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Quanto dorme un neonato? Ecco perché i bambini si svegliano spesso

Oggi vi voglio parlare del sonno dei bambini e di quanto dorme un neonato o comunque un bambino piccolo.

Lo faccio perché mio figlio dorme poco e male da due anni, cioè da quando è venuto al mondo. Ammetto che ci sono notti in cui vorrei chiudere gli occhi e tele-trasportarmi in un’altra dimensione, dove l’unica attività è dormire.

Normalmente in queste serate, litigo con il santo-marito. Urlo e sfogo tutta la stanchezza su di lui, colpevole del fatto di poter dormire indisturbato (o quasi), nell’altra metà del letto, mentre io passeggio su e giù per la stanza tentando di addormentare la belva umana che si dimena con tutte le sue forze per andare a giocare. Quando però, finalmente, il sole sorge, all’improvviso anche i miei pensieri si fanno più chiari: i risvegli fino ai tre anni sono fisiologici.

Ma andiamo con ordine. È utile innanzitutto ricordare che i bambini hanno una fase REM più lunga rispetto a quella NON REM, questo significa che hanno più sonno attivo che sonno passivo, esattamente il contrario degli adulti. E per un motivo ben chiaro: il sonno attivo è fondamentale per la crescita neurologica del piccolo. È quindi assolutamente normale che il nostro bambino si svegli molte volte durante la notte.

Per sentire meno la stanchezza dovuta all’insonnia, si può preferire la condivisione del letto (bed-sharing).

Leggi anche: La nanna: bambini nel lettone o nella propria stanza?

Tante persone attribuiscono la causa del “mal sonno” proprio a questo ma vi voglio far riflettere su una cosa; noi siamo animali e tra i mammiferi siamo gli unici ad avere una circonferenza cranica più grande dell’apertura pelvica. Questo, porta a concludere anticipatamente la gestazione, proprio per il fatto che sarebbe impossibile poi partorire. Quindi i nostri cuccioli, a differenza degli altri mammiferi, dovrebbero stare nel grembo materno altri sei mesi per completare il loro sviluppo. È questo cosa significa? Significa che per alcuni mesi dopo il parto, nostro figlio cercherà solo il nostro contatto, per terminare ciò che ha iniziato nell’utero (si parla di ESOGESAZIONE). Oltre a questo, c’è da dire anche che il nostro latte ha una composizione tale da permettere al bambino di “poppare” molte volte nell’arco della notte e del giorno, a differenza dei mammiferi cacciatori il cui latte è molto proteico e molto calorico per permettere appunto alle mamme, di lasciare la tana per cercare il cibo.

Dormire con il proprio bambino è naturale è fisiologico, spesso, però ce ne dimentichiamo, rincorrendo quegli stereotipi di genitori riposati che sono, ahimè, la minoranza.

Concludendo, ora sappiamo che il nostro bambino sta solo facendo ciò che è nella sua natura: utilizza tutti gli strumenti che ha a disposizione per non allontanarsi dalla madre. Quindi pazientiamo e ringraziamoli, perché ci insegnano sempre che la natura fa tutto a regola d’arte, che non esistono capricci, vizi o dispetti, esistono solo bisogni. Ogni azione ha una motivazione logica e biologica, bisogna solo abbandonarsi un po’ a quello che l’istinto ci dice. Essere un po’ più “primitivi” è un po’ meno “contemporanei”.

Maria

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