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6 regole per insegnare ai bambini autostima e rispetto di sé

Chiunque mi segue sa che potrei scrivere questo articolo con una sola frase: se vuoi che i tuoi figli abbiano stima e rispetto di sé, devi rispettare te stesso ed avere autostima.

Siccome, però, so benissimo che tra il dire ed il fare c’è di mezzo un oceano, e che mentre si impara a fare i genitori si commettono i soliti due-tre milioni di errori, mi lancio nell’eroica impresa di dare qualche punto fermo. Ecco qua:

 

  1. Evita di mostrare ribrezzo per qualsiasi parte del corpo di tuo figlio, e per qualsiasi sua escrezione, di qualsiasi tipo sia. Mi riferisco, soprattutto, ai genitori di bambini di un anno, due o tre, che stanno imparando a tenersi puliti ed a fare i loro bisogni nel vasino o nel water, come gli adulti. Ho sentito spesso dolci mammine, convinte di essere amorevolissime, apostrofare con “piscione” o “cagone” i propri figlioli, o raccontare davanti a parenti ed amici le loro malefatte (compreso il “farsela sotto nel letto”), senza rendersi conto dell’umiliazione che i bambini subiscono. Chi è stato umiliato da piccolo prova schifo per sé e, purtroppo, fa subire la stessa cosa ai propri figli. Accudiscili con amore e cura, soprattutto quando hai a che fare con le loro zone intime.
  2. Fai attenzione alle parole che utilizzi quando parli a tuo figlio, ed anche tutte le volte in cui ti può ascoltare. Denigrarlo e farlo sentire una nullità può renderlo docile e arrendevole, pronto ad ubbidire a comando, ma segnerà la sua vita per sempre, e gli farà attrarre dei partner e dei “superiori” che gli mancheranno continuamente di rispetto. L’esempio da cui imparerà sei tu, quindi osserva la tua relazione di coppia e assicurati che sia basata sulla stima e sul rispetto reciproco e, se non lo è, correggi il tiro.
  3. Quando si è ansiosi e sotto pressione la cosa più istintiva e facile da fare è sfogarsi sui figli, ma questo non è giustificabile, per nessun motivo al mondo. Sei tu che hai creato la tua Vita così com’è ed i bambini non hanno responsabilità per ciò che stai vivendo. Se hai esagerato con loro, chiedi scusa. E’ un modo per prenderti l’impegno di fare meglio, da quel momento in poi, e per far capire loro che ti sei reso conto d’avere sbagliato. Non perdi d’autorità ma, al contrario, dimostri di dare valore anche a loro, e non solo alle storie che ti racconti.
  4. Impara a tenere sempre distinto “ciò che è” tuo figlio da “ciò che fa”. Ogni volta che usi il verbo “essere” stai associando qualcosa alla sua IDENTITA’ e, poiché la tua è una figura fondamentale per lui, dovrà fare una montagna di lavoro su se stesso per togliersi di dosso il tuo giudizio. Una cosa è dire: “Sei uno stupido!”, altra cosa è: “Sei un bambino intelligente, ma, a volte, ti comporti proprio da stupido!”. Nel primo caso stai formando “un’identità da stupido”, nel secondo stai rinforzando una sua qualità e dicendogli che può migliorare il suo comportamento.
  5. Rispetta il suo ESSERE, osserva quali sono le cose che più gli vengono facili e naturali ed indirizza i suoi interessi verso quella direzione. Non disprezzare i suoi giochi più semplici, lascia che usi gli oggetti della casa e che possa esprimersi naturalmente. Se ama ballare, ridere, giocare, saltare, sorridi; se gli viene da piangere lascialo fare, senza dirgli che è una femminuccia; permettigli di vivere la sua emozione e poi distrailo con un altro argomento, perché l’emozione è sempre passeggera. Non assecondare i suoi capricci e non dargli l’idea che può fare tutto ciò che vuole: spiegagli che c’è un tempo ed uno spazio, in casa o in un altro luogo, in cui può giocare e divertirsi, e dagli delle regole precise, comprensibili e da rispettare.
  6. Se vuoi che cresca nella stima di sé, insegnagli a fare dei piccoli lavori in casa, a riordinare le sue cose, ad aiutarti nel lavare i piatti o nello stendere la biancheria, proponendolo sempre come se fosse un gioco. Per lui, in effetti, lo è, e si abituerà a prendersi cura di sé e dell’ambiente in modo facile e naturale. Sarà felice di constatare che ti fidi di lui.

Valeria Pisano

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