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Parto: abbiamo un PIANO. Come stilare un PIANO DEL PARTO

Ci siamo. Ormai sono passati mesi da quel test positivo, abbiamo metabolizzato ogni più piccola sensazione ed emozione.

La valigia per il parto è pronta, la fascia porta bebè è nell’armadio, le lasagne surgelate per il futuro papà sono nel freezer.

Però un giorno, mentre siamo sul divano, ci fermiamo a pensare: “Come sarà quel momento? Cosa devo fare? Sarò in grado di partorire?”

Ecco… Partiamo dal presupposto che siamo mammiferi, quindi si, siamo capaci di partorire. In fondo siamo nate per questo. L’istinto e madre natura guideranno il vostro bambino verso la luce, voi lo guiderete con il vostro corpo, ballando insieme la più bella delle danze.

Per farlo avrete bisogno però di tutta la tranquillità possibile, di tutto il sostegno e di tutta la comprensione del mondo. A volte, purtroppo, non é però facile ottenere ciò. Quindi cosa possiamo fare? Possiamo compilare un “piano del parto”.

Ma di cosa si tratta? Il piano del parto altro non è che un accordo scritto tra i futuri genitori, in particolar modo dalla mamma, e la struttura che vi ospiterà durante il parto. È un foglio scritto e firmato dai genitori sul quale vengono riportate le volontà di mamma e papà per quanto riguarda il travaglio, il parto e il post parto in ospedale. Di norma vengono citati tutti gli interventi a cui non vorremmo essere sottoposte, se non in caso di vera necessità (in futuro poi parleremo anche di questo), come ad esempio: episiotomia, manovra di Kristeller, utilizzo di forcipe o ventosa, ma anche dei desideri che vorremmo venissero rispettati in quel momento.

Chi lo dice che siamo obbligate a stare sdraiate in un letto con dei fili attaccati per monitorare un travaglio che sta andando bene, un travaglio fisiologico, un travaglio spontaneo? Chi lo dice che non posso partorire a carponi o accovacciata? Ecco, questo è quello che dobbiamo chiedere: la libertà  di seguire il nostro corpo, di essere rispettate, come donne e come mamme.

Personalmente mi ero preoccupata, oltre a negare l’uso di qualsiasi strumento che rendesse il parto innaturale (analgesia, episiotomia, ossitocina e manovre varie), anche del fatto di poter tenere il mio bambino vicino subito dopo la nascita per avviare quello che sarebbe stato il viaggio più incredibile, l’allattamento. Avevo chiesto che l’intervento dei medici e delle ostetriche venisse ridotto ai minimi termini anche durante il travaglio e la possibilità di gestire il parto anche decidendo le posizioni che più mi aiutavano.

Avevo scritto anche due righe per il reparto nido, dove specificavo la contrarietà all’uso di ciucci, aggiunte di latte o interferenti vari. Avevo tutelato me, ma dovevo tutelare anche mio figlio.

Purtroppo in Italia ancora poche mamme conoscono l’esistenza di questo “piano parto”, e sono pochi gli ospedali che illustrano questa possibilità ai quasi genitori.

In rete però, trovate molti siti da cui prendere spunto e modelli di piano del parto da compilare, potete affidarvi a loro, altrimenti potreste leggere le linee guida pubblicate dall’OMS e farvi un’ idea di quelli che sono i vostri diritti e di cos’è un parto rispettato.

Ricordatevi sempre che la natura ha un potere meraviglioso e che voi ne fate parte, non permettete a nessuno di privarvi di quella che é l’esperienza più emozionante nella vita di una donna.

Maria

 

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