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Primo appuntamento e ansia: la vera storia di una ragazza cinica

E quindi, dicevamo nel mio scorso articoloche sono una bugiarda.

Che vi ho sempre ammonite su come fare per non viversi male una relazione e poi ho più paranoie di mia mamma quando passa un’ambulanza.

E dicevamo anche che prima di un appuntamento importante divento praticamente la mia caricatura.

E faccio ridere, sì, faccio proprio ridere (per non piangere).

Comunque eravamo rimasti al punto in cui i preparativi sono all’osso perché  grazie alle mie turbe (e vi assicuro che ve ne ho risparmiate almeno una dozzina), ho raggiunto quasi l’ora x.

Dalle ventuno alle ventuno e trenta mi aggiro per casa con nonchalance, fingendo di essere tranquilla. Con un mal di pancia ed un’ansia senza senso, sempre più prepotenti, ma con nonchalance.

Mi lavo i denti tre volte, mi faccio di collutorio direttamente in endovena.

Divento imbarazzante mentre mi guardo con occhio ipercritico allo specchio, cercando difetti in ogni singolo millimetro: mi riprometto di mettermi a dieta, misuro le sopracciglia con un righello di precisione, ma sono baffetti quelli? MANNAGGIA A ME! Derido sempre quelle iper-truccate con i baffetti e poi le imito.

 Mannaggia, mannaggia, mannaggia.

Va beh, per stasera impersonerò Super Mario, ormai è tardi, speriamo che non se ne accorga.

Ma sì, tanto gli uomini non si accorgono mai di niente.

Ed ecco che subentra il bipolarismo, che rapidamente lascia spazio ad un senso di cretinaggine che mi fa, nell’ordine:

  • sentire stupida per aver perso così tanto tempo a prepararmi
  • sentire un cesso per non essere una di quelle donnine sempre in tiro e perfette (sì, quelle che disprezziamo sempre sulla pagina).

Poi mi accorgo che è l’ennesimo delirio del mio cervello immerso nell’angoscia e rido.donna primo appuntamento

Sì, rido, rido istericamente.

E ridendo mi guardo allo specchio dicendomi che è fondamentale che io non sorrida eccessivamente perché mi vengono due zigomi che manco se c’avessi le protesi e mi si chiudono gli occhi fino a diventare cinese.

Bene. Altro appunto mentale che tanto non considererò.

Una spruzzata di profumo. Sarà poco? Sarà troppo? Sarà che la devo piantare prima di farmi venire un infarto del miocardio?

Ore ventuno e ventisei: arriva a prendermi. Quattro minuti di anticipo. Ansia anche lui?

Scendo le scale con un’attenzione ed una concentrazione che non avrei dedicato nemmeno ad un’operazione a cuore aperto; salgo in macchina e osservo con occhio critico la sua espressione per capire se sta per vomitare per il mio profumo (esatto, perché notoriamente sono cose che succedono, tra l’altro!).

La serata comunque va alla grande, siamo in sintonia, non gli vomito in macchina, non cado e non so se il mio profumo gli piaccia o meno ma non dà segni di schifo, quindi ad una certa la smetto anche di guardarlo con occhio critico, ché sembro un gufo.

L’ansia è passata e mi sento quasi ridicola ad essermi fatta così tanti problemi. Anzi, lo sono.

Ma improvvisamente, sulla via del ritorno, ritorna pure lei.

Mi bacerà? Sì? No? Forse? Farà magari un goffo tentativo nella scomodità della sua macchina, e magari io nemmeno me ne accorgerò? E se non mi bacia, invece? E’ un signore oppure non è interessato? E se, e se, e se?

Non ve lo dico se mi ha baciata o no.

Vi dico però che il giorno dopo si è fatto attendere, il principino.

Ed io ho fatto un’altra cosa da pazza, presa dalle paranoie.

Esatto, ecco l’ultima confessione: ho controllato in modo maniacale gli accessi di Whatsapp.

Sì, lo so che vi dico sempre che è insano, ma anche le ciniche hanno un cuore, uno stomaco e tanti altri organi deputati a impazzire.

Scena, fino alle 17, tratto da “diario mentale di una squilibrata”:

“Oscillo tra il darmi speranza ed il dirmi che devo rassegnarmi. Ho parlato troppo, tutta la sera. Magari anche di cose troppo pesanti. Non gli interesso. Ma no dai, magari mi scrive stasera, magari sta lavorando… no?

E poi cosa devo fare, gli scrivo io? Ma non vi dico sempre che bisogna farsi considerare?”

Mentre cedo alla depressione, con la convinzione (non ancora appurata) di non interessargli, rido pensando a quanto io sia brava a dispensare buoni consigli a tutte quelle come me.

Quelle che l’ansia ce l’hanno nei fluidi corporei, che fanno le dure ma poi decidono un giorno di confessarsi pubblicamente, accettando una scomoda verità:

anche io sono umana.

Alla prossima settimana!

Deborah

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