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Ottimismo e realismo: qual è il vostro approccio alla vita?

Essere realisti è un approccio concreto alla vita, la vita com’è davvero, più semplicemente: contano i “fatti”, il resto è fuffa.

Essere realisti vuole dire considerare le cose per come sono, prendere le persone per come si presentano, vedere il mondo per quello che è, attenersi alla realtà dei fatti.

Vuole dire prepararsi, farsi trovare pronti, anzi, a volte addirittura essere nati pronti, a tutto e a tutti. Invece troppo spesso una persona realista viene etichettata come una persona poco positiva, persino pessimista.

Quanti pregiudizi, quante assunzioni gratuite.

Il mondo oggi è duro, complicato, pericoloso, inquinato, pieno di sfide, contraddittorio e spesso maledettamente depistante. Dimenticato qualcosa?

Può darsi che qualcuno decida per un approccio più cautelativo, più accorto, più realista, appunto. E allora?

Non credo affatto che questo tipo di approccio e di visione della vita provenga per forza da un certo tipo di educazione ricevuta, ma sicuramente una buona percentuale di persone assume questo atteggiamento in base alle esperienze personali vissute e di solito quelle felici non rientrano nella lista.

Insomma, se si ha preso una batosta, magari anche più di una, se si è vissuto una serie di momenti che ci hanno messo duramente alla prova – come la perdita del lavoro, un tradimento, un lutto, il dramma di un figlio che non arriva o all’improvviso una malattia – diciamo che si diventa un po’ più disincantati nei confronti del mondo, quasi cinici.

Il susseguirsi di esperienze negative ci portano a ridimensionare entusiasmi, ad accorciare la visibilità e contemporaneamente a sviluppare una buona dose di sfiducia nel futuro, prima di mandare davvero tutto a quel paese. E chissene.

Che dipenda da noi o dalla contingenza, se le cose non vanno secondo le nostre aspettative, sentiamo i nostri sudati sforzi vanificarsi e piano piano i dubbi si prendono lo spazio dei sogni e persino mettere giù il piede dal letto ogni mattina può diventare insostenibile.

Vi ricordate la famosa teoria del piano inclinato? Più la pendenza aumenta, più la pallina andrà veloce. Sempre di più.

teoria del piano inclinato

Così mentre nella nostra mente i desideri stanno lì a lottare per resistere a pensieri debilitanti e alle parole dei soliti simpaticoni che non hanno di meglio da fare che ricordarci che non ce la faremo mai e che nella vita bisogna sapersi accontentare, eccoci lì ad affrontare sempre più insicuri un altro giorno, a stilare una nuova lista di cose vomitevoli da fare, più il mutuo, il traffico, lo sciopero e il brutto tempo. Finché basta un microscopico niente: un capriccio di vostro figlio seguito da pianto acuto che non potete più reggere, una macchia di pomodoro sulla camicia nuova a un importante pranzo di lavoro, un raffreddore di magnitudo 9 che vi travolge senza pietà dopo che faticosamente siete usciti dalla terza influenza, il tacco della vostra scarpa preferita che si rompe mentre state uscendo di casa in spaventoso e irrecuperabile ritardo perché l’asilo chiude un’ora prima e lo avevate scordato.

Scordato vostro figlio, quello che va all’asilo.

E allora uno sbrocca.

Avete presente quei lunedì che aprono il sipario su settimane tutte in salita o decisamente storte? E magari sono solo l’inizio?

Ecco: può sempre andare peggio di quello che già vi sembra inaccettabile.

Lunedì, non è suonata la sveglia, siete in ritardo di una vita e vi cade la collanina preferita nello scarico del lavandino del bagno: non avete nemmeno un secondo per intervenire, quindi mollate tutto e vi precipitate fuori di casa per andare a prendere il treno che rischiate di perdere. Per la fretta lasciate l’abbonamento dei mezzi a casa, dentro la tasca della giacca che avevate venerdì e che non avete rimesso al suo posto, in borsa.

E ovviamente incappate nel controllore che non si fa vivo da mesi: verbale e multa.

Oppure mentre state per salire sulla metropolitana un gorilla dietro di voi inizia a spingervi con forza dentro il vagone strapieno, voi fate resistenza perché ci sono ancora persone che stanno scendendo e cercando di non cadere, mettete inavvertitamente un piede tra il vagone e la banchina dove resta incastrato, il gorilla vi supera e sale a bordo, voi togliete il piede giusto in tempo prima che le porte si chiudano e vi spacchiate una gamba. E vi cade la scarpa tacco 9 sui binari mentre tutti vi guardano increduli.

(Nota: grazie all’addetto dell’ATM, la scarpa è stata prontamente recuperata, ma tutta la stazione si è chiesta che categoria di barbona fosse la tipa sulla banchina con un piede scalzo, il tailleur e la borsa del pc a tracolla).

Oppure può andare male.

E’ il grande giorno: quello in cui il nuovo capo vuole incontrare voi e il vostro team per darvi il benvenuto a bordo dell’azienda che ha acquisito quella per la quale lavorate da anni.  Assieme ai colleghi vi siete preparate al meglio su tutto, incluso un vestito formale.

E invece il nuovo capo entra e con tre frasi prive di qualsiasi tono e colore annuncia che il vostro ufficio verrà chiuso e voi resterete senza il vostro lavoro, il lavoro che amate e che vi piace.licenziamento

Oppure un dramma.

Finalmente è finita, il parto è stato veloce. Siete stanchissime ma felici, non vedete l’ora di andare di tornare a casa col vostro bambino. Invece vi dicono che entro un paio di giorni sarete dimesse ma il vostro bambino dovrà restare in ospedale, perché qualcosa non va e forse dovrà subire un intervento.

Oppure il buio.

Un martedì mattina prima di Natale di tanti anni fa mia madre viene da me e mi dice che il mio amico Nico non c’è più. Che si è tolto la vita.

E’ stato come guardare un fulmine in lontananza: una luce abbagliante e silenziosa, poi un boato assordante che fa tremare tutto ciò che hai sotto i piedi. E anche ciò che hai dentro.

Sono tutti esempi ma sono fatti accaduti, tutti veri, reali.

E’ la realtà della vita: la mia, la vostra, quella degli altri.

Essere realisti vuol dire aver saputo sviluppare una tendenza a proteggersi e a non farsi troppe illusioni né sulle cose o sulle situazioni, né, tanto meno, sulle persone. Vuol dire sacrificare speranze e desideri per prendersi più margine, per stare più in guardia, per cautelarsi: ogni nuova situazione viene valutata in base ai rischi, non in base alle opportunità di imparare qualcosa di nuovo.

Essere realisti a volte può essere anche un scelta obbligata, non sempre consapevole e per niente facile, ma sicuramente può essere una strategia difensiva.

E gli ottimisti?

Gli ottimisti cercano il lato positivo in ogni situazione, sempre e nonostante tutto.ottimismo

E in ogni situazione vedono un’occasione per imparare, un’opportunità per fare tesoro di quell’esperienza. E delle proprie disavventure fantozziane – di cui sopra – cercano di farne un racconto comico per far divertire gli amici.

Non siamo sprovveduti né superficiali né tanto meno distaccati dalla realtà, anzi: proprio perché la vita non risparmia nessuno da difficoltà e delusioni, abbiamo imparato a tenere i piedi ben saldi a terra senza perdere i sogni, a valutare il rischio mentre siamo già in ballo.

Forse essere positivi è nella nostra natura, fa parte del nostro modo di essere soprattutto quando con sfrontato ottimismo accettiamo di prenderci il rischio.

O forse abbiamo semplicemente sacrificato il margine.

In entrambi i casi questa vita è reale più che mai e per nuovi sogni, nuovi desideri, nuovi progetti, nuove esperienze, nuove sfide ci vuole sempre spazio.

Ogni giorno è un viaggio nuovo, una nuova possibilità, un nuovo tempo per prendere decisioni, per rivedere strategie, per fare delle scelte, per cambiare, per migliorare.

Qualsiasi nostra azione muoverà qualcosa di noi e qualcuno attorno a noi.

Che faccia brutto o no, che il momento sia quello giusto o no, che vada bene o no, stabilite il vostro margine ma non rinunciate: spiegate le vele e avanti tutta.

Daniela Granata

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