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“Rainbow republic”, il romanzo gay distopico – recensione

 

Il libro giusto al momento giusto: ci sono libri, più di altri, che riescono a raccontare l’oggi – sfumature e contrasti compresi- con quella levità che non è sinonimo di superficialità ma di arguzia.

Questo è quanto è riuscito a fare Fabio Canino con il suo primo romanzo, “Rainbow republic”, comparso sugli scaffali delle librerie proprio nel momento in cui si discute – a tutti i livelli di ordine e grado di intelligenza anche e soprattutto in Parlamento – del #ddlCirinnà.

In un momento nevralgico come l’attuale, che sta mostrando l’inasprirsi delle posizioni più oscurantiste e “becero-obsolete”, il libro di Canino riesce a parlare di Diritti Civili – mica pizza e fichi! – con divertimento, (auto)ironia e una bella dose di “baracconagine”!

Il protagonista, Ulisse Amadei, è un affermato giornalista, vanesio, tombeur des femmes, indisponente nella sua misoginia e nell’ostentata presunzione di essere migliore di chiunque altro. Insomma una persona orribile (*).

Su invito del suo direttore, ha l’incarico di intervistare – per la prima volta da un italiano – il Presidente e il Primo Ministro della Grecia e nel contempo realizzare un tour che possa raccontare in modo obiettivo l’eccellente salute di uno stato che, dopo il disastro economico che l’ha portato al fallimento, è rinato crescendo esponenzialmente in un brevissimo tempo.

Come? Trasformandosi nello Stato Rainbow, la Repubblica Gay per eccellenza, dove il mondo LGBTQI non è una categoria umana da tollerare e cui concedere diritti – con troppa, troppa fatica – ma proprio la forza che lo sostiene e lo guida, con leggi ad hoc e un sistema sociale che contempli il rispetto di tutti, eterosessuali compresi.

E nel suo viaggio, una versione moderna e camp del “grand tour”, Ulisse documenterà con un’iniziale dose di omofobia – nella forma peggiore, quella finto progressista – anche i cambiamenti strutturali che questa Grecia Arcobaleno ha apportato, a cominciare dall’atterraggio all’aeroporto Maria Callas di Atene dopo il viaggio sulla Rainbow Airline con i suoi favolosi stewards.

Questo è solo l’inizio del “viaggio letterario”.

Ometto volontariamente tutto il resto – vi assicuro, molto! – perché v’invito a leggere questo “romanzo distopico gay”, questo il sottotitolo del libro: le invenzioni di Canino certo sono esilaranti ma non distolgono dalla volontà di ribadire con forza quanto noi in Italia siamo veramente fermi, anzi riavvolti come i vecchi nastri delle musicassette, in un Neo Medioevo oscurantista che certo non può fare bene a nessuno.

E il fatto che sia uscito a ridosso della discussione parlamentare del #ddlCirinnà, non vi faccia pensare ad un istant-book: ciò di cui ci parla Canino, anche alcune contraddizioni e idiosincrasie del mondo LGBTQI, pre-esistevano. Purtroppo.

Senza dubbio poi il fatto di aver scritto un romanzo distopico (italiano) – cosa che è riuscita altrettanto bene, negli ultimi anni, a Marco Lazzarotto – rende ulteriore merito a Fabio Canino che ha scritto un romanzo intrigante e ricco di sfumature e contrasti come appunto sono i colori della vita, di cui “mai, bisogna aver paura”.  

Rimane la speranza che un reale cambiamento sia vicino perché non è  umanamente giusto giocare sulle vite delle persone. Non dovrebbe mai esserlo. Non deve esserlo più.
(*) Esistono, purtroppo, anche nella Realtà e non solo nella pura finzione narrativa.

EquiLibrista M.

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