’energia vitale che ci appartiene, disfarci di ciò che non ci serve e che troppo spesso ci fa camminare strisciando i piedi e, a volte, non solo quelli.

E probabilmente significa anche ridurre il numero dei contatti che hanno reso la nostra cerchia di “amici” una sterile lista di persone che non sentiamo mai nemmeno per gli auguri di Natale e optare per le persone che davvero amiamo e che tengono a noi, quelle positive, gli amici, quelli veri.

Quelli che hanno continuato a starci a fianco e a fare il tifo per noi anche mentre ci trascinavamo sui gomiti.

E quello che gli altri chiameranno il vostro fallimento, per voi sarà rinascita.

Dite loro grazie.

Con un coraggio che non credevate di avere, vi rialzerete dal tappeto per stare in piedi, per camminare con le vostre gambe e sarete più forti.

Ma soprattutto sarete pronti a ripartire da zero.

Dite grazie e lasciate andare, di niente e nessuno sentirete la mancanza.

E scoprirete di avere molto più fiato e che un cuore pompa più vita se respirate al ritmo di voi stessi a pieni polmoni.

Ps. Ringrazio Gabriele Romagnoli per il suo straordinario e illuminante libro Solo bagaglio a mano, letto tutto d’un fiato su un volo aereo di poco più di un’ora: perché “less is more and much better”.  

Daniela Granata

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