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Personal Branding | Intervista al Recruiter e Career Coach

Oggi ho intervistato Danila Saba, un’esperienza di 15 anni nelle risorse umane, come Recruiter e Career Coach aziendale specializzata in figure di middle e top management.

Le ho chiesto a lei cosa vuole dire avere una buona presenza on-line e soprattutto quanto e come incide un corretto approccio al Personal Branding nella ricerca di candidati.

Quando un’Azienda tua Cliente ti chiede un profilo preciso tu utilizzi i canali Social e il sito di una eventuale candidata?

Il controllo della job reputation è fondamentale. Il recruiter provvede a “googlare” il nome del candidato che vorrebbe chiamare a colloquio. Questo consente di verificare, prima ancora che il candidato lo sappia, cosa compare on line su di lui e se ciò che compare è in linea con le richieste dell’azienda. Il controllo del personal branding on line risponde all’esigenza di verificare non tanto se il candidato sa fare qualcosa (aspetto che si può evincere anche dal cv) ma piuttosto, se in prospettiva, è adatto a fare quel determinato lavoro proprio in quella specifica azienda. Quindi è interessante raccogliere più informazioni possibili che vanno a supporto di quanto dichiarato nei cv.

Quali sono i canali maggiormente visitati?

A parte Google, troviamo in pole position Linkedin per cogliere gli aspetti di professional branding, ma anche Facebook per cogliere modalità di approccio più private e carpire qualche informazione che il candidato a colloquio non ti direbbe. Si evincono anche notizie utili dai siti personali, eventuali blog che il candidato cura anche quando non direttamente legati al contesto lavorativo, canali You Tube, cv on line quali about.me o simili nei quali spesso si caricano portfolio o book di varia natura non inviabili via mail.

Quali sono gli elementi che ti fanno capire che sei di fronte a una professionista interessante?

Sia on line che off line il candidato più interessante è colui che è consapevole del suo valore. Quindi, conosce se stesso, le sue competenze tecniche e trasversali e, cosa ben più importante, è in grado di raccontarle in maniera funzionale. Sa a chi sta parlando e non è autoriferito, anzi sa mettere in relazione il suo profilo professionale con le esigenze contingenti dell’azienda (si sa vendere!). Spesso nelle prime fasi di selezione, si è valutati proprio sulla capacità di raccontarsi, di far entrare l’interlocutore nel proprio mondo. In questo senso il personal branding è essenziale e costituisce un vantaggio competitivo per il candidato.

Come si pongono le Aziende verso questo tema e come è dal loro punto di vista una corretta azione di Personal Branding? 

Un personal branding adeguato per un’azienda è quello che trasmette un messaggio chiaro e coerente di ciò che il candidato è e fa coincidere quel modo di proporsi con ciò che serve all’azienda in quel momento. In altre parole un candidato che intercetta il suo cliente (in fondo il futuro datore di lavoro è un cliente!). Nelle selezioni la dimensione più difficile da testare è la fiducia. Potrò fidarmi di lui? La paura di sbagliare persona è alta. Quindi chi ha un brand preciso, curato, coerente genera subito un sentimento di fiducia, rassicura ed apre ad una comunicazione vincente per entrambi.

Cosa consigli, in termini di Personal Branding, a una professionista nel redigere il suo Curriculum Vitae.

Consiglio forma e sostanza. Concentrarsi sul “Cliente/Interlocutore” per scegliere quali siano le informazioni più rilevanti da trasmettere (sostanza). Scegliere di raccontare gli obiettivi raggiunti e le competenze che più possano interessare il cliente. E poi curare i minimi dettagli: la grammatica, la sintassi, evitare errori di battitura, scegliere un font leggibile. La cura dei dettagli trasmette l’idea di una persona precisa, consapevole e attenta al contesto.

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Daniela Pellegrini

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