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Preparare o proteggere: come influiamo sull’esperienza dei nostri figli

Meglio la campana di vetro o l’esperienza scottante?

Decidere tra l’avanguardia e la retroguardia non è semplice, ma molto dipende da noi genitori.

Insegniamo l’educazione ai nostri figli impartendo loro regole e buone maniere, dimostrando con il nostro comportamento l’etica e il rispetto per le regole, ma il loro apprendimento si sviluppa anche, e soprattutto, sul piano orizzontale, quello dell’esperienza personale.

Le nostre basi sono di certo l’educazione dei nostri genitori e molto di quello che noi trasmettiamo ai nostri figli non è altro che il riflesso di quanto ci è stato impartito. Nel corso della nostra vita, tuttavia, molte cose le abbiamo imparate a nostre spese e questo ci ha permesso di crescere ed imparare effettivamente a vivere!

Le esperienze che abbiamo vissuto sulla nostra pelle ci hanno insegnato a sopravvivere nelle situazioni problematiche ed ovviamente a volte hanno lasciato delle cicatrici tali da farci sospirare un “tornassi indietro…”.

Ma, obiettivamente, siamo ciò che siamo anche grazie a tutto quello che abbiamo sperimentato e lo stesso dobbiamo lasciar fare ai nostri figli.

L’insegnamento verticale ci ha insegnato a tutelarci, a proteggerci da alcune difficoltà che solitamente è meglio evitare per non incorrere in conseguenze estremamente negative.

Un esempio assurdo: non rubare. Oltre ad essere effettivamente un insegnamento relativo all’ordinamento giuridico e all’etica del vivere in una società, rimane una tutela che noi genitori cerchiamo di far assimilare ai nostri figli per evitargli le spiacevoli conseguenze di una possibile denuncia, uno smacco che può ledere l’intera esistenza.

La bravata adolescenziale dell’adrenalinico furto è tale perché la cosa va contro il principio e l’esperienza scatena l’attrito del brivido tra giusto sbagliato.

Ecco, è verticale tutto ciò che insegniamo ai nostri figli spiegando loro il concetto del giusto/sbagliato. Dovremmo esimerci dall’applicare una giustizia? Assolutamente no! E’ nostro obbligo formarli e prepararli ad affrontare le esperienze della loro vita, ad insegnare loro l’oggettività dei fatti (l’albero è verde) e se essi rispondano ai requisiti etici e legali, ma non siamo tenuti a vincolarli ad questioni soggettive (l’albero verde è bello) che possano pregiudicare la loro esperienza. Non potrei perdonarmi, come padre, di aver formato i miei figli per essere uguali a me.

L’insegnamento orizzontale è tutto ciò che, riferito in parte a quello che abbiamo trasmesso, viene sperimentato sul campo. Siamo genitori e non siamo perfetti, possiamo dimenticarci alcune cose nell’educare i nostri figli e questo non deve essere un rimpianto. Il nostro impegno ci deve essere tutto ovviamente, ma dobbiamo mettere in conto che i nostri figli passeranno fuori casa la maggior parte del tempo. Dovremmo vivere con l’ansia fino a che non li vedremo padri e madri di tre meravigliosi bambini uguali a loro? Per carità!

La preoccupazione ed il timore sorgono prepotentemente quando siamo coscienti di non essere a posto.

Svolgo un’attività lavorativa che è costantemente sottoposta a verifiche ispettive ed ho scoperto che l’unica cosa che mi rende insicuro è una mia eventuale indulgenza. Vale lo stesso per quanto concerne l’educazione in famiglia: il lassismo verso i nostri figli – verticale – potrebbe essere causa di una loro esperienza negativa – orizzontale -. Questo è poi uno dei principi che stanno alla base dello sviluppo personale, ossia la formazione della coscienza personale che per prima funge da filtro alle nostre/loro esperienze.

Chi mette i propri figli sotto una campana di vetro non può essere giudicato colpevole di aver privato i propri figli dell’essersi goduti la vita e, ugualmente, chi ha lasciato i propri figli estremamente esposti non può essere accusato di un eccessiva trascuratezza che forse li ha portati su strade non proprio illuminate…

E’ questione di formazione personale poiché su di essa ci si è basati e comunque arriverà il momento dello scontro con la realtà in cui la prossima generazione sperimenterà quella cosa meravigliosa chiamata vita!

Silvano Campanale

 

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