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Padri spazzaneve e padri ruspa

A leggere accanto un paio di articoli della settimana si hanno le esatte sensazioni di che cosa sono gli opposti.

In Giappone un padre esasperato dai capricci del figlio lo abbandona all’ingresso di una foresta per punizione, il bimbo si perde e per fortuna viene ritrovato vivo, dopo tre giorni di angoscia, dentro un capanno militare. Ricerche incessanti con un lieto fine. Il padre, quando il figlio è stato trovato, ha chiesto scusa ai soccorritori per aver creato allarme, ma soprattutto al figlio, che non intendeva punire in maniera così grave, solo che gli eventi gli sono andati contro e il figlio si è perso. Infine si è cosparso il capo di cenere dicendo che non si era comportato da bravo genitore. Il figlio però lo ha perdonato, in due parole: “non preoccuparti, sei un bravo papà, non l’hai fatto apposta”, ed era vero.

Negli Usa invece, Brock Turner, venti anni, a marzo abusa di una sua coetanea durante una festa di una confraternita universitaria. Il ragazzo viene denunciato per stupro e ha rischiato fino a 14 anni di carcere. Solo che il giudice è stato clemente, anche troppo diciamo. Visto che gli ha dato solo sei mesi di carcere e tre anni di libertà condizionata. Diciamo che chiunque abbia una figlia, non credo sia contento, per tacere delle persone di buon senso in generale. Una pena molto lieve. Ma non per il padre di Brock, il quale decide di scrivere una lettera al giudice per lamentarsi della pena comminata. A suo dire molto pesante e che pregiudicherà il futuro professionale del ragazzo. Ipse dixit. In tutto questo nemmeno una parola di circostanza per la vitttima dello stupro.

Il mestiere di padre a volte manca di punti di riferimento, non sai mai come intervenire, se quello che farai è giusto. Però ecco, se dobbiamo mettere due punti fermi, questi due padri ci soccorrono.

Il padre di Brock è quello che si può definire un genitore spazzaneve, toglie ogni ostacolo al figlio, lo difende anche quando sbaglia in maniera imperdonabile, insomma non gli fa capire il valore di un errore grave, non dice che la pena è quantomeno un monito per lui. Niente.

Il padre del bimbo in Giappone invece potremmo chiamarlo genitore ruspa, con buona pace di Salvini che non c’entra. Per eccesso di nervosismo ha preso una decisione precipitosa, ma poi ha avuto la buona creanza di ammetterlo, anche perchè si deve essere preso un cagotto non da poco.

Ecco, cari padri, di fronte a questi due esempi, magari basterebbe prendere la via di mezzo dal sapore Aristotelico. Non fare la frescaccia di lasciare i figli nelle foreste per punizione, ma manco fargli passare uno stupro come una marachella. Coraggio, partiamo da qui, abbiamo certezze.

Ettore Zanca 

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