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Piste ciclabili Milano (mappa): le armature del nostro medio evo.

piste ciclabili a MilanoMolti di noi sanno andare in bici, non ne dubito, pochi però credono che la bici sia il miglior mezzo di trasporto in città. La verità scomoda per tutti è che non ci sono abbastanza(?) piste ciclabili (?) a Milano, e credo anche altrove.

Il trovarmi a combattere tutti i santi giorni con pedoni in mezzo alla striscia rossa, demarcata con il simbolo della bici, automobili/moto parcheggiate un po’ dove capita e interi percorsi che terminano nella carreggiata adibita al traffico cittadino, la considero una sconfitta per la Milano da bere, la metropoli più internazionale d’Italia e quella che per prima, volente o nolente, si trova come paragone/esempio il mondo. Esistono migliaia di km di pista ciclabili che vengono percorse ogni giorno da milioni di bikers in Europa e qui a Milano il critical mass ha portato alla luce, con festose manifestazioni ambulanti, il problema. Ma poi ?
Poco e male si è fatto in questi anni, Pisapia me lo consenta, tanto che ancora oggi non c’è una che sia una ciclabile completa, senza interruzioni, dalla periferia al centro della città, manco una circonvallazione, e dire che era nel programma di riordino urbano da mo’….
Sia ben chiaro,trovo anche io utile utilizzare l’auto, specialmente con il clima avverso come pioggia , vento forte o neve, o semplicemente per andare all’ikea e consociate, ma ci sono molti che attraverso essa spadroneggiano ignorando deliberatamente il codice etico e quello stradale comune a tutti.
Il momento di biker più sofferto è la mattina, la portata a scuola dei maschiacci. L. sa oramai cavarsela con la sua decabike, G. mi fa compagnia con carezze e dondolamenti improvvisi nel seggiolino posteriore e il resto del mondo ci vede caotici e rumorosi salutare, scampanellare e dare indicazioni scherzose e consigli un po’ a tutti.
Una delle peggiori situazioni però ci è capitata vicino a scuola. Io in strada e L. sul marciapiede ( lo so che no si può, ma un bimbo di 6 anni non lo vedo io in bici, figurati una macchina guidata da un milanese di fretta,nel traffico, la mattina). Finalmente a meno di 1 km dalla destinazione, sempre suonando il drago campanello e chiedendo permesso, L. si faceva largo tra la gente, quando uno scooter, sullo stesso marciapiede, in contro senso, per poco non me lo stira. Frenata brusca, tachicardia, sudore freddo e parte la mia richiesta di attenzione effettivamente un po’ accalorata, ma educata( fosse mai, sei sul marciapiede con uno scooter). Di risposta il motar mi fa il classico gesto con il dito, mi ammonisce a levare i tacchi e si leva pure il casco. Che fare ? Aspetto, come mio solito, e l’uomo/pirla ferma la moto e si organizza per parcheggiare sul marciapiede. Io insisto a pretendere un po’ di educazione, ma il simpaticone non accenna che a essere sempre più arrogante con gesti e parole indecenti per i miei maschiacci mi provoca. Bene. Parte il piano B: mi allontano un poco e con lo sguardo lo vedo entrare in un grosso portone di una grossa società assicurativa,( pure….). Vado a posare i maschiacci nelle rispettive scuole, un po’ spaventati, ma rincuorati dal babbino che adesso va a sistemare il bruto come si deve.
Torno nel luogo del misfatto, poso la bici in mezzo a quintali di scooter parcheggiati sul marciapiede, entro nel grande portone, vado alla reception e , molto diplomaticamente, scardino un paio di sedie, chiamo il capoccia di turno e faccio arrivare una volante dei vigili. Risultato? Adesso come adesso non ho avuto ancora occasione di reincontrare il manigoldo, ma su quel marciapiede non ci sono più scooter parcheggiati, da un anno a questa parte.
Sono convinto che non tutti abbiamo il tempo di inscenare una bella piccola rivoluzione tutte le volte che ci sarebbe motivo, io sono così, e appunto per questo presumo che l’arroganza di molti automobilisti o motar derivi dal fatto di credersi protetti dal loro mezzo. Più veloce, più scaltro, più inquinante della bici, i mezzi a motore, a volte, mi sembrano delle armature con cui i manigoldi si difendono e si sentono superiori ai poveri ciclisti o peggio ai “nudi” pedoni. Sento che la loro paura di essere viventi venga così trasformata in forza e arroganza da tutto quel ferro/struttura che li circonda. Sgasando, come brandendo uno spadone, o frenando di colpo e urlando contro i malcapitati bikers, stile grido di battaglia, li faccia così sentire invincibili come i cavalieri medioevali all’interno delle loro armature. La storia per fortuna ha spiegato che a nulla servivano le armature ed in battaglia erano addirittura di impaccio durante le colluttazioni armi alla mano. Molti cavalieri, se non quasi tutti, coinvolti in uno scontro diretto con nemici privi dell’armatura perivano sfiancati dallo stesso peso e dalla goffaggine di tanto metallo luccicante. La riuscita di una battaglia non era data dalla presenza di un numero maggiore di armature, anzi, proprio il contrario, così che, gli arguti e sopravissuti cavalieri, decisero che le stesse, specialmente dopo la scoperta della polvere da sparo, servissero solo nei tornei o nelle parate vittoriose, abbellite con oro e giringiri di forme e decorazioni.
Oggi le troviamo conservate nei musei o nelle case aristocratiche, prendono polvere e si fanno guardare da noi increduli pacifisti… che belle, che spreco, ma tanto è la storia che tanto ci insegna.
Un giorno, in cuor mio, spero di vedere così esposti anche tutti i mezzi a combustibile fossile e spero che gli elettrautisti del futuro, magari guidati da un computer (sia mai, su marte c’è un rover telecomandato a 55 milioni di chilometri -distanza media 225 milioni- dalla terra), silenziosamente mi permetteranno di godermi la città degli Sforza e del Manzoni, di girare senza timore e in pace come in un bel bosco per piste e sentieri, ammirando l’Uomo nella sua imperitura Evoluzione, con un bel sorriso stampato in faccia.

Mario

Categorized: FAMIGLIA
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