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“Il primo uomo cattivo” (Feltrinelli) di Miranda July

 

“Alla fine, con un filo di voce, disse: credo di essere una persona orribile. Per una frazione di secondo gli credetti:

pensai che stesse per confessare un crimine, magari un delitto. Poi capii che pensiamo tutti di essere delle persone orribili, ma lo diciamo solo prima di chiedere a qualcuno di amarci. E’ un po’ come spogliarsi.”

Conosci Miranda July? Mi auguro di sì. Se così non fosse spero che queste mie parole possano essere una buona ragione – e un’esortazione! – per avvicinarsi all’opera di questa poliedrica artista americana.

Certo, il termine artista negli ultimi tempi è un po’ abusato ma la July non può che essere definita così – anche con la a maiuscola – come ancora siamo soliti fare noi ex adolescenti degli anni ’80.

Personalmente io l’ho conosciuta nel 2005 con il suo primo lungometraggio “Me and you and everyone we know”, un film che ho amato tantissimo per la sua poesia e l’atmosfera stralunata.

Caratteristiche specifiche che ho poi trovato successivamente in “Tu più di chiunque altro” e ora ne “Il primo uomo cattivo”, un romanzo delizioso e originale.

Proprio come lo è Cheryl, la quarantenne fuori dai canoni, fuori dai margini – o semplicemente fuori! – che pagina dopo pagina assumerà non solo una forma ma anche un contenuto sempre più nitidi e definiti.            

La voce di Cheryl è sempre vera e sincera, anche nei momenti in cui la volontà dell’autrice sembra quella di voler confondere chi legge, attingendo ad espedienti narrativi surreali che rendono più intrigante la lettura.

E ti assicuro che la July, con una costruzione narrativa magistrale – seppur non perfetta, per intenderci la July non è Franzen –  riesce a raccontarci una donna vera. E indimenticabile.

Considero “Il primo uomo cattivo” un romanzo di formazione proprio per lo sviluppo narrativo che ha la protagonista, che rafforza la propria autostima, attingendo a capacità personali inaspettate, mettendosi in discussione, accogliendo e soprattutto amando incondizionatamente.

Lo consiglio vivamente questo romanzo, perché è un inno alla creatività, quella creatività che è il segno distintivo della July e che può essere una concreta fonte d’ispirazione per chi volesse trovare nuovi spazi di libertà dentro di sé.

E questa è un’altra delle tante possibilità che un libro può offrire ai lettori.

EquiLibrista M.

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