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Pavor nocturnus: come superare le paure dei bambini

Ci sono situazioni ed eventi che lasciano il segno nella vita di un genitore e nella vita di un bambino. Ci trovano impreparati e impauriti, impotenti e fragili.

Questo perché quando non si trovano le cause di un determinato disagio che nostro figlio manifesta o comunque non si hanno gli strumenti per risolvere il problema, il nostro ruolo di madre o di padre viene minato dall’insicurezza.

Ci domandiamo:

Non sono capace di comprendere cosa gli sta accadendo? Posso essere io in grado di trasmettergli calma e positività?

Uno di questi momenti di sconforto può essere rappresentato dal pavor nocturnus.

Il pavor nocturnus nonché terrore notturno è un disturbo del sonno che colpisce generalmente i bambini a partire dai 2-4 anni e può continuare fino agli 11-12 anni (anche gli adulti).

Le cause rilevate possono essere diverse, ma non conoscerle con precisione quando in apparenza il bambino è tranquillo, ci destabilizza maggiormente:

-stimolazioni esterne durante il sonno

stress psico-fisico

-patologie diverse (di cui non possiamo e vogliamo trattare)

“La crisi di terrore” avviene appunto durante il sonno, in maniera improvvisa e inaspettata.

Il bambino inizia ad urlare e piangere in modo esasperato e inconsolabile ma non reagisce ad alcun richiamo o contatto di chi gli sta intorno; si suggerisce infatti di non toccare il suo corpo e non forzare una ripresa “della veglia” perché si otterrebbe l’ effetto contrario e negativo peggiorando l’intensità dell’ attacco.

Assistere al pavor secondo le testimonianze, è doloroso e spaventoso perché il bimbo può avere gli occhi aperti ma non vedere e comunque non risponde a nessuno stimolo; aumenta la sudorazione, l’ attacco cardiaco e la rigidità muscolare.

Il tutto può avere una durata variabile.

Nel soggetto non rimane memoria di quanto accaduto ma può capitare che il giorno dopo abbia la sensazione di aver vissuto l’ esperienza tra la veglia e il sogno.

La paura provata in quel momento svanisce e la crisi come inizia, cioè improvvisamente, termina lasciando che il bambino si addormenti nuovamente.

Ma cosa può celarsi dietro a questi avvenimenti particolari?

pavorPortando l’ esperienza di chi ha vissuto tutto ciò in prima persona, possiamo garantire che si ha la volontà di capire cosa può infastidire il bambino o cosa può interferire con il suo benessere.

Di certo, seguendo la scuola di pensiero secondo natura, viene spontaneo pensare all’ alto contatto e al sonno condiviso come ipotetiche prevenzioni, e perché no… soluzioni:

  • garantire al bambino la nostra presenza e protezione dalle paure e i timori che di notte sembrano aumentare;
  • trasmettere serenità e pace durante l’ addormentamento evitando così di creare incertezze nel bambino che si presentino poi durante il sonno sotto forma di incubi o terrore;
  • prediligere l’ alto contatto anche durante la giornata, ove possibile, perché la salute mentale e lo sviluppo psico-fisico siano ottimali sempre.

Ma perché non tentare di conoscere altri punti di vista?

Alcuni studi “alternativi” rivelano la capacità di alcuni bambini (vedi testimonianze note nel web) entro i primi anni di vita di ricordare e rivivere come presente le vite passatem, in parte o alcuni particolari delle stesse.

Si parla di traumi subiti nel passaggio e nella nascita che l’ anima porta con sè anche dopo essersi incarnata, proprio perché consapevole di non appartenere più all’ esperienza di vita precedente e di essere “rinata”.

Chi ci dice che non possa essere un’ ipotesi riguardante questi episodi?

Chi ci assicura che l’ intensità della disperazione non sia correlata al processo di risveglio di coscienza dell’ anima stessa, di nuovo dentro un corpo?

Un pensiero del genere può intimorire e può non rientrare nel nostro sistema di convinzioni ma se invece si approcciasse il pavor notturno con questa idea potrebbe risultare più facile capire come stare accanto a nostro figlio in questa sua fase di crescita fondamentale e significativa, al fine di proseguire la vita in maniera consapevole e spiritualmente armoniosa; dare senso all’ inizio permettendo uno sfogo anche alla parte dolorosa.

La cosa certa è che il pavor nocturnis non è una menomazione e nessuno ha colpe in merito; non sussiste la necessità di assumere farmaci e di preoccuparsi per la salute mentale del proprio bambino.

Come in ogni altro momento difficile nella vita dei figli, quello che sappiamo fare in qualità di genitori è trasmettere amore e dolcezza senza pari quindi fare di questo la soluzione a tutto è di certo la carta vincente.

 

Fabi

 

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