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Prepariamo la calza della Befana

Lavati e stirati i  sacchi dei regali, parcheggiate le renne al polo Nord, concesse le ferie agli elfi operosi, finalmente Babbo Natale si gode il meritato riposo.

Nel mentre, quatta quatta, si prepara ad arrivare la vecchina più amata, puntuale come ogni anno: è finalmente tempo di pensare a preparare la calza della Befana.

Quando ero piccola la Befana a casa mia aveva il profumo dei mandarini. Nella calza non potevano mai mancare. Non da soli certo, ma era proprio tradizione che i mandarini profumassero di buono la calza. Una volta mangiati facevo seccare le bucce sui termosifoni e l’aroma pervadeva tutta casa.

Nella casa dove vivevo allora non avevamo il camino, la sera prima di andare a letto appendevo la calza vuota al bordo del letto e mi addormentavo con l’ansia dell’attesa per l’arrivo della Befana, naturalmente sulla vecchia scopa di saggina, come quella che usava mia nonna per pulire il cortile.

Nella mia testa la Befana aveva un po’ le sembianze di una nonnina, solo con il naso un po’ più ricurvo e le immancabili scarpe rotte, quelle della filastrocca che mi cantava proprio la mia nonna:

La befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, il vestito alla romana, viva viva la befana

La nonna la canticchiava spesso quando cullava me o i miei cugini sulle sue ginocchia e io negli anni non l’ho mai  dimenticata.

Poi puntuale come ogni anno, il 6 gennaio la Befana arrivava a riempire la mia calza. Il contenuto, oltre a agli immancabili mandarini, era composto da  caramelle e chupa chups panna e fragola, il mio gusto preferito. Era un piccolo tesoro che custodivo per quanto più tempo possibile, perché a casa mia le caramelle non circolavano liberamente, se non quelle dure alla menta, che ovviamente io detestavo.

Un giorno al posto di quelle alla menta sono comparse quelle al rabarbaro, solo chi le ha provate può capire la delusione che ho provato quando mamma mi ha detto che avrei potuto assaggiarle. Col senno di poi credo che mia madre avesse proprio escogitato il piano perfetto per portarmi a non amare le caramelle – in effetti appena ho potuto ho virato verso il cioccolato fondente – ma la calza della Befana faceva eccezione.

Quando non ricevi più la calza della Befana, ma devi occuparti di quella dei tuoi figli

Oggi mi ritrovo a pensare alla calza della Befana per mia figlia; la proposta commerciale è ampissima e chi predilige la tradizione dei dolciumi non fará fatica a trovare la calza perfetta, per contenuto e packaging. Io però, forse grazie alla mia mamma, ho sviluppato una certa avversione per lo zucchero e come mia mamma ho cercato di mantenere il consumo di caramelle “sotto la soglia dell’iperglicemia”.

O meglio, finchè ho potuto, il consumo è stato pari a zero. Poi ho dovuto cedere un po’ e piuttosto che proporre il rabarbaro (non ho ereditato il sadismo mammesco) ho scelto il consumo consapevole: “siccome so che ne mangerai all’asilo (sì lo so, non dite niente, è l’unico difetto della nostra scuola dell’infanzia, ma la perfezione non è di questa terra) non ne mangerai in altre occasioni”.

E quindi alla Befana come si fa? Non puoi certo riempire la calza di cioccolato, non sarebbe comunque salutare.

Le alternative alle solite caramelle, per chi preferisce una Befana moderna

Siccome non sono una mamma degenere, lascio alla dolcezza un piccolo posticino con della buona cioccolata di qualità, aggiungo poi dei pistacchi che la mia bimba adora e completo con un gioco.

Starete pensando che è appena passato Babbo Natale e la casa sará invasa dai giochi. Ma alla Befana, il gioco diventa un “affare di famiglia” ovvero la scelta ricadrá sempre su qualcosa da poter usare per poter passare del tempo di qualità giocando insieme.

E’ un po’ la nostra tradizione in chiave moderna.

La scelta è davvero ampia e può essere declinata in molti modi, in modo da incontrare i gusti e le attitudini di ogni famiglia.

A noi, ad esempio, piace poco l’idea della competizione in senso assoluto, riteniamo che anche nel gioco ci si possa divertire senza per forza dover gareggiare.

Per questo ci orientiamo verso giochi di tipo cooperativo, in cui si gioca insieme e si collabora per un comune obiettivo, che è la vittoria.

Tra i grandi classici di questo filone, dedicati all’età pre-scolare, troviamo Scova il fantasma e Frutteto (con le varianti Mini Frutteto e Super Mini Frutteto) di Haba, L’isola del tesoro di Red Glove o Woolfy di Djeco per citarne alcuni. Se piacciono i giochi di carte, uno di tipo cooperativo è Hanabi di AbacusSpiele.

Restando nell’ambito dei giochi di carte, ma di tipo competitivo, molto apprezzato è il Dobble di Asterion, indicato dai 6 anni; esiste però anche la variante kids, indicato dai 4 anni. Della stessa marca, ma per bimbi un po’ più grandi (indicativamente dagli 8 anni), troviamo invece Dixit di Asterion.

Se invece i vostri bimbi amano le storie da leggere e da raccontare, gli story cubes fanno al caso vostro! 9 dadi che una volta lanciati permettono di creare storie sempre nuove e avvincenti, stimolando la fantasia e la creatività. Esistono anche diverse estensioni tematiche, in modo da variare sempre i temi dei racconti.

Un gioco che mette d’accordo tutte le fasce di etá è il domino rally, con quanti più mattoncini potete. Sará divertente creare insieme il percorso più elaborato e poi far cadere tutti i mattoncini sperando che compiano l’intero percorso.

E se proprio l’idea di un nuovo gioco per casa vi fa ripresentare la dermatite, potete sempre optare per un buon libro, magari nella versione libro-gioco come “un Libro” di Tullet o “Libro Cane” edito da Minibombo. Il vantaggio di giocare insieme, comodamente stravaccati sul divano a sgranocchiare dolci. Ovviamente non al rabarbaro!

Buona Befana.

Rolling Mamas

 

 

Categorized: FAMIGLIA
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