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La festa del papà, i lavoretti di genere e una Paris Brest al cacao e crema di latte

Mentre cercavo disperatamente un giravite con una punta a stella decente mi imbatto in una scatola il cui contenuto è portatore sano di polvere, vinavil e dubbio gusto: i lavoretti scolastici per le feste del papà e della mamma.

Ormai scollati, scoloriti e alcuni tanto irriconoscibili da essere inspiegabili (del resto lo erano anche 30 anni fa…), riescono comunque a smuovere in me un briciolo di tenerezza, ma contemporaneamente anche un moto di consapevolezza assoluta.

Ma avete mai pensato a quanto fossero sessisti i lavoretti che ci facevano fare a scuola da piccoli?

Prendiamo ad esempio questo porta penne realizzato con l’interno del rotolo della carta igienica e che secondo l’idea originale doveva diventare il pezzo di punta del set da scrivania di un padre.

Non solo è un oggetto brutto brutto (ma questo forse è colpa mia e della mia mancanza di manualità sin da piccola), ma racchiude in sé un’idea chiarissima: tutti i padri possiedono una scrivania e delle penne per svolgere dei lavori di grande responsabilità ed importanza. Per esempio, con quelle penne accuratamente custodite nel riciclo igienico, potrebbero firmare accordi internazionali che salveranno le sorti del pianeta.

Dai miei confusi ricordi emerge che quel fantomatico portapenne non ha mai visto una penna al suo interno (ma neanche una scrivania sotto di sé), ma veniva invece usato, ben nascosto in un mobile, per contenere termometri per la febbre non più funzionanti (parcheggiati lì perché non si sapeva dove buttare il mercurio).

In contrapposizione all’oggetto da scrivania per antonomasia dell’uomo che non deve chiedere mai, quello stesso anno mia madre per la sua festa mi ha invece vista arrivare con un cucchiaio di legno da cucina dipinto tutto di rosa (quindi inutilizzabile in qualsiasi minestra, a meno che non si voglia sterminare il suddetto padre super eroe) con disegnati due occhioni con ciglia lunghissime, naso aquilino e sorriso rosso.

Immagino che allora, con i dinosauri appena estinti, non fosse neanche lontanamente immaginabile che una madre potesse avere una scrivania tutta sua, delle penne e che sapesse addirittura usarle. Quindi lei di un porta penne che se ne poteva mai fare?

In fondo, mia madre, di lavoro faceva solo l’insegnate…

L’anno dopo, mio padre che era contro ogni tipo di fumo (anche quello del camino), si becca un informe posacenere realizzato con il mitico Das, del peso specifico di un capitello dorico. Oggetto da posizionare sempre su quella famosa scrivania e da usare, immagino, per spegnerci le numerose sigarette fumate nervosamente con i grandi del pianeta mentre si completava la stesura del decreto salva mondo.

Nel frattempo, nella stanza accanto, cioè la cucina, mamma cercava un posto plausibile per l’ennesimo sotto pentola dello stesso materiale e peso del posacenere, con la scritta “Alla regina dei fornelli“.

E pensare che mia madre ha sempre fumato come una ciminiera…

Vabbè, erano altri tempi, immagino che oggi i bambini regalino alle mamme ventiquattrore in feltro e ai padri grembiuli da cucina con su scritto: “Se non cucino io non si mangia!“. O cose del genere…

Se avete traccia di lavoretti scolastici di nuova generazione, illuminatemi pure.

Intanto io propongo il mio di lavoretto per la festa del papà: Paris Brest al cacao con crema di latte e amarene.

In un tegame fate bollire 200ml di latte con 80gr. di burro20gr. di zucchero di canna1 pizzico sale e mescolate bene. Togliete la pentola dal fuoco e versate 180gr. di farina 00 e 30gr. di cacao amaro, precedentemente setacciati (se volete fare la Paris Brest bianca, usate solo 200gr. di farina). Lavorate velocemente con un cucchiaio di legno e poi rimettete sul fuoco girando fino a che la massa ottenuta non si stacchi dalla pentola. Mettete tutto in una planetaria con gancio K e girate l’impasto, nel frattempo versate le 4 uovaUn uovo alla volta. Quando l’impasto sarà liscio e colloso, potete metterlo in una sac à poche e formare dei cerchi concentrici su un foglio di carta da forno. Oppure procedere con il mio metodo da negata per la sac à poche, che prevede di fare tanti mucchietti di impasto, aiutandovi con due cucchiai, uno vicino all’altro così da formare una corona.

Guarnite con lamelle di mandorle e infornate in forno già caldo a 220° per circa 30 minuti (fase in cui, se tutto va bene, lo zeppolone si dovrebbe gonfiare…), poi a 170° per 15 minuti.
Quando l’impasto vi sembrerà asciutto, fate raffreddare all’interno del forno con lo sportello leggermente aperto.

Poi tagliate in due la paris brest e riempite con la crema che volete.

Nel mio caso ho fatto una crema al latte facendo bollire, a fiamma bassa, 300ml di latte con 100gr. di zucchero e qualche seme di vaniglia. In una ciotola ho invece setacciato 50gr. di maizena e l’ho sciolta in 100ml. di latte freddo, così da evitare grumi. Ho versato questo composto nella pentola, ho aggiunto 1 cucchiaino di miele e ho mescolato fino a fare addensare la crema. Una volta pronta, ho montato 200ml di panna fresca e l’ho unita, delicatamente alla crema. Ho farcito l’interno della Paris Brest aggiungendo amarene e pezzetti di cioccolato fondente.

Alessandra Bruni

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