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Rapporto padre e figlio: quando e come dire la verità

Dire la verità ai figliCiao, sono sempre Massimo. Oggi osservavo la mia piccola Ninì giocare, sincera e pura come solo un bimbo sa essere, senza quelle sovrastrutture che tutti noi ci creiamo con l’andare  inevitabile delle nostre vite.

Ripensavo alle mille domande a cui dovrò rispondere, da qui ai prossimi anni; a tutte le domande che lei mi farà per scoprire le cose e la vita.

E pensavo alle possibili risposte che potrò darle.

Pensavo a quale verità raccontarle. O meglio, pensavo a quanto possa essere soggettiva la verità e come ognuno di noi, nel suo piccolo, creda di possederne una, immancabilmente differente da quella di qualsiasi altro.

E pensavo, ancora, a tutte quelle volte in cui ci siamo sentiti  gli unici a possederla…la verità…

Ma quante verità esistono al mondo? Forse tante quante sono le nostre anime, e tante quante sono le volte che ci siamo nascosti dietro le nostre convinzioni.

Arriva un momento, però, in cui ognuno di noi deve fare un “backup di sistema”. Ovvero si trova, per amore o per forza, di fronte alle proprie verità, o forse dovrei dire bugie. In quel momento, consapevoli o meno, fortunati o inteligenti, siamo chiamati a smettere di “raccontarcela” e a capire, finalmente, il confine tra la realtà e la fantasia.

Una fantasia quasi mai positiva, ma una via di fuga da se stessi, dove la “colpa”, o meglio la responsabilità, è sempre degli altri, che si comportano “così o cosà”, che pensano in un modo piuttosto che in un altro. Una fuga in cui noi non non abbiamo quasi mai responsabilità.

In questo orizzonte, fatto di persone che dicono una cosa e ne fanno un’altra; di uomini e donne che, per fare tornare i conti con la propria coscienza, manipolano la realtà come meglio aggrada; in questo mondo che sembra avere perso la propria umanità,  mi chiedevo se sarò in grado di dare a mia figlia quelle risposte che lei mi chiederà, senza riversarle le mie responsabilità e le mie paure. Vorrei portele dare risposte che l’aiutino a scoprire il mondo con i suoi occhi e che la aiutino non ad avere una soluzione facile e già pronta, ma a darle le coordinate per trovare la propria strada.

Sicuramente ho una grande responsabilità nei suoi confronti; una responsabilità che io chiamo integrità intellettuale; una responsabilità, infine, che consiste nel darle gli strumenti per poter comprendere il mondo non con la mia visione, o quella dei miei genitori prima di me, ma con gli strumenti che lei si costruirà. Vorrei insegnarle l’obiettività: essere in grado di discernere, al di là di quello che le farà comodo sentirsi dire. Vorrei semplicemente darle tutti gli strumenti per poter essere sempre sincera, con se stessa in primo luogo, al di là di ogni bene materiale o del proprio ego, perché a crescere siano la sua anima e il suo pensiero.

Perché, come disse una volta la grande amica Pabla: già vivere è difficile, raccontarsela è un lusso.

Massimo

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