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Quando papà deve saper ascoltare

A volte i nostri figli hanno bisogno di “confessare” qualcosa di particolarmente privato e la spalla su cui piangere potrebbe essere la nostra, sta a noi saperli ascoltare.

Pregio e difetto, ma papà, si sa, non è la mamma e a volte la leggerezza con cui riusciamo a valutare le cose aiuta anche chi ha bisogno di essere ascoltato e ci racconta qualcosa di drammatico.

Ogni tanto con mia moglie si affrontano argomenti particolarmente seri e delicati ed io non manco occasione di dare alla cosa un’interpretazione poeticamente comica, mettendo il tutto sul ridere; forse alla volte esagero e, mettendomi nei panni di chi ha intenzione di parlare seriamente, capisco che la cosa possa urtare, ma effettivamente credo che non sia del tutto sbagliato. Ascoltare e sdrammatizzare aiuta a ritrovare la carica emotiva per portare a termine un ragionamento magari doloroso  o ad alleggerire un carico troppo pesante se portato da soli.

Per lo stesso motivo credo che i nostri figli cerchino in noi padri quella leggerezza con cui affrontare i momenti negativi e discuterne assieme, magari prima di dirlo alla mamma che partirebbe in quinta muovendo guerra al mondo intero.

Avere la possibilità di ascoltare i nostri figli è un dono, il compimento di un rapporto sano e duraturo basato sul reciproco rispetto.

Attenzione, essere leggeri non intende essere sciocchi, ma ascoltare sapendo alzare il velo della tristezza, per cercare di affrontare le cose nel modo più sereno possibile e dare una valutazione ottimistica; tutto ciò sottintende la capacità di saper soppesare un problema, di usare razionalità, di saper mettere da parte i propri dispiaceri e le proprie sofferenze per dare la possibilità alla persona che abbiamo dall’altra parte, grande o piccola che sia, di sentirsi sicura tra le nostre braccia.

I nostri figli hanno bisogno di trovare in noi quella comprensione paterna che non possono trovare altrove, senza scambiarci per amici. La complicità è fatta per i momenti divertenti e non può compromettere quel giusto distacco che ci permette di poter essere sinceri e leali verso i nostri figli. Un buon rapporto genitore-figlio non si costruisce solo a suon di risate, ma pure con le lacrime di entrambi, anche se invisibili, con la correzione, con l’insegnamento continuo… Dobbiamo costruire assieme quella roccaforte di sentimenti che facciano sentire noi e loro a casa!

Noi padri dobbiamo essere pronti, purtroppo, a tanto, se non a tutto. Oltre a mettere il nostro massimo impegno nella proficua crescita fisica e intellettuale dei nostri figli, dobbiamo trovare lo spazio per dedicarci al nostro coraggio e alla nostra maturità, riflettendo sul “cosa avrei potuto fare?” e su come possiamo cambiare per far comprendere ai nostri figli che c’è una porta sempre aperta.

Già, perché una porta aperta è sinonimo di sicurezza, di amicizia, di calore umano, di luce e di ristoro – per chi sta fuori. Per chi sta dentro è costante attenzione, freddo, alti costi per tenere sempre quella luce accesa, insicurezza e timore per chi potrebbe entrare…

Ascoltare i nostri figli fin da piccoli è un investimento per il futuro, le basi di quel rapporto che da grandi cercheranno nei momenti più critici e dal quale attingeranno per condividerne il peso lasciandosi sfuggire un sorriso tra mille lacrime.


Questo post è dedicato al coraggio di una mia carissima amica, alla sua forza d’animo e alla sua simpatia. Il suo sorriso possa continuare ad illuminare il proprio volto e quello della sua famiglia!

Silvano Campanale | Here you are daddy!

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