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Olio di palma : cos’è e perchè fa male

E’ ormai da diversi anni che si parla criticamente dell’utilizzo dell’olio di palma nei prodotti alimentari e che ognuno ha da dire la sua.

Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza e di capire cos’è, dove e perchè viene utilizzato e come davvero possa fare male a noi e all’ambiente.

Olio di palma : cos’è e perchè ha così grande successo nell’industria alimentare

L’olio di palma è un grasso di origine vegetale ricavato dalla spremitura della polpa del frutto della palma da olio.

L’olio di palma è utilizzato in moltissimi prodotti alimentari (prodotti dolciari, creme, biscotti, piatti pronti e latte artificiale) e cosmetici (saponi, creme e shampoo); l’unico ambito dove non viene impiegato è quello dei combustibili perchè la United States Environmental Protection Agency lo ha escluso dai combustibili ecologici a causa del fatto che le sue emissioni non rispettano i limiti di riduzione dell’impronta di carbonio richiesta per i biocarburanti.

A renderlo uno degli ingredienti maggiormente diffusi contribuiscono le sue peculiari caratteristiche: a differenza dell’olio di oliva e di semi, che “rammolliscono” i prodotti e li deteriorano rapidamente, il grasso dell’olio di palma è in grado di resistere a lunghi tempi di stoccaggio, all’esposizione al calore ed alla conservazione in contenitori non perfettamente chiusi senza deteriorarsi e irrancidire.

Olio di palma : perché fa male all’ambiente e alle persone

Da un punto di vista ambientale l’impatto dell’uso dell’olio di palma è sicuramente indiscutibile:

  • negli ultimi anni gran parte delle foreste pluviali del sud-est asiatico sono andate perse per far posto alle coltivazioni di palma da olio;
  • la popolazione locale, oltre a perdere il suo habitat, è oggi diventata forza-lavoro senza diritti, sfruttata dalle multinazionali agro-alimentari per lavorare nelle piantagioni di palma da olio a basso prezzo;
  • la fauna locale come ad esempio la tigre Malese e di Sumatra ha subito una forte riduzione del numero di esemplari;
  • l’abbattimento di porzioni sempre più ampie di verde aumenta anche la produzione di gas responsabili dell’effetto serra ed il consumo d’acqua, di fertilizzanti, di pesticidi.

Per quanto riguarda l’eventuale tossicità dell’olio di palma come ingrediente alimentare, l’Istituto superiore di sanità si è così espresso:

Esiste una vasta letteratura scientifica che da tempo mette in evidenza con certezza l’associazione tra consumo in eccesso di grassi saturi e aumento del rischio di malattie cardio/cerebrovascolari. L’olio di palma, rispetto a oli ricchi di mono o polinsaturi determina un aumento considerevole di colesterolo totale, LDL, apoB e colesterolo HDL. L’assunzione di acidi grassi in eccesso, molti dei quali ad oggi legati a consumo di olio di palma, può incrementare rischi per la salute della popolazione […].

Anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) si è espressa pubblicando un dossier che conferma i possibili rischi connessi ad alcune sostanze potenzialmente cancerogene che si formano durante la raffinazione ad alte temperature degli oli vegetali, tra cui anche (ma non solo) l’olio di palma. Stiamo parlando dei contaminanti da processo che secondo il parere dell’Efsa

suscitano potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tutte le fasce d’età giovane e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età.

 

olio di palma

Olio di palma : gli effetti della crescente attenzione al suo uso

I numerosi appelli, le dimostrazioni internazionali e un’opinione pubblica sempre più informata sull’olio di palma e la sua presunta pericolosità, cominciano ad avere alcuni effetti concreti:

  • nel 2014 è stato raggiunto un accordo importante (High Carbon Stock Approach): tutte le aziende interessate alle piantagioni di olio di palma si impegnano a minimizzare il loro impatto ambientale;
  • diversi brand negli scorsi mesi hanno introdotto, a scopo precauzionale, linee di prodotti palm oil free: è il caso dei marchi di alcune catene di supermercati come Coop, Esselunga e Pam e di aziende come Gérminal, Céréal, Misura, Loacker, La città del Sole, Galbusera.

Tutto molto bello però, come evidenzia un recente studio commissionato dal WWF la semplice sostituzione dell’olio di palma con altri oli non risolve i problemi causati da questa coltura perché il problema non è tanto l’ingrediente quanto la filiera corrotta.

Gli oli di cocco, soia e colza hanno infatti bisogno di superfici di coltivazione ancora maggiori rispetto a quello di palma. Bisognerebbe dunque estirpare altra foresta pluviale nella fascia tropicale […] È fondamentale che la coltivazione di oleaginose, senza eccezioni, venga gestita in maniera sostenibile a livello ambientale e sociale.

Tutto questo per dire che non è sufficiente boicottare un prodotto, ma è necessario usare la testa: smetterla di esagerare con piatti pronti, gelati industriali, cioccolata, dolciumi e snack salati, prendendoli per quello che sono: uno sfizio da togliersi ogni tanto e non un’abitudine quotidiana. Solo in questo modo potremo evitare che le attuali distese di palme in area subtropicale si trasformino semplicemente in distese di girasoli, non trovate?

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