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I papà sono veramente speciali?

Unici, inimitabili, teneri, dolci, tuttofare e i migliori amici dei nostri figli: ma noi papà siamo davvero così?

I social ci descrivono con hashtag tipo #conpapaposso #fierodiesserepapà #dilf fino ad arrivare al genere #fail di YouTube in cui riusciamo a regalare il meglio di noi stessi alle prese con i pargoli, strappando like e dislike nel momento in cui dimostriamo la nostra totale incompetenza nel campo, riuscendo tuttavia a passare da un #omg! ad un #sweet (con tanto di cuoricino) se il pupo dorme beatamente tra le nostre virili, pelose e muscolose braccia rubate all’agricoltura, magari sotto una coltre di barba a fargli da copertina…

Cosa rende speciale una mamma? Tutta quella cura e quell’affetto che la lega alla propria creatura, propria non perché le appartenga – e questo lo sa bene – ma perché le sue emozioni, le sue sensazioni ed i suoi desideri l’hanno unita ad un’altra creatura. Forse? La sincerità e la naturalezza.

Cosa rende speciale un papà? La cura e la protezione che offre alla creatura che ha immaginato ed atteso, da cui poi non riesce ad ottenere l’affetto che ella dispensa senza riserve alla madre e che comunque dimostra la propria forza con qualche omissis in merito alle proprie emozioni per rimanere l’eroe de prima le donne e i bambini. Forse? La sincerità e la naturalezza…

La pubblicità comunque fa miracoli e negli ultimi tempi ha allungato i suoi tentacoli su quella specie in via di sviluppo che sono i padri e ne ha messe in luce le qualità più coccolose per dare sfogo ad una società febbricitante di novità in cui l’uomo doveva dimostrare di saper fare anche il surrogato della mamma – please, don’t call me MAMMO – perché quest’ultima, giustamente, ha iniziato ad aver bisogno non solo di un compagno, ma anche di un effettivo supporto. Non solo morale.

Il papà poi c’è cascato ed ha iniziato a cavalcare l’onda del cambiamento, riuscendo a mettersi in prima fila alle manifestazioni padristre fino ad allora sconosciute. Ci siamo “ripresi” forse il posto che ci spettava e a cui avevamo sottratto qualcosa dando la precedenza a qualcos’altro che potevamo tranquillamente lasciar fare alle nostre donne, alle madri, senza quel terrore di come quando si mettono al volante (questa era cattiva, ma ad un uomo bisogna dare un po’ di corda).

Oltre a questioni futilmente antropologiche oggi ci ritroviamo ad essere padri di splendidi figlioli, speciali, certamente più di noi, che ci danno ogni giorno la possibilità di dimostrare loro quanto possiamo fare di meglio, quanto abbiamo da offrire e da scoprire insieme a loro. E che dopotutto ci fanno sentire estremamente speciali. Eh già, perché non siamo noi ad essere diversamente genitori, ma sono i nostri figli a rendere speciale ogni giorno trascorso assieme e non c’è nemmeno qualcuno migliore di qualcun altro perché tanto, alla fine, dobbiamo vedercela esclusivamente con il pane quotidiano di urla, rimproveri e, perché no, pure qualche coccola. La competizione? Inutile prova di insufficienza. Se stiamo bene alla nostra famiglia, beh, teniamocela stretta! Dev’essere la nostra specialità…

Silvano Campanale

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